Lotta all’inquinamento, sequestrato lo stabilimento Pipeplast di Monopoli

Legambiente Puglia commenta l’Operazione #VOGLIAMORESPIRARE della Guardia Costiera di Bari, che ha sequestrato uno stabilimento industriale inquinante a Monopoli

In data 6 Aprile, il Nucleo Operativo di Polizia Ambientale (NOPA) della Guardia Costiera di Bari ha sequestrato lo stabilimento industriale in agro di Monopoli, di proprietà di PIPEPLAST s.r.l., società di lavorazione e produzione di materie plastiche mediante trasformazione di rifiuti speciali. Il decreto è stato emesso dal G.I.P. del Tribunale di Bari, su richiesta dei magistrati del pool “Ambiente” della Procura, e l’operazione è stata denominata #VOGLIAMORESPIRARE.

Molti rifiuti speciali, maleodoranti e privi di copertura, come fanghi costituenti scarti di produzione aziendale, sono stati spostati in ambiente esterno, sebbene l’azienda fosse stata destinataria, fin dall’aprile 2016, di specifiche prescrizioni per l’installazione di un impianto di deodorizzazione.

A questo si aggiungono i lavori edilizi fatti dalla società sul piazzale antistante l’opificio, lavori edilizi abusivi. Inoltre, l’impianto di trattamento delle acque e quello antincendio erano incompleti e non certificati.Francesco Tarantini e Daniela Salzedo, presidenti di Legambiente Puglia e Legambiente Monopoli, hanno commentato:

L’operazione #VOGLIAMORESPIRARE rappresenta il primo passo per la messa in sicurezza del nostro territorio. Esprimiamo piena soddisfazione alla Guardia Costiera di Bari per aver posto i sigilli alla Pipeplast di Monopoli: finalmente si dà ragione alle centinaia di segnalazioni e all’impegno delle associazioni, nonché a una mobilitazione collettiva che, soprattutto nell’ultimo anno, ha visto la cittadinanza impegnata in un’unica direzione. Tuttavia, consideriamo ciò un primo timido passo verso un’evoluzione della tutela ambientale. Questa vicenda sottolinea ulteriormente come Monopoli abbia bisogno di un monitoraggio ambientale integrato di terra, mare e cielo. Non è più possibile improvvisare affidandosi alle valutazioni soggettive dei cittadini. È stato appurato l’intaccamento di una falda acquifera: abbiamo la certezza sul ciclo di utilizzo della stessa falda in un territorio in cui il settore agricolo la fa da padrone? Chiediamo che questo episodio sia l’input per la verifica di tutti i siti industriali presenti sul territorio e che, chi di dovere, metta al primo posto la tutela del territorio nella gestione della città. Chiediamo inoltre alle autorità competenti che si impegnino a integrare il monitoraggio ambientale e, soprattutto, che non si ritenga questo episodio la risoluzione di tutti i problemi“.

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