martedì 25 Gennaio 2022

Acquista

Login

Registrati

Cara catastrofe, il mondo di domani

“La terra dei figli”, tratto dall’omonimo fumetto di Gipi, è il nuovo film di Claudio Cupellini. Un’opera che racconta un futuro apocalittico per invitare a riflettere sul presente 

Dal mensile di ottobre. Volgere lo sguardo verso dove gli occhi non hanno ancora guardato. Per Eric Rohmer era questo il cinema. Ed è proprio in questa direzione che punta il nuovo film di Claudio Cupellini, La terra dei figli. Un’opera che ci invita a riflettere sul nostro presente e per farlo racconta un possibile futuro, che potrebbe essere più prossimo di quello che crediamo.  

Autore attento, regista di molti episodi della fortunata serie tv Gomorra, Cupellini si cimenta per la prima volta in un genere, quello distopico, praticamente sconosciuto al nostro cinema. E lo fa con un film post apocalittico dai toni forti, che lascia poco spazio ai sentimenti. Non potrebbe essere diversamente, visto che sul grande schermo assistiamo alla cancellazione della nostra civiltà. La tanto temuta fine è arrivata e nulla viene detto sulle cause, nessun riferimento a eventi catastrofici. A ben vedere, importa davvero a che cosa imputare lo stravolgimento delle nostre esistenze se non si può più rimediare al disastro? La nuova realtà vede uomini e donne costretti a una lotta quotidiana per la sopravvivenza in un ambiente degradato, dove soltanto gli spietati possono sperare di vedere il domani. «L’idea per questo film – confida a Nuova Ecologia Claudio Cupellini – mi è venuta poco dopo avere finito il mio lavoro precedente, Alaska. Non stavo pensando a un’altra storia ma mi è capitata tra le mani l’omonimo graphic novel di Gipi, un autore che mi appassiona da sempre, ed è stato un vero colpo di fulmine. L’ho trovata di una grande bellezza e dopo pochi mesi il progetto è iniziato a decollare». 

Sempre più spesso cinema e fumetti si alleano, anche nel panorama cinematografico italiano, com’è accaduto di recente nel caso di Cinque è il numero perfetto. «Sono due forme d’arte – riprende il regista – che dialogheranno sempre più spesso in futuro: Igort in Italia ha aperto la strada (Igort, al secolo Igor Tuveri, è un fumettista italiano, l’autore di Cinque è il numero perfetto, ndr). Ma trattandosi di due racconti visivi, occorre una profonda onestà intellettuale da parte di chi fa la trasposizione. Serve sempre trovare una via personale per il racconto. E su questo ho basato l’intero film». Le implicazioni ambientalistiche del lungometraggio sono evidenti, anche se non vengono dichiarate espressamente. «Ho cercato di caratterizzare l’ambientazione naturale – il film è stato girato sul Delta del Po – in maniera che i protagonisti si muovessero all’interno di una natura assolutamente viva, non uno sfondo ma personaggio essa stessa». Cupellini ammette di aver pensato al cinema di Werner Herzog e di Andrej Tarkovski per un racconto che, in fondo, è la sublimazione dell’Antropocene: l’impronta umana più profonda, ovvero l’angoscia post Chernobyl, l’uomo contro l’uomo.  

«Avevo solo tredici anni quando avvenne l’incidente nella centrale nucleare ucraina, ma ricordo perfettamente il clima in cui abbiamo tutti vissuto in quei giorni. La paura di far giocare i bambini per le strade, nei prati, all’aria aperta. Persino alcuni alimenti, che prima consumavamo quotidianamente, erano divenuti rischiosi, come il latte o le verdure. Credo che anche da questi eventi nascano le nostre paure per il futuro: le sensazioni di quei giorni non le ho mai dimenticate. Il cinema parla sempre più di ambiente perché riflette una coscienza oggi diversa, più attenta al mondo dove viviamo. Non so se gli scenari mostrati nel film possano effettivamente tradursi in realtà, certo è che anche le “cose” accadute in questi ultimi mesi ci dicono che dobbiamo prestare la massima attenzione». In questo senso La terra dei figli diventa un invito alla memoria. Non bisogna dimenticare ciò che siamo, cercare il dialogo e il confronto. È un’idea ben radicata nel padre del ragazzo, che ogni sera affida alle pagine di un diario tutti i suoi pensieri. È una chiave di sopravvivenza che bisogna conservare in ogni momento della vita ed è anche lo strumento attraverso cui l’uomo conserva la sua umanità. «Ogni nostra esperienza, ogni nostro ricordo ci forma – spiega – Siamo la risultante della nostra vita quotidiana e la memoria è qualcosa di sacro. Tutto quello che portiamo dentro di noi è prezioso, anche ciò che apparentemente ci ha ferito». Nel film, alla morte del genitore il quattordicenne – interpretato dal giovanissimo rapper Leon de la Vallée, al suo debutto cinematografico – parte alla ricerca di qualcuno che sia in grado di leggere quelle pagine. «Il padre non ha voluto insegnare al figlio a leggere e scrivere – puntualizza Cupellini – non come critica a una cultura che ci ha portato al disastro quanto per il desiderio di preservare il giovane dai rischi che i sentimenti possono comportare in un mondo così duro come quello in cui il ragazzo è costretto a vivere. È fondamentale non avere punti di debolezza per resistere». 

Appoggiandosi a un racconto potente e originale, La Terra dei figli si pone la stessa domanda che ha attraversato altri film come The road o Light of my life: che cosa lasceremo ai nostri figli? «Sono ottimista – risponde Claudio Cupellini – Lasceremo la nostra esperienza, il meglio di noi, il frutto delle nostre riflessioni, la nostra coscienza, i nostri insegnamenti. Sarà poi compito loro – chiosa il regista – tradurre tutto in una nuova attenzione verso ciò che ci circonda».

Claudio Cupellini

Identikit | Claudio Cupellini, classe ’73, è regista e sceneggiatore. Il suo primo film è Lezioni di cioccolato (2007), commedia su precariato e integrazione. Nel 2014 insieme a Stefano Sollima e Francesca Comencini, realizza la serie tv “Gomorra”. “La terra dei figli” è il suo ultimo lavoro.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

SOSTIENI IL MENSILE

Marino Midena
Studioso di tematiche giuridiche agraristiche-ambientali. come giornalista collabora con diverse testate. lavora in uffici stampa e ha condotto trasmissioni radio e tv. Ha insegnato “Diritto e legislazione dello spettacolo” presso il Conservatorio di Musica “V. Bellini” di Palermo ed è il direttore artistico del Green Movie Film Fest.

Articoli correlati

Seguici sui nostri Social

16,989FansLike
21,812FollowersFollow
0SubscribersSubscribe

Gli ultimi articoli

Ridimensiona font
Contrasto