lunedì 27 Settembre 2021

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Incentivi auto inquinanti? Anche basta

I bonus auto, 1,2 miliardi dall’inizio 2020, sono stati un successo per produttori e concessionari, ma un fallimento dal punto di vista sociale e ambientale: all’estero si offrono auto elettriche in flotta alle aziende e usato poco inquinante alle famiglie più povere

La lobby delle auto (diesel e fossile) insiste nel cercare di “rendere strutturali gli ecobonus auto” sino a 135 grammi di emissioni di CO2, quindi oltre al limite delle multe europee (limite di circa 95 grammi, 120 con il nuovo ciclo di guida) e insiste perché vengano inseriti nel “Decreto sostegni-bis” che sta per giungere alle Camere per l’approvazione. Speriamo di no: perché hanno fallito gli obiettivi sociali e ambientali, come abbiamo già fatto notare. Gli incentivi sono stati giustificati per favorire il ricambio auto (rottamazione) per le famiglie impoverite: in realtà hanno comprato l’auto nuova solo gli italiani più abbienti, mentre le famiglie impoverite hanno acquistato meno auto nuove (-200 mila rispetto al 2019), e più auto usate (ben 2,6 milioni di permute), piuttosto vecchie (nel 62% dei casi di almeno 6 anni) e si sono tenute spesso la loro vecchia auto (le rottamazioni sono diminuite da un milione a 850 mila). Il governo ha regalato soldi a chi li aveva.

Risultato? Nel 2020 la popolazione è calata (-300 mila), siamo diventati più poveri ma con più automobili (+300 mila), abbiamo più auto che patenti (36 milioni patenti B e 39 milioni di auto), ugualmente vecchie (11,5 anni, 56% da euro0 ad euro4), che usiamo sempre meno: ogni auto 17.300 km all’anno nel 2000, 14.100 nel 2019 (-19%), meno di 12.000 nel 2020 (-20%). Si sono ridotte le auto acquistate dalle aziende o dalle flotte di noleggio a breve e lungo termine.

Tutto il contrario si sta facendo all’estero

In Germania, Francia, Spagna, Inghilterra invece: primo, nessun incentivo auto a benzina e diesel (oltre 95 grammi CO2 al km) e non pretendono che siano soprattutto le famiglie a comprarsi auto nuove: là due terzi del mercato sono flotte (63% in Germania), noleggi e aziende, da noi solo un terzo (36%). Si incentivano flotte soprattutto elettriche (aziendali e noleggio), si obbliga ad avere una quota totalmente elettriche. Le aziende ammortizzano il maggior prezzo di noleggio dell’elettrico con i minori costi di gestione: nessuno si indebita e la famiglia acquista un’auto più pulita all’usato (dopo 3 anni di uso in flotta) a minor prezzo e pagando meno tasse. In Francia è previsto un incentivo di 3 mila euro per i bassi redditi per l’acquisto usato recente (max 4 anni).

Secondo: gli investimenti sono soprattutto orientati al trasporto pubblico rapido e di massa, treni pendolari, metropolitane e autobus elettrici, due o tre volte più che in Italia. Nel PNRR ci sono appena 3 mila autobus elettrici. Noi tassiamo i servizi di trasporto pubblico e condiviso, anche con l’IVA: ticket bus 10%, sharing mobility 22% (dalla bici all’auto).

Terzo: in Francia e in Germania lo stato ha imposto una politica industriale innovativa alla propria industria. Si costruisce l’economia circolare delle batterie elettriche e si propone l’innovazione digitale. Così in Francia e Germania si vendono 4 volte più elettriche che da noi e Volkswagen investe in software quanto Apple e difende la svolta elettrica dei governi. I sindacati chiedono ad Audi più modelli elettrici per difendere l’occupazione. La Francia prevede di usare i fondi europei per raggiungere i 100 mila punti di ricarica elettrica entro il 2022.

Andrea Poggio
Segreteria nazionale Legambiente. socio fondatore. responsabile mobilità sostenibile e stili di vita (www.viviconstile.org). Autore di Vivi con stile (2007). Viaggiare leggeri (2008). Green Life. (2007). Twitter: ap_legambiente FB: viviconstile.org

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