In città le api monitorano gli orti urbani

Presentazione dei dati di due anni di monitoraggio ambientale in quattro città italiane, attraverso l’analisi delle impollinatrici e del miele

 

Api e orti urbani ricerca

La funzione di sentinella dell’ambiente attribuita alle api, basata sull’idea che la presenza delle api sia garanzia di un ambiente salubre, è stata nei decenni scorsi suffragata da molteplici riscontri scientifici. Si tratta di una simbiosi virtuosa che associa la capacità delle api di effettuare microprelievi ambientali e la possibilità di rilevare gli eventuali contaminanti attraverso lo studio del loro comportamento e l’analisi di laboratorio sulle api stesse e sulle loro produzioni: miele, polline, cera e propoli. Grazie all’opera di centinaiai di migliaia di api, in grado di effettuare prelievi in aree di circa 1,5 km di raggio, è dunque possibile rilevare la presenza di pesticidi, metalli pesanti, radionuclidi e molto altro, ottenendo informazioni utili sullo stato di salute del territorio circostante. Questi sono i presupposti di una attività di monitoraggio ambientale condotta per due anni in 4 città italiane –Torino, Milano, Bologna, Potenza, dal titolo “Api e Orti Urbani”.

Il progetto “Api e Orti Urbani”, anche se a livello dimostrativo, vuole evidenziare le potenzialità degli indicatori biologici, nel nostro caso le api, nella valutazione dello stato di salute dell’ambiente in cui viviamo. In questi due anni di indagini è stato infatti possibile evidenziare alcune criticità, rilevate dalle api e in seguito rientrate, che sarebbero state difficilmente riscontrate con altri sistemi di valutazione. Il progetto è stato un veicolo importante di scambio tra molti soggetti che, come le api, hanno lavorato insieme per il raggiungimento degli obiettivi comuni.

Il progetto “Api e Orti Urbani” ha inteso sia valorizzare il ruolo dell’ape nei centri cittadini come agente impollinatore delle piante spontanee e coltivate, sia dimostrare le sue performance di bioindicatore ambientale. Nel corso del 2017, in alcuni orti urbani di Bologna, Milano e Potenza, a cui nel 2018 se ne è aggiunto un altro nella città di Torino, sono stati collocati alcuni alveari che, dall’estate all’autunno, sono stati controllati tramite rilievi, prelievi e analisi di laboratorio per valutare lo stato di salute dell’ambiente circostante. Il conteggio delle api morte, necessario per rilevare eventuali mortalità anomale dovute ad avvelenamenti da pesticidi, è stato eseguito settimanalmente utilizzando le gabbie underbasket, mentre in due momenti dell’anno – estate e autunno – sono stati prelevati campioni di api “bottinatrici” e di miele “giovane” (non “maturo”, e quindi non destinato all’alimentazione) per effettuare analisi finalizzate ad individuare residui di pesticidi e metalli pesanti.

I risultati conseguiti, a causa del limitato numero di postazioni (solo una in ogni città) e di prelievi compiuti (solo due per ogni anno), devono essere considerati dimostrativi delle potenzialità di questo metodo di monitoraggio ambientale. Per questo motivo non è possibile trarre conclusioni definitive ma è possibile fare delle considerazioni a proposito delle due grandi famiglie di contaminanti ricercate: pesticidi e metalli pesanti.

Durante il periodo dell’indagine, il livello di mortalità delle api non ha mai superato la soglia critica e quindi non è stato necessario procedere all’analisi chimica delle api morte. Invece, l’esame dei residui sui campioni di api “bottinatrici” vive e di miele “giovane”, per individuare eventuali pesticidi a dosi sub-letali per le api, ha messo in evidenza, rispetto agli oltre 400 principi attivi ricercati, solo la presenza di tracce di glifosate a Milano nel 2017 e a Bologna nel 2018.

Nei due anni del progetto “Api e Orti Urbani” condotto a Torino, Milano, Bologna e Potenza, tra i 10 metalli pesanti ricercati, i più riscontrati sono stati cromo, vanadio, nichel e ferro, seguiti da piombo, rame e zinco. In generale, il 38,15% delle determinazioni analitiche mostrava valori più bassi rispetto a quelli di riferimento; mentre il 35,19% mostrava valori superiori. Il 26,67% rimanente si è collocato a un livello intermedio.

In generale Milano e Torino sono risultate più contaminate rispetto a Bologna e Potenza, anche se occorre considerare che in queste due ultime città, a differenza del capoluogo lombardo e quello piemontese, gli orti oggetto dell’indagine erano situati in periferia.

Nel progetto “BeeKaeser”, condotto solo nel 2017 in una ventina di località sparse in tutto il territorio nazionale, sono stati riscontrati alcuni valori di piombo e nichel più elevati della norma anche in piccoli centri cittadini. In ogni caso, nella maggior parte dei casi, i livelli rinvenuti non solo erano inferiori ai valori di riferimento, ma anche al LOQ (Limite di Quantificazione).