È iniziata la “guerra” sul dopo diesel

Ha fatto rumore la notizia che in un’università tedesca siano state utilizzate cavie umane e scimmie per dimostrare che gli ossidi d’azoto non fanno alcun male. Ma dietro la stupidità e l’immoralità, la vicenda nasconde altro. Sono le case automobilistiche alla canna del gas?

immagine di una marmitta che scarica gas
Cavie

Non vogliamo fare demagogia facile, non ci scandalizziamo. Ma la scoperta che in un’università tedesca si cerchi di dimostrare che le emissioni dei motori diesel, e in particolare degli ossidi d’azoto, non fanno alcun male, sottoponendo cavie umane e primati a respirarne i gas di scarico, è stupido e immorale. Volontari umani, retribuiti, e scimmie per test di nocività in laboratorio è frequente. Succede talvolta anche negli ospedali per verificare gli effetti collaterali o terapeutici di nuovi farmaci. Ma, appunto, nel rispetto di protocolli verificabili e, soprattutto, per uno scopo preciso e in genere di utilità generale, dichiarando rischi e scopi ai coinvolti.

Il dottor Paolo Crosignani, epidemiologo, dal 2000 al 2013 direttore dell’Unità complessa di epidemiologia ambientale e registro tumori all’Istituto dei tumori di Milano, commenta così: “Non ho trovato in internet nessuna pubblicazione, né alcun riferimento al lavoro di ricerca e questo è indicativo. Penso che non occorrono altri test per verificare la tossicità delle emissioni del motore diesel. Se non bastasse l’ampia letteratura scientifica, l’Organizzazione mondiale della sanità ha stabilito che queste emissioni sono cancerogene per l’uomo. Cosa volevano allora trovare i ricercatori amici delle case automobilistiche tedesche? Probabilmente produrre uno studio dai risultati negativi che assolvesse i nuovi modi di inquinare l’aria. E lo hanno fatto contro ogni etica. Come contro ogni etica è continuare la commercializzazione di motori che da sempre e per sempre nuocciono all’uomo e all’ambiente”.

Davvero non si spiega perché cercare altre cavie umane: l’Agenzia europea per l’ambiente ci informa che il 10% della popolazione urbana europea è esposta a rischi sanitari a causa dell’inquinamento da ossidi di azoto da traffico. Quindi qualche milione di cavie umane, non volontarie, a disposizione c’è, che bisogna c’era di inquinarne altre? Leggiamo sui giornali che tutte le case automobilistiche, accusate dalla cancelliera Angela Merkel, negano ogni legame con i ricercatori. Per chi lavoravano allora?

Una brutta storia. E a uscirne male sono proprio quelle automobili che i ricercatori volevano assolvere da ogni peccato. Di motori diesel, in Europa, se ne vendono sempre meno: dal 50% del mercato nel 2016 al 45% del 2017. Persino in Italia, che fino allo scorso settembre registrava ancora percentuali alte (58%, ben 83% sulle flotte aziendali), il crollo si è fatto sentire dopo i blocchi della circolazione di Torino e di Milano (-7,5% a dicembre 2017 sulle vendite del dicembre precedente). Dobbiamo dire addio al diesel, è sicuro. Ma nessuno sa bene in che modo e con che tempi: forse questa vicenda ci svela che la guerra sul “dopo diesel” è già iniziata.