In Svizzera i primi test per lo stoccaggio del carbonio: è protesta

I volontari delle associazioni ambientaliste infiammano il dibattito sulle sperimentazioni per il rischio di contaminazioni nelle falde idriche

Svizzera al primo posto del rapporto Epi

Le sperimentazioni per lo stoccaggio del carbonio continuano e viaggiano di pari passo con i confronti che animano il dibattito riguardanti le scienze ambientali. Per stoccaggio, o cattura, e sequestro, del carbonio si intende la tecnica che prevede il confinamento geologico dell’anidride carbonica (Co2) prodotta negli impianti di combustione, al fine di limitare le emissioni del gas effetto serra. Test per lo stoccaggio – già attivo in alcune aree desertiche e marine – saranno eseguiti in Svizzera tra le rocce del Massiccio del Giura, catena delle Alpi tra Francia, Svizzera e Germania. La particolarità delle sperimentazioni nel paese elvetico riguarda il fatto che per la prima volta saranno eseguite in aree popolate.

La sperimentazione apre a prospettive future sulle azioni che si potranno mettere in campo per limitare il fenomeno del riscaldamento globale: attraverso un pozzo trivellato si proverà a pompare nelle rocce il diossido di carbonio disciolto in acqua salata per verificare eventuali fuoriuscite e contaminazioni delle faglie idriche. Un processo che, ovviamente, ha trovato subito le vive proteste degli ambientalisti preoccupati per l’esito delle sperimentazioni. I riscontri scientifici riguardano le conseguenze che il processo potrebbe avere sul consistente strato di argilla che assicura la roccia calcarea del sito scelto. Mathias Schlegel, portavoce di Greenpeace in Svizzera è tra gli attivisti ambientali maggiormente impegnato nella questione.