In piazza contro lo Sblocca cantieri

Cgil, Cisl e Uil in un presidio unitario in piazza Montecitorio a Roma. Ha aderito anche Legambiente. Zanchini dell'associazione: " Non è di questo che ha bisogno il nostro Paese" ICONA video IL COMMENTO DI LEGAMBIENTE Sblocca cantieri: davvero pochi pregi L'INCHIESTA: Fotografia di un Paese in subappalto

Sblocca Cantieri

Per chiedere al governo di rivedere le proprie posizioni sui contenuti del decreto legge “Sblocca Cantieri’”, Cgil, Cisl e Uil hanno promosso l’11 giugno, a partire dalle ore 15, un presidio unitario in piazza Montecitorio a Roma. “Questa approvazione legislativa che riteniamo pericolosa per il settore degli appalti pubblici si scaricherà – dichiarano i segretari nazionali di Cgil, Cisl, Uil, Giuseppe Massafra, Andrea Cuccello e Tiziana Bocchi – con pesanti ripercussioni sulle lavoratrici e sui lavoratori per quanto concerne la sicurezza e la corretta applicazione contrattuale. Tutto ciò lo riteniamo un grave errore da parte del governo Conte”. Ad aderire alla manifestazione anche l’associazione Legambiente

“Abbiamo deciso di aderire alla manifestazione contro lo Sblocca cantieri perché siamo convinti che non venga da questa proposta la risposta ai problemi che ha il nostro Paese di rilancio delle infrastrutture e di rilancio dell’economia – spiega Edoardo Zanchini – Ai cantieri verrebbero date delle deroghe che aprirebbero la strada all’infiltrazione della criminalità e anche a realizzare a lavori fatti male in cui prevarrebbe il lavoro nero e quello precario. Come? Lasciando largo spazio al subappalto e addirittura cancellando l’obbligo di indicare le imprese che realizzeranno lavori o servizi. Ed è il tipico regalo che viene fatto alle ecomafie e alla criminalità organizzata che gestisce i movimenti terra di trasporto di rifiuti. Oppure si ridà spazio ai progetti affidati con il massimo ribasso, invece di premiare i progetti migliori con le imprese più brave viene premiato chi offre di meno”. In questo modo secondo l’associazione Legambioente quando ci sarà da risparmiare si taglierà sulla qualità dell’ambiente, sulla qualità degli interventi e anche sul modo in cui si gestiscono i lavoratori. “Infine si riapre l’appalto integrato – continua Zanchini –  che, ricordiamolo, è il modo in cui vengono gestite le opere peggio gestite nel nostro Paese in questi anni. Dalla Tav al Mose alla linea C di Roma: sono cantieri in cui il prezzo è aumentato 2-3 volte, ci sono anni e anni di ritardo perché si lascia all’impresa il compito di realizzare il progetto esecutivo e la gestione e quindi il committente pubblico si toglie da questo ruolo. Non essendoci più controllo neanche sulla qualità degli interventi si lascia spazio a chi guadagna dalla gestione dei cantieri. Non è di questo che ha bisogno l’Italia il nostro Paese ha bisogno di regole chiare, di trasparenza, regole più efficaci e poi anche di scegliere i progetti giusti, che servano a rendere questo Paese meno lungo, meno distante tra le sue parti e più capace di raccogliere la sfida dei cambiamenti climatici e dell’economia circolare”.

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