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Incentivi all’idroelettrico, i rischi per i corsi d’acqua naturali

Impianto idroelettrico

È con grande preoccupazione che Legambiente, il Coordinamento nazionale Free Rivers Italia e il CIRF (Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale) guardano all’annunciato sblocco degli incentivi all’idroelettrico anche sui corsi d’acqua naturali. «Davvero in questi anni sono stati compiuti scempi incredibili. Sono stati fatti scomparire torrenti e stravolti ecosistemi, come mostrano i nostri dossier sul tema», dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente, specificando: «È del tutto evidente che occorra prima rivedere le regole e poi ragionare di incentivi. Il futuro è fatto di impianti su salti artificiali e nuovi pompaggi su impianti esistenti, non di impianti ad acqua fluente su fiume».

A fine 2018, il Governo sembrava aver finalmente deciso di confermare gli incentivi solo per gli impianti idroelettrici nelle canalizzazioni artificiali e negli acquedotti. Ma ora, sotto la spinta delle associazioni di categoria, è intenzionato a reintrodurli anche in contesti naturali, con il decreto Fer 1 di imminente pubblicazione.

Eppure, dati alla mano, è da tempo evidente che i piccoli impianti idroelettrici danno un contributo trascurabile in termini di produzione energetica rinnovabile. Secondo il Gestore Servizi Energetici (la società che per conto del Mministero dello Sviluppo Economico distribuisce gli incentivi), dal 2014 la produzione di energia idroelettrica è in calo. Nel 2017, in particolare, è diminuita nonostante nel 2016 siano entrati in funzione 538 nuovi piccoli impianti. Ciò è dovuto a fattori meteorologici: sono gli effetti del cambiamento climatico e le previsioni future suggeriscono che questa sarà la tendenza.

In questi stessi giorni, Assoidroelettrica ha chiesto “lo stato di calamità naturale” per gli impianti esistenti, in quanto la siccità dei mesi scorsi ha fatto diminuire la produzione. In una lettera indirizzata ai ministri Di Maio e Costa, afferma: “Sono passati quei tempi in cui idroelettrico era sinonimo di guadagni anche significativi. In pochi anni i numeri in gioco si sono letteralmente stravolti”.

Lucia Ruffato, presidente di Free Rivers Italia, aggiunge: “Non solo la fonte idroelettrica in Italia è oramai ipersfruttata, ma gli impianti di piccola dimensione risultano anche assai più costosi di altre fonti rinnovabili, come riportato nella Strategia Energetica Nazionale”.

La responsabilità del voltafaccia del Governo, che riaprire la strada a centinaia di nuovi impianti su Alpi e Appennini, viene addossata alla direzione generale Concorrenza della Commissione europea, ma per le associazioni non pare plausibile che uno Stato membro venga obbligato a finanziare una fonte rinnovabile che crea più danni che benefici. Sottolinea il Cirf: “Finanziare nuovi impianti solo nel reticolo artificiale, come previsto dall’ultima versione del decreto, non pare in alcun modo lesivo della concorrenza”. E aggiunge, in proposito, Zanchini: “È una scelta in capo ai Governi quella di decidere quali impianti spingere, ovviamente motivando da un punto di vista ambientale ed economico il tutto e dentro una strategia di spinta alle rinnovabili. In questo decreto non si finanzia il biogas o il fotovoltaico su terreni agricoli, l’eolico offshore o la geotermia, per una scelta motivata. O vale per tutti o per nessuno. Ma evidentemente la lobby dell’idro ha pesato su Bruxelles e i ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente non sono stati in grado di rispondere”.

L’idroelettrico è una delle principali cause del mancato raggiungimento degli obiettivi di tutela ambientale dei corsi d’acqua per il nostro Paese. L’Europa ha aperto una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia proprio per il mancato rispetto della Direttiva Quadro Acque nei processi autorizzativi degli impianti. Che le autorizzazioni siano date spesso in violazione della normativa è stato dimostrato anche da alcune sentenze della Corte di Cassazione a sezioni unite: solo per fare due esempi, a dicembre 2018 per due torrenti del Bellunese, il Grisol e il Talagona, il giudice supremo ha dato ragione a chi si opponeva alla costruzione di impianti in questi corsi d’acqua naturali.

Ora, con l’annunciata reintroduzione dell’incentivo all’idroelettrico, la tutela degli ultimi corsi d’acqua ancora integri rischia di essere compromessa, con l’aggravante che rispetto alla bozza Calenda del precedente Governo, le tariffe in decreto sono state addirittura aumentate.

I torrenti alpini e appenninici ancora naturali potrebbero invece rappresentare il fulcro di nuove attività economiche, per lo sviluppo di un turismo lento e sostenibile, legato agli sport di acqua viva, sempre più apprezzati e ricercati. Vanno inoltre considerati i servizi ecosistemici, ovvero i vantaggi che la natura, in quanto tale, fornisce gratuitamente all’uomo e che bisognerebbe quantificare in termini monetari.

Elisa Cozzarini
Laureata in Scienze Politiche a Trieste, come giornalista si occupa di ambiente, e in particolare di fiumi, da oltre dieci anni. Si dedica al racconto del territorio del Friuli Venezia Giulia e del Veneto attraverso la scrittura, la fotografia e l'audiovisivo. Ha pubblicato diversi libri per Ediciclo/Nuovadimensione, tra cui "Radici liquide. Un viaggio inchiesta lungo gli ultimi torrenti alpini", 2018, finalista al Premio Mario Rigoni Stern.

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