sabato 28 Novembre 2020

Dall’Indonesia all’Italia e ritorno, il paradossale viaggio dell’olio di palma

Olio Di Palma Deforestazione

Il paradossale viaggio del biodiesel indonesiano potrebbe passare proprio dall’Italia. Olio di palma e derivati partono dalle piantagioni dell’Indonesia per arrivare fino alle bioraffinerie di Gela e di Porto Marghera. Potrebbero poi fare ritorno nuovamente in Indonesia sotto forma di biocarburante. È uno strano giro, ma non è esattamente quanto si intende per economia circolare.

Andrea Poggio, responsabile mobilità sostenibile e stili di vita di Legambiente, e Deborah Lapidus di Mighty Earth, l’organizzazione ambientalista americana in prima linea nella battaglia contro la deforestazione tropicale, hanno espresso una forte preoccupazione per l’accordo Eni-Pertamina del 30 gennaio 2019.  

L’accordo con l’azienda petrolifera di stato indonesiana prevede l’utilizzo delle strutture di bio-raffinazione italiane per produrre biodiesel da olio di palma destinato al mercato interno indonesiano. La partnership delle due aziende prevede anche un trasferimento di tecnologie e la costruzione di una bio-raffineria all’interno di un complesso già esistente in Indonesia.

Il significato di questo accordo deve essere compreso nel quadro delle misure prese dalla Commissione europea (Regolamento delegato UE 2019/807 13 marzo 2019) per porre fine ai sussidi pubblici attribuiti ad alcuni biocarburanti che, come l’olio di palma, stanno determinando un’ulteriore espansione delle aree agricole a danno di foreste, zone umide e torbiere, tutte aree ad alto stoccaggio di anidride carbonica. In particolare, uno studio finanziato dalla Commissione europea (The land use change impact of biofuels consumed in the EU) ha dimostrato che i biocarburanti da olio di palma, anche se certificati, provocano emissioni di carbonio tre volte superiori rispetto ai combustibili fossili. In questo contesto, il governo indonesiano ha deciso di compensare col mercato interno la mancata crescita che subirà l’esportazione dell’olio di palma.

Nel 2018, l’Indonesia ha stabilito di portare dal 20 al 30% la porzione di biodiesel da olio di palma contenuta nel diesel convenzionale e oggi conta di raggiungere il 50% per la fine del 2020. L’obiettivo sarebbe arrivare a produrre, entro il 2022, biodiesel composto al 100% da olio di palma da destinare esclusivamente al consumo nazionale. «Senza distruggere altre foreste? Speriamo, ma ne dubitiamo, purtroppo» – osserva Andrea Poggio.

Quanto a Mighty Earth, Deborah Lapidus sottolinea come questa rapida crescita del settore del biodiesel in Indonesia, che la collaborazione con Eni renderà possibile, rappresenti una grave minaccia per la sostenibilità dell’olio di palma. «Anche se siamo riusciti a convincere importanti multinazionali come Nestle e Unilever ad applicare standard di sostenibilità più elevati, vediamo in questo momento produttori senza scrupoli rivolgersi al mercato interno indonesiano. Lo sviluppo del biodiesel in Indonesia rischia di provocare un’ulteriore immissione nel mercato di olio di palma che non soddisfa alcun standard di sostenibilità ambientale e sociale. Abbiamo bisogno di tempo per ripulire il settore». Quanto a Eni, «collaborando con Pertamina – aggiunge Debora Lapidus – renderà possibile la creazione di una nuova fornitura senza precedenti di biodiesel prodotto a partire da olio di palma non sostenibile, rischiando di provocare un’importante espansione delle coltivazioni a scapito delle foreste e delle torbiere che rimangono».

Un primo calcolo effettuato dall’ONG World Resources Institute (WRI) Indonesia, sulla base delle statistiche esistenti, dimostra che le nuove politiche energetiche indonesiane determineranno un importante incremento nella richiesta di olio di palma e incoraggeranno il disboscamento di circa 7,2 milioni di ettari di foresta. A meno che non si trovi il modo per aumentare la produttività delle piantagioni esistenti.

Ricordiamo che l’Indonesia è fra i maggiori emettitori di gas ad effetto serra a livello mondiale proprio a causa della deforestazione e degli incendi che si sviluppano nelle torbiere essiccate e che le politiche adottate da questo Paese avranno un’influenza determinante sul cambiamento climatico in corso. Eni opera in Indonesia dal 2001 e ha attualmente un ampio portafoglio di asset in esplorazione, produzione e sviluppo. È inoltre il principale importatore di olio di palma in Italia. Oggi, nel nostro Paese, l’olio di palma viene utilizzato miscelato al gasolio (800 mila tonnellate circa) e persino per alimentare piccole centrali energetiche che producono elettricità e riscaldamento (quasi 200 mila tonnellate). Una beffa nei confronti di tutti i consumatori: quelli che si sforzano di evitarlo nei prodotti alimentari e cosmetici e quelli che lo utilizzano come combustibile, senza nemmeno saperlo.

Legambiente ha intrapreso un’importante campagna, dal nome “Un pieno di palle”, affinché anche in Italia, come in Norvegia e in Francia, si tolgano i sussidi di mercato ai biocarburanti da olio di palma contenuti nel diesel in quanto falsamente rinnovabili e ambientalmente dannosi.

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