Ingv: “Più sinergia tra scienza, politica e informazione”

Nel giorno del ventennale del terremoto di Umbria e Marche, a più di un anno dalla prima scossa del terremoto in Centro Italia e ad più di un mese dal terremoto di Ischia che ha scatenato tante polemiche abbiamo intervistato il presidente di Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Carlo Doglioni e la presidente di Legambiente Rossella Muroni. Scoprendo un’unità di intenti

Carlo doglioni

A più di un anno dalla prima scossa del terremoto in Centro Italia e ad più di un mese dal terremoto di Ischia che ha scatenato tante polemiche abbiamo intervistato il presidente di Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Carlo Doglioni e la presidente di Legambiente Rossella Muroni.

Siamo a più di un anno dalla prima scossa del terremoto in Centro Italia. Che cosa ci si deve aspettare ancora dalla sequenza sismica?

Carlo Doglioni: Dal 24 agosto 2016 a oggi si sono verificate oltre 76.000 scosse: un volume di 6.000 km3 di crosta terrestre è collassato di oltre un metro e sta cercando di trovare il suo nuovo equilibrio gravitazionale. La sequenza non è finita, ma sta perdendo energia, almeno nelle zone dove vi sono stati gli eventi maggiori della sequenza. Questo non significa che non ci possiamo attendere nuovi terremoti distruttivi, anche perché l’estensione che caratterizza l’Appennino è attiva lungo tutta la penisola e quindi eventi simili continueranno inevitabilmente a verificarsi nel corso dei prossimi anni e decenni.

Ha suscitato polemiche il fatto che inizialmente a Ischia la scossa fosse stata considerata di magnitudo più bassa e localizzata in mare. Che cosa non ha funzionato?

Carlo Doglioni: Dire che qualcosa non ha funzionato equivale a sostenere che l’Ingv non ha fornito le stime corrette: questo non è per nulla vero, dato che la magnitudo fornita inizialmente (ML 3.6) è quella cosiddetta “locale”, mentre quella comunicata poco dopo è la magnitudo “durata” (Md 4), confermata anche da un successivo calcolo della magnitudo momento (Mw). La magnitudo locale e la magnitudo durata sono due magnitudo diverse e quasi sempre non coincidono come valore. In sostanza, se oggi si verificasse un evento uguale a Ischia, quei due numeri risulterebbero ancora gli stessi, entrambi comunque corretti. La localizzazione di un evento dipende poi dalla densità e distribuzione della rete sismica nazionale, oltre che dalla conoscenza delle litologie e temperatura del sottosuolo che determinano importanti variazioni di velocità di propagazione delle onde sismiche: nel Mar Tirreno a ovest di Ischia non ci sono stazioni sismiche per l’ovvia ragione che non c’è al momento modo di installarne sul fondo del mare che trasmettano dati in tempo reale; questo implica che nella fascia marina adiacente alla costa, la localizzazione degli eventi ha un’incertezza maggiore che in terraferma, incertezza che arriva fino a 10 km sia in orizzontale che in verticale, sulla base della qualità dei dati registrati dalle stazioni dell’INGV. Dopo la prima localizzazione del 21 agosto, i sismologi dell’istituto si sono subito messi a verificare i sismogrammi e alla fine hanno modificato l’ipocentro nel sottosuolo ischitano in una posizione a circa 5 in orizzontale a sud e 3 km più superficiale rispetto alla stima iniziale, il che significa che la localizzazione finale della sorgente sismica è stata ampiamente al di sotto dell’incertezza insita nella qualità dei dati a disposizione. La critica all’operato dell’Ingv è dunque inaccettabile e pretestuosa.

Rossella Muroni: E’ evidente come dice Doglioni che le critiche siano state pretestuose: credo inoltre che le polemiche seguite siano state assolutamente strumentali e finalizzate a coprire le responsabilità che piano piano stavano emergendo. Anche Legambiente è stata accusata di rovinare l’immagine dall’isola da quelle stesse persone che ancora ci devono spiegare perché tre bambini sono stati ricoperti dalle macerie di un’abitazione abusiva in affitto…Altro che abusivismo di necessità. Da parte nostra l’Ingv ha tutta la nostra stima e fiducia, un punto di riferimento autorevole ed indipendente in una fase in cui in questo paese si è perso il senso di responsabilità e il rispetto delle competenze.

L’Italia è ad alto rischio sismico, eppure il nostro Paese non sembra pronto ad affrontare il problema. Perché?

Carlo Doglioni: L’Italia, assieme alla Grecia, detiene purtroppo il primato della pericolosità sismica in Europa. Possiamo attenderci terremoti di magnitudo superiore a 7: ce lo dice la geologia e la storia sismica. Gli italiani però rifiutano di ricordarsene, se non in quei pochi mesi vicini a un evento catastrofico. L’atteggiamento fatalista domina quello razionale che dovrebbe indurre a politiche indirizzate alla maggiore comprensione di questi fenomeni e alla loro prevenzione. E’ evidentemente un problema di crescita culturale e di maturazione della coscienza collettiva.

Rossella Muroni: Non esiste nel nostro Paese una cultura di adattamento al rischio. Adattamento non è rassegnazione ma è sviluppare campagne educative e azioni di sistema per rendere i territori più sicuri e i cittadini consapevoli. Purtroppo manca su questo visione e capacità di governo.

Quali sono le zone in Italia a più alto rischio sismico?

Carlo Doglioni: Tutta la fascia prealpina, la pianura padana, la dorsale Appenninica includendo la Calabria, oltre alla Sicilia: è più facile dire quali sono le zone meno pericolose, anche se oggettivamente sono molto ristrette e comunque conosciamo la storia sismica dell’Italia solo limitatamente perché i tempi della geologia sono molto più lunghi di quelli della nostra storia.

Qual è il ruolo dell’abusivismo edilizio sugli effetti dei terremoti?

Carlo Doglioni: L’abusivismo è una piaga che ha devastato tantissime aree di città, borghi, coste se non addirittura parchi nazionali. Ovviamente una casa abusiva può anche essere stata costruita con criteri antisismici, ma è di fatto più frequente il contrario: l’abusivismo edilizio è quasi sempre associato a una mancanza di rispetto delle norme, incluse quelle dell’adeguamento antisismico. Ciò significa che costruire o modificare indebitamente edifici in aree ad alta pericolosità sismica amplifica il problema in termini di sicurezza dei cittadini e di solidarietà sociale nel momento in cui un terremoto dilania una comunità. Il tema del rapporto uomo-natura, e in particolare uomo-rischi naturali deve essere affrontato con umiltà, consapevolezza dei rischi e rispetto delle leggi dello Stato e della Natura. Si continua ancora a costruire senza criteri antisismici in zone dove non solo la pericolosità sismica è altissima, magari anche con effetti di sito e amplificazione sismica ignorati, così come si edifica in zone golenali, in prossimità se non addirittura su frane, sulle pendici se non dentro vulcani attivissimi. E’ necessario un cambio di rotta, una nuova politica ambientale e iniziare a costruire e adeguare sismicamente l’Italia: è un percorso che richiederà molti anni, decenni, ed è per questo che bisogna iniziare subito.

Rossella Muroni: Concordo con quello che dice Doglioni e rincaro la dose. L’abusivismo edilizio è un amplificatore potentissimo degli effetti dei terremoti o del dissesto idrogeologico. Le case abusive sono più insicure perché costruite in fretta, con materiali scadenti, in zone spesso ancora più a rischio. Per questo qualsiasi forma di accettazione o sostegno all’abusivismo edilizio è criminale.

Una domanda a più ampio respiro: qual è il rapporto che ha la scienza con la politica e con l’informazione?

Carlo Doglioni: Scienza, politica e informazione sono tre mondi troppo scollegati tra loro, mentre invece dovrebbero essere visceralmente coesi: generalmente gli scienziati sanno comunicare piuttosto male, i politici non ascoltano adeguatamente il mondo della ricerca e i media sono spesso superficiali nel trattare temi scientifici. Il risultato è che i cittadini vengono informati male, i politici fanno scelte inopportune, i ricercatori non riescono a esprimere il contributo sociale che invece potrebbero dare; conseguentemente non ricevono dal pubblico l’attenzione dovuta e la politica non stanzia i fondi indispensabili per i progetti scientifici. In molte nazioni, i governi hanno consiglieri scientifici che aiutano quotidianamente gli amministratori pubblici a programmare le scelte politiche fondamentali. Anche qui abbiamo terreno in cui possiamo migliorarci sensibilmente.

Rossella Muroni: Effettivamente dovrebbe essere un rapporto sinergico e invece non lo è. La politica usa la scienza come scudo non avendo la capacità di coglierne suggerimenti e indicazioni per governare il territorio. La scienza, di contro, spesso si ritira in una torre d’avorio in cui la preoccupazione di essere compresi e svolgere un ruolo socialmente utile è davvero troppo marginale e poi ci sono i media con una ignoranza spaventosa ed una superficialità preoccupante. Preoccupante perché rende i cittadini male informati e quindi più a rischio… Auspichiamo che tutto questo cambi.