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Le voci dei salvati

LA SUPPLICATION © Jerzy Palacz_w

A Pripyat, il parco di divertimento che doveva essere inaugurato il primo maggio del 1986 fu aperto con qualche giorno di anticipo e solo per qualche ora. Giusto il tempo di distrarre gli abitanti dal più grave incidente nucleare della storia. Pripyat dista infatti pochissimi chilometri dallo stabilimento di Cernobyl e da quel 26 aprile l’immensa ruota di ferro non ha più girato. Col film documentario La Supplication (Voices from Cernobyl), tratto dal libro Preghiera per Cernobyl del premio Nobel Svetlana Aleksievič, il regista lussemburghese Pol Cruchten racconta, senza alcuna spettacolarizzazione, cosa è rimasto ai sopravvissuti, a chi ha perso i propri cari in quel disastro. «Ero un giovane studente e mi ricordo che restai profondamente colpito dalla notizia, anche perché nella regione della Lorena, in territorio francese ma a soli 35 chilometri dalla città di Lussemburgo, stavano per aprire la centrale nucleare di Cattenom. Mi ricordo che partecipai a manifestazioni di protesta e che ci fu una forte reazione nel mio paese contro la politica nucleare».

Crede che le giovani generazioni abbiano una giusta percezione dell’importanza dell’incidente?
No, non lo credo: una delle ragioni che mi hanno spinto a fare questo film è proprio il desiderio di riportare indietro le coscienze e dare una nuova attualità a questa tragedia. Bisogna ricordarla come una delle più gravi di questo secolo. Trovo che si sia parlato poco di Cernobyl, sicuramente meno di quanto si sia fatto per Fukushima.

Sono passati trent’anni da questo disastro, che tipo di mondo è quello di oggi, è più sicuro rispetto al rischio nucleare? Assolutamente no, le centrali nucleari sono diffuse in tutto il mondo. Oggi oltre al pericolo di incidenti nucleari, che sono sempre possibili, dobbiamo prendere in considerazione anche la minaccia del terrorismo. Il progresso tecnologico fatto in questi anni è stato impressionante ma ciò non ci proietta in una realtà sicura. Siamo, invece, in uno dei periodi più instabili della storia. Sono del tutto contrario alle politiche pro-nucleare e forse per questo sono rimasto profondamente colpito dal libro di Svetlana Aleksievič.

Quando ha letto il libro della Aleksievic?
Ho letto Preghiera per Cernobyl poco dopo la sua uscita e avrei voluto subito farne un film. Ma al tempo non avevo proprio idea di come riuscirci: per dodici anni è rimasto uno dei miei pensieri fissi. Quando ho capito come avrei potuto realizzarlo, ho preso coraggio e incontrato l’autrice. Abbiamo parlato per ore e abbiamo trovato molti punti in comune. È stato un incontro determinante.

È stato difficile adattare il libro e trasformarlo in un film?
In un certo senso potrei rispondere che è stato facile: il mio punto di partenza è stata la fedeltà più rigorosa al libro. La più grande difficoltà è stata quella di selezionare le storie da inserire nel film. Il libro è una raccolta di numerosissime testimonianze, tutte estremamente coinvolgenti. Sono rimasto entusiasta quando Svetlana, dopo aver visto il film per la prima volta, mi ha confessato che quelle che avevo scelto erano anche le sue preferite.

Dove hai girato il film?
Esattamente nei luoghi dove è successo l’incidente, ovvero Cernobyl, Pripyat e le zone circostanti. Non avevo altra scelta per mantenere una sincerità nelle immagini. Devo confessare che non è stato nemmeno particolarmente complesso ottenere le autorizzazioni necessarie: è stato molto emozionante camminare per le vie di Pripyat, che oggi è una città fantasma, o essere di fronte allo stabilimento dove tutto è iniziato.

La supplication ha una struttura particolare che lo colloca a metà fra un film di fiction e un documentario. Perché?
Per essere fedele all’atmosfera del libro. Non ho fatto un documentario per ricostruire i fatti di Cernobyl. Avevo bisogno di raccontare le storie delle persone ma anche l’esigenza di registrarne i sentimenti. Il libro di Svetlana è stato per me una vera e propria guida. Nelle sue pagine c’era tutto: racconti, emozioni. È un film sull’amore, sull’esplorazione dei sentimenti.

Marino Midena
Studioso di tematiche giuridiche agraristiche-ambientali. come giornalista collabora con diverse testate. lavora in uffici stampa e ha condotto trasmissioni radio e tv. Ha insegnato “Diritto e legislazione dello spettacolo” presso il Conservatorio di Musica “V. Bellini” di Palermo ed è il direttore artistico del Green Movie Film Fest.

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