In Libia l’orrore senza fine dei centri di detenzione

La denuncia di Medici Senza Frontiere nel corso di una conferenza stampa tenutasi oggi a Roma. Sono circa 5.800 i migranti rinchiusi nel Paese in guerra. Le immagini

Un centro di detenzione a Tripoli

La Libia non è porto sicuro per i migranti. Sbagliano l’Italia e l’Europa a delegare alla Guardia Costiera libica il controllo e il contenimento di chi tenta la traversa del Mediterraneo. È necessario aumentare le evacuazioni umanitarie. Sono questi, in sintesi, i contenuti chiave dell’appello lanciato oggi da Medici Senza Frontiere dalla sua sede di Roma, dove la ong ha organizzato un incontro con i giornalisti a cui hanno partecipato Marco Bertotto, responsabile advocacy dell’organizzazione in Italia, Sam Turner, capo missione di Msf in Libia, e Julien Raickman, capo missione a Misurata e Zintan.

Un centro di detenzione a Tripoli

Per affrontare nel modo più efficace possibile l’emergenza umanitaria che si registra da anni in Libia, e che ha registrato una nuova fase di recrudescenza da due mesi a questa parte con l’avanzata delle truppe del Generale Khalifa Haftar verso Tripoli, per Msf è necessario anzitutto interrompere il supporto finora garantito alla Guardia Costiera libica che, in modo pressoché sistematico, sta rispendendo nei centri di detenzione centinaia di rifugiati e migranti che tentano di tutto pur di abbandonare queste strutture. Basti pensare che per ogni persona che riesce a lasciare queste prigioni, quattro vengano riportate indietro e rinchiuse. In questi centri sono attualmente rinchiusi circa 5.800 migranti e, come testimoniano le immagini e i filmati raccolti dalla ong, si consumano violenze, estorsioni e abusi quotidiani su uomini, donne e bambini. Il tutto nel silenzio generale dei media. 

Un uomo rinchiuso in un centro di detenzione in Libia mostra le sue ferite

“Al governo italiano e alle istituzioni europee ricordiamo che la Libia non è un Paese sicuro – ha dichiarato Marco Bertotto – Per questo bisogna intensificare il trasferimento dei migranti rinchiusi nei centri di detenzione, interrompere le intercettazioni in mare dei barconi da parte della Guardia costiera libica – che riportano i migranti nei centri -, ma soprattutto lavorare allo smantellamento dei centri stessi. Sono luoghi illegali, vanno chiusi”.

materassi all'interno di un centro di detenzione in Libia

Altro problema sollevato da Msf riguarda poi la mancanza di volontà dei Paesi terzi di farsi carico dei migranti fermati in Libia o dirottati temporaneamente in Niger sotto la supervisione dell’Unhcr. Proprio il Niger ha di fatto bloccato le accoglienze innescando un effetto domino che si sta riversando sulla già devastante situazione della sicurezza in Libia.