giovedì, Ottobre 29, 2020

In Basilicata occorre rilanciare i calanchi di Montalbano Jonico

Riserva Montalbano Jonico

La riserva regionale dei Calanchi di Montalbano Jonico (Matera) ha compiuto gli anni. Per la precisione sono 9, visto che è stata istituita con la Legge regionale n.3 del 2011, ai quali è corretto sommare i 7 anni che sono occorsi per vedere la luce da quando nel 2004 Legambiente presentò il dossier di candidatura alla Regione Basilicata.

Dunque un percorso lungo per dare corpo e anima ad un’area protetta unica per gli aspetti geologici e paleontologici, oltre che di pregio paesaggistico e naturalistico. Le profonde incisioni dei calanchi (fenomeno geomorfologico di erosione del terreno che si produce per l’effetto di dilavamento delle acque su rocce argillose degradate, con scarsa copertura vegetale e quindi poco protette dal ruscellamento) degradano fino ai campi coltivati, contornati da boschetti di macchia mediterranea, pini e cipressi, disegnano paesaggi di grande suggestione. Il particolare ambiente dei calanchi ha selezionato una vegetazione tipica che si è adattata alle difficili condizioni climatiche e pedologiche. La flora, quindi, è più ricca e complessa di quanto non sia comunemente ritenuto e comprende autentiche rarità botaniche, tutelate dall’Unione europea. Anche la fauna è più ricca di quando il brullo paesaggio possa far ritenere. Molte specie animali, infatti, popolano la Riserva, che resta collegata attraverso piccoli corsi d’acqua (veri “corridoi vegetazionali”) alle aree verdi dell’Agri e del Cavone. L’ampia area dei Calanchi lucani permette la sosta e la riproduzione di diverse specie di uccelli, tanto da essere riconosciuta a livello Comunitario come I.B.A. (Important Bird Area).

Un lungo percorso che deve ora vedere un’accelerazione per un’effettiva tutela, valorizzazione e promozione della Riserva geologica che potrebbe rappresentare un attrattore ed un volano per l’economia sostenibile dell’intera area jonica lucana. Un’area protetta che ancora oggi vede il protagonismo di Legambiente impegnata, con il Centro di educazione ambientale gestito dal circolo locale, nel promuoverne la scoperta e la fruizione oltre alla tutela e la vigilanza. Uno scrigno di geo-bio-diversità che deve però fare i conti con un modello di governance inadeguato poiché la gestione, secondo l’antica Legge regionale sulle aree protette 28/1994, è affidata alle cure della provincia di Matera che, com’è noto, oggi fa parte di un sistema di Enti completamente ridimensionati e con poche risorse economiche e umane disponibili. In estrema sintesi senza i volontari di Legambiente, sostenuti dall’attivismo del Comune di Montalbano Jonico, la Riserva dei Calanchi sarebbe una delle tante aree protette istituite sulla carta e senza una prospettiva reale di svolgere una funzione utile alla tutela della natura e allo sviluppo sostenibile della comunità locale.

Il suo compleanno però ci offre l’occasione per riflettere sullo stato di salute delle aree protette della Basilicata poste a tutela del capitale naturale regionale, su cui occorre porre maggiore attenzione e risorse. A partire dalla obsoleta legge regionale che deve essere aggiornata affinché sia superato l’attuale modello di governance per le riserve e si chiarisca anche il modello per l’affidamento della gestione dei siti della rete natura 2000. La Basilicata, regione che continua a puntare sullo sfruttamento petrolifero del suo sottosuolo, ha comunque la responsabilità di individuare una strategia per la tutela della biodiversità e la crescita sostenibile del suo territorio attraverso il rafforzamento delle misure a tutela delle attività sostenibili nelle aree protette quali il turismo attivo, la gestione forestale, l’agricoltura e la zootecnia biologica oltre a puntare a trasformare le comunità locali in green community.

Antonio Nicolettihttps://www.lanuovaecologia.it
Responsabile nazionale Aree protette e biodiversità di Legambiente

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