Intervista ad Alessandro Bratti direttore generale dell’Ispra

‘Impianti a norma fanno cresce la fiducia dei cittadini’

Alessandro BrattiDecreti “end of waste” in via di approvazione, impianti da costruire con la fiducia dei cittadini dei territori che li ospiteranno e progettazione tendente al consumo zero. Alessandro Bratti, direttore generale di Ispra, traccia la via italiana all’economia circolare.

A maggio è stato approvato il decreto “end of waste” per i pannolini. Ne seguiranno altri?
Quello sui pannolini è il primo di una ventina di decreti su cui si stanno facendo tutte le verifiche tecniche, nelle quali sono coinvolti non solo gli istituti ambientali come l’Ispra, ma anche quelli sanitari, come l’Istituto superiore di Sanità. Il prossimo decreto sbloccherà il riciclo di pneumatici fuori uso. Dal punto di vista tecnico stiamo lavorando molto anche per sveltire i passaggi, i tempi sono dettati dalla burocrazia.

L’ultimo Rapporto Ispra sui rifiuti racconta un miglioramento delle performance di raccolta differenziata. Siamo all’avanguardia per innovazione e tecnologie, cosa ci manca per chiudere il cerchio?
Abbiamo un deficit impiantistico e dobbiamo razionalizzare la governance per realizzarne di nuovi, favorendo le condizioni per la costruzione di nuovi impianti, penso per primi a quelli di compostaggio. Forse per colmare la carenza impiantistica andrebbe fatto, soprattutto al Sud dove il ritardo è maggiore, un ragionamento che metta in discussione l’autonomia su scala regionale per passare a una programmazione su macro aree.

Spesso ci sono difficoltà a individuare i territori in cui realizzare gli impianti, anche quelli per riciclo di materia. Che si può fare per farli accettare?
In Italia dobbiamo recuperare la fiducia dei cittadini verso le istituzioni. Per farlo stiamo lavorando su progetti, alcuni portati avanti anche con Legambiente, in cui i cittadini vengono coinvolti non solo in attività di carattere naturalistico ma anche nei monitoraggi. Ad esempio, un bel progetto dell’Arpa Marche permette ai residenti di Falconara, dove c’è una raffineria, di segnalare agli organi di controllo tramite un’app gli odori particolari o sospetti. Si può dunque lavorare affinché nei cittadini ci sia fiducia nella presenza di impianti in regola.

Ci sono tipologie di rifiuti sulle quali la ricerca e l’innovazione potranno migliorare i risultati di riduzione, recupero e riciclo?
In particolare direi che sulle plastiche, non solo quelle monouso, si potranno cercare soluzioni che aumentino le performance. Ma è un discorso che va esteso a tutti gli imballaggi. La ricerca e l’innovazione possono agire su tre fronti: la produzione di quantità inferiori, la progettazione e realizzazione di imballaggi con un utilizzo minore di materia e infine la progettazione di prodotti che possono essere riciclati al 100%. Insomma, c’è ancora molto da fare. Certamente bisogna partire dal produrre meno.

Il tessuto produttivo italiano è pronto a questo salto di qualità?
Il mondo dell’imprenditoria è molto attento e cerca di applicare il più possibile le nuove soluzioni. Lo dimostra il fatto che spesso il regolatore arriva più tardi dell’imprenditore, che si è già attrezzato per affrontare il mercato. Un’idea, già proposta all’unione degli industriali e delle imprese, è la circolarità del distretto produttivo in cui lo scarto di un processo diventa materia per un altro, o dove i cascami energetici vengono riutilizzati. Con l’obiettivo di avere un distretto circolare, tendente al consumo zero.