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Inquinamento e Coronavirus: l’intervista a Roberto Bertollini

Un'immagine di Brescia avvolta nello smog

Docente di Epidemiologia ambientale all’Università di Lisbona e membro del Comitato
scientifico per la salute, l’ambiente e i rischi emergenti della Commissione europea, Roberto Bertollini si occupa della relazione fra ambiente e salute dagli anni ’90, quando ricopriva il ruolo di rappresentante dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) presso l’Unione Europea. L’abbiamo intervistato per discutere con lui della possibile correlazione fra Covid-19 e inquinamento atmosferico.

Ritiene che l’inquinamento possa avere un ruolo nella diffusione del Coronavirus?
Dopo tanti anni di lavoro, sono convinto che l’inquinamento rappresenti un grande fattore di rischio per l’insorgenza di malattie. In questo caso, però, è necessario essere molto cauti e non farsi condizionare da apparenti correlazioni. L’ipotesi più plausibile è che l’apparato
respiratorio di persone più esposte all’inquinamento sia indebolito, come quello di un
fumatore. In quest’ottica potrebbe essere considerato un fattore favorente per il progredire
della malattia, ma non mi sento di concludere che sia stato l’elemento determinante per
l’esplosione dell’epidemia: è necessario approfondire ancora l’argomento dal punto di vista
scientifico.

Che cosa intende per correlazioni?
Gli studi di correlazione ecologica sono il primo livello degli studi epidemiologici.
Stabiliscono una prima macro osservazione, che consente di generare un’ipotesi, da testare. Interpretando male le correlazioni potremmo associare moltissimi elementi, ma dobbiamo usare prudenza.

Quali danni può provocare l’inquinamento alla nostra salute?
Il tema dell’inquinamento è molto serio. È di per sé un fatto grave, associato a circa otto milioni di morti all’anno. Non ha nessuna necessità di essere assimilato alla pandemia per essere riconosciuto come problema. Determina un aggravamento delle condizioni
patologiche preesistenti, impatta sullo sviluppo neuro comportamentale dei bambini, è
connesso all’insorgenza di malattie cardiovascolari e respiratorie, e probabilmente gioca un
ruolo anche nell’obesità e nelle malattie metaboliche.

Come dobbiamo affrontare il futuro?
L’umanità sta cercando di inventarsi una soluzione. Sarebbe opportuno impegnarsi una volta per tutte a ridurre l’inquinamento atmosferico, soprattutto in aree come la Pianura Padana caratterizzate da condizioni climatiche che rendono l’inquinamento più persistente e i danni più severi. Non basta prendere misure emergenziali poco efficaci o lamentarsi del
problema. Bisogna attuare finalmente una politica ragionata, continuativa e strategica, con
obiettivi concreti.

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Giulia Assogna
Biologa specializzata in Biodiversità e Gestione degli ecosistemi. Dopo lo studio in Spagna, un periodo di ricerca sul campo nella foresta brasiliana (Bahia) e un Master in Comunicazione della scienza, ora si occupa di giornalismo ambientale, ecologia, evoluzione e progressi biotecnologici. Collabora con La Nuova Ecologia, Le Scienze e Mind.

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