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Inquinamento, monito Onu all’Italia: “Industrie usino tecnologie che non danneggiano salute dei cittadini”

A lanciarlo è il relatore speciale sulle implicazioni per i diritti umani della gestione e dello smaltimento ecocompatibile di sostanze e rifiuti pericolosi Marcos A. Orellana, in visita nel nostro Paese dal 30 novembre al 13 dicembre. Appello di Legambiente: “Il governo Draghi raccolga l’appello a non abbassare la guardia sugli ecoreati. Fondamentale riconvertire siti produttivi inquinanti”

Il relatore speciale delle Nazioni Unite sulle implicazioni per i diritti umani della gestione e dello smaltimento ecocompatibile di sostanze e rifiuti pericolosi, Marcos A. Orellana, ha rilasciato una dichiarazione al termine della visita condotta in Italia dal 30 novembre al 13 dicembre.

La visita del funzionario Onu nel nostro Paese si è concentrata su tre questioni chiave: i siti contaminati, la gestione dei rifiuti e i pesticidi. Tra i dossier “caldi” che ha visionato Porto Marghera, l’inquinamento da Pfas in Veneto, la Terra dei Fuochi, gli stabilimenti ex Ilva di Taranto, l’inquinamento causato dalla società Solvay a Livorno, l’autorizzazione dell’Italia all’esportazione di pesticidi che non sono approvati nell’Unione Europea, le spedizioni di rifiuti dall’Italia alla Tunisia e la gestione dei rifiuti a Roma. “L’Italia dovrebbe intensificare gli sforzi per rimediare agli impatti negativi sul godimento dei diritti umani dovuti a decenni di industrializzazione – queste le conclusioni tratte dal funzionario Onu – Le autorità dovrebbero garantire che le industrie utilizzino tecnologie e metodi di produzione che non danneggino la salute dei residenti. Ogni persona ha il diritto di vivere in un ambiente sano e privo di sostanze e rifiuti tossici”.

Conclusioni che sono state commentate dal presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani. “Il Governo Draghi raccolga l’appello lanciato ieri dal relatore speciale Onu sui Diritti Umani e sostanze e rifiuti pericolosi in visita in Italia a non abbassare la guardia sui reati ambientali”, dichiara Ciafani. “Il relatore Onu ha, infatti, espresso profonda preoccupazione per la riforma Cartabia e sui tempi di prescrizione più brevi per i crimini ambientali. Lo ripetiamo, per i reati di questo tipo deve invece essere garantito tutto il tempo necessario per fare giustizia in nome del popolo inquinato. In questi anni, il lavoro di repressione ha avuto un’impennata grazie proprio alla legge sugli ecoreati, la 68/2015, che ha introdotto i delitti contro l’ambiente nel codice penale. Una norma che siamo riusciti a far inserire nel Codice penale nel 2015, dopo 21 anni di lavoro incessante. Nel 2020 sono stati ben 477 procedimenti hanno riguardato il delitto di inquinamento ambientale. Ora è fondamentale non abbassare la guardia contro gli ecocriminali, rivedere i termini di improcedibilità previsti dalla riforma della giustizia, approvata dal Parlamento, come chiesto da Legambiente, Libera, Greenpeace, Wwf, Focsiv, completare e rafforzare il sistema normativo e alzare il livello qualitativo dei controlli pubblici ambientali in tutta Italia, a partire dal Centro-Sud, soprattutto ora che il Paese spenderà le ingenti risorse pubbliche previste dal Pnrr”.

“È anche importante – aggiunge Ciafani – che l’Esecutivo accolga l’altro appello lanciato dal relatore Onu di intensificare gli sforzi per rimediare agli impatti negativi dovuti a decenni di industrializzazione. Parole forti e importanti utilizzate per sottolineare come la tutela dell’ambiente, il diritto alla salute e ad un ambiente salubre, il diritto al lavoro sia interconnessi gli uni con gli altri. Ad oggi nel nostro Paese sono ancora tanti i problemi ambientali cronici da affrontare e che si sono aggravati con la pandemia e troppe le ferite aperte e sanguinanti da curare:  in primis le bonifiche mancate nella Terra dei Fuochi in Campania, nella Valle del Sacco nel Lazio, delle falde acquifere inquinate da Pfas in Veneto e Piemonte, dei Siti di interesse nazionale e dell’amianto dagli edifici, ma lo stesso vale per le ampie porzioni di territorio soffocate dallo smog, a partire dalla Pianura Padana, solo per citarne alcuni.  È ora di dire basta a questi ritardi, di garantire eco giustizia al popolo inquinato e di avviare come abbiamo già detto più volte, i primi ‘Patti territoriali per la transizione ecologica’, partendo proprio da queste ferite che tutt’ora continuano a causare danni all’ambiente, alla salute dei cittadini e all’economia sana della Penisola. Non ci sono più scuse, le risorse ci sono – conclude Ciafani – e il Pnrr da questo punto di vista rappresenta una grande opportunità per rilanciare il Paese in una chiave più verde e sostenibile, per promuovere l’innovazione tecnologica e la sostenibilità nell’industria, la riconversione delle industrie inquinanti in impianti innovativi, ma anche per curare le ferite ancora aperte”.

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Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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