Intervista a Pietro Comba

“Occorre rafforzare la raccolta dei dati statistici sanitari”

Comba Pietro

Già direttore del reparto di Epidemiologia ambientale e sociale dell’Istituto superiore di sanità e fra i fondatori del progetto “Sentieri”, Pietro Comba commenta per Nuova Ecologia l’ultimo studio epidemiologico.

Che bilancio si può trarre di “Sentieri”?
In questi dieci anni il progetto ha portato al nostro Paese un sistema di sorveglianza epidemiologica sulla salute delle popolazioni che risiedono nelle aree contaminate che prima non avevamo, non solo in Italia ma neanche in altri Stati europei. La stessa conferenza dei ministri dell’Ambiente e della Salute dei 53 Paesi della regione europea dell’Oms, che si è tenuta nel 2017 a Ostrava (Repubblica Ceca, ndr), ha raccomandato a tutti gli Stati di fare l’inventario dei propri siti contaminati e di valutarne l’impatto sanitario. Qui in Italia, anche con il supporto dell’Oms e il riconoscimento finanziario dell’Unione Europea attraverso l’azione “Cost – Action industrially contaminated sites”, abbiamo costruito qualcosa che ha una funzione riconosciuta anche all’estero.

Perché le bonifiche sono così in ritardo in Italia?
I tempi delle bonifiche sono molto superiori a quello che si pensava. In parte perché bonificare alcuni siti si è rivelato più complesso di quello che si immaginava e in parte per motivi finanziari, perché spesso i fondi per le bonifiche sono stati utilizzati dai governi per fare altre cose. Un altro problema è la mancata convergenza delle amministrazioni centrali, regionali e locali nell’affrontare il problema. Taranto è l’unico caso dove si è riusciti a costruire una convergenza fra tutti gli attori istituzionali e sociali interessati. La mancanza di coesione è un tema su cui si deve assolutamente lavorare.

In che modo è possibile migliorare e potenziare il progetto “Sentieri”?
“Sentieri” ha un carattere ancora progettuale e procede per fasi. Per prima cosa, dunque, bisogna renderlo permanente. Poi ci sono tre assi di lavoro importanti. Primo, occorre rafforzare la raccolta dei dati statistici sanitari. Secondo, bisogna conoscere meglio gli inquinanti per ogni singolo sito. Da ultimo, serve un’analisi comparata fra siti inquinati simili: i petrolchimici con i petrolchimici, le acciaierie con le acciaierie e così via.