In natura non vince il più forte, ma il più pigro

Gli scienziati dell’Università del Kansas rimettono in discussione Darwin con uno studio sui tassi metabolici di bivalvi e gasteropodi: l’evoluzione non si baserebbe sulla sopravvivenza del più adatto, ma su quella del più pigro

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La pigrizia potrebbe essere una strategia fruttuosa per la sopravvivenza degli individui, delle specie e perfino per le comunità di specie. Lo afferma uno studio studio su bivalvi e gasteropodi fossili e viventi nell’Oceano Atlantico condotto da un gruppo di ricerca dell’Università del Kansas.

Gli scienziati hanno osservato dati relativi a un periodo di circa 5 milioni di anni, analizzando i tassi metabolici di 299 specie. In pratica, hanno preso in esame la quantità di energia di cui gli organismi hanno bisogno per vivere la loro vita quotidiana. Hanno scoperto che più questi tassi erano alti, prima l’individuo o la specie si estingueva.

“Abbiamo trovato una differenza tra le specie di molluschi che si sono estinte negli ultimi 5 milioni di anni e quelle che si trovano ancora oggi – spiegano i ricercatori – Quelle che si sono estinte tendevano ad avere tassi metabolici più alti di quelle ancora in vita. Forse, a lungo termine, la migliore strategia evolutiva per gli animali è essere pigri: più basso è il tasso metabolico, più è probabile che le specie sopravviva”.

In pratica, dicono gli scienziati, sovvertendo Darwin, in natura l’evoluzione non si baserebbe sulla sopravvivenza del più adatto, ma su quella del più pigro.