Innovazione dalla tempesta Vaia, ecco il suono della foresta

Dal mensile di giugno Partire da una catastrofe ambientale trovando il modo di restituire in parte quanto strappato alla natura grazie al design. Il progetto, portato avanti da tre under 30, si chiama “Vaia”. Deve il nome al ciclone che nel 2018 ha devastato il Triveneto, investendo 494 comuni e provocando la distruzione di 42.525 ettari di foresta, che tradotto significa oltre 8,5 milioni di m3 di legname a terra. «Cercavamo una soluzione alla problematica di tutti quegli alberi schiantati – spiega Federico Stefani, fondatore della start up – Così è nata l’idea di utilizzare quel legno per creare un oggetto capace di lanciare un appello e sostenere il territorio». Il design come strumento per amplificare, letteralmente, la discussione sul tema del cambiamento climatico. Nasce così l’idea di Vaia. Sembra un semplice cubo di legno pregiato ma in realtà permette di propagare qualunque suono inserendo al suo interno uno smartphone. Una cassa passiva, che senza l’uso di alcun tipo di energia permette di amplificare quanto si sta ascoltando.

«Si tratta di una metafora parecchio concreta – riprende Stefani – Una cassa per amplificare ancora di più il grido di aiuto della natura e mantenere alta l’attenzione sull’emergenza climatica in atto, P creando allo stesso tempo un progetto sostenibile». L’obiettivo della start up è creare un modello di business che metta al centro il rispetto per l’ambiente, non sprecando risorse e recuperando quelle destinate a restare inutilizzate. Da qui l’idea di utilizzare gli alberi caduti, considerati deboli per il settore delle costruzioni e quindi impiegati solo per produrre energia elettrica nelle centrali a biomassa. La scelta di ideare un oggetto piccolo si accompagna a quella di coinvolgere le comunità colpite dall’evento estremo per farle diventare parte integrante del progetto. A realizzare concretamente il cubo sono infatti artigiani e falegnami locali. Nelle Dolomiti la start up sta poi coinvolgendo, per piantare nuovi alberi, chi si occupa di foreste pubbliche perché il territorio è a rischio frane proprio a causa dell’assenza di piante. Insomma, con l’acquisto di un cubo Vaia, e noi ve lo consigliamo, si contribuisce anche a piantare un albero per far rinascere la foresta. Torniamo così al “Via”: creare un modello circolare e sostenibile di business, che da un lato recupera materie prime e dall’altro le restituisce all’ecosistema. «Non è solo design ma un’idea per creare progetti che aiutino davvero il territorio, unendo la comunità», puntualizza il responsabile comunicazione della start up, Giuseppe Addamo. Il cubo è costruito con legno certificato caduto durante la tempesta del 2018. Fra quelli utilizzati, il pregiato abete rosso della Val di Fassa, tradizionalmente dedicato alla costruzione di violini in quanto ha una struttura ideale per amplificare il suono. Il legno usato è invece di tipo massello, cioè la porzione ricavata dalla parte interna e più densa dell’albero. E questo gli conferisce grande pregio e qualità. Ogni cubo è infine “marchiato” da una spaccatura che segue la venatura naturale del legno, realizzata con un’ascia da un falegname che si è unito al team della start up. Ogni pezzo diventa così unico.

Il costo di “Vaia” è contenuto per amplificare al massimo il suo messaggio (54 euro, spedizione inclusa). Una parte dei ricavi, oltre a comprendere il seme dell’albero da piantare, va alla comunità locale e ai suoi artigiani.

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