mercoledì 25 Novembre 2020

Obiettivo Sarno

Durante la quarantena anche il Sarno, il fiume più inquinato d’Europa, aveva perso la torbidezza. In alcuni tratti mostrava addirittura una limpidezza dimenticata. Ma con la ripresa delle attività agricole e di quelle industriali è immediatamente tornato a macchiarsi, ad accumulare veleni e scarichi illegali. Il colore e la trasparenza non sono però sempre buoni indicatori di pulizia delle acque: sebbene nel mese di aprile le concentrazioni di metalli pesanti, primo fra tutti il cromo, siano diminuite, le analisi effettuate dall’Arpa Campania hanno mostrato come, a causa del maggiore apporto delle acque di scarico delle abitazioni, la concentrazione di Escherichia coli, indicatore della contaminazione fecale, sia aumentata in diversi punti del fiume. «Quella del Sarno è una storia di mala depurazione e degrado di interi bacini fluviali. I circoli di Legambiente coinvolgono attivamente da anni la cittadinanza, attraverso campagne di monitoraggio e progetti, per sensibilizzare e denunciare lo stato in cui versano le acque del fiume – commenta Antonio Giannattasio della segreteria di Legambiente Campania – Quella per il suo disinquinamento è una vertenza storica di Legambiente, iniziata più di trent’anni fa, quando nel ’92 l’inquinamento delle acque arrivò a livelli tanto alti da dichiarare “area ad elevato rischio di crisi ambientale” il bacino del Sarno».
Un bacino di 540 chilometri quadrati in cui insiste una popolazione di circa un milione di abitanti: 38 comuni in totale, distribuiti nelle province di Avellino, Salerno e Napoli. Molti dei quali non dispongono, ad oggi, di un’adeguata rete fognaria e di collettamento agli impianti di depurazione, riversando le acque reflue domestiche direttamente nel Sarno. All’inquinamento civile si aggiunge quello industriale, i cui scarichi, soprattutto associati alla concia delle pelli e al settore stagionale conserviero, colorano le acque di bruno o di rosso, saturandole di metalli pesanti. Infine l’inquinamento agricolo, con uso di pesticidi e fertilizzanti, e quello legato ai rifiuti solidi che giungono nel golfo di Napoli. Quello del Sarno è un autentico disastro ambientale a cui, sparita la trasparenza e tornato l’assortimento di tonalità, le autorità regionali e le istituzioni politiche stanno cercando di porre rimedio. Il rafforzamento dei controlli, iniziato con il censimento di 247 attività produttive, ha condotto negli ultimi due mesi all’individuazione di oltre quaranta scarichi abusivi. «Il lockdown ha aumentato la consapevolezza sul problema, i controlli si sono intensificati e con questi la lotta contro l’illegalità – conclude Antonio Giannattasio – Spero che l’attenzione sul bacino del Sarno resti alta. È un’area di eccellenze industriali e agricole che devono puntare sulla sostenibilità per valorizzare l’ambiente circostante e restituire benessere alla collettività».

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