In Australia gli eventi estremi legati al global warming si sono quintuplicati

Nel continente, caldo estremo, incendi, siccità prolungata e oceano sempre più acido. A rivelarlo il report biennale del Bureau of meteorology e dell’ente nazionale di ricerca Csiro

 

immagine di un in incendio in una foresta australiana

Eventi di caldo sempre più estremo, siccità, stagioni degli incendi più lunghe e oceani in tilt per il sollevamento dei livelli e acque con temperature sopra la media. È quanto sta accadendo in Australia secondo il rapporto del Bureau of meteorology e dell’ente nazionale di ricerca Csiro. Il dossier, pubblicato ogni due anni, misura le variazioni di lungo termine e le tendenze climatiche individuate nel continente.

Il report 2018 mostra che la tendenza di lungo termine al riscaldamento sta continuando inesorabile, con un aumento di un grado dal 1910, quando sono cominciate le rilevazioni. Un riscaldamento che, a detta degli esperti, contribuisce a un aumento di lungo termine nella frequenza di eventi di caldo estremo, di condizioni favorevoli agli incendi e di periodi di siccità.

“In generale c’è stato un aumento di circa cinque volte nella frequenza di caldo estremo e questo si registra sia nelle temperature medie mensili che in quelle diurne e notturne”, ha scritto Karl Braganza, direttore del Monitoraggio del clima del Bureau of meteorology. Non solo: è stata registrata una riduzione delle piogge del 20% nell’Australia sudoccidentale, con picchi fino al 26% in alcune aree. Nella parte sudorientale del Paese, invece, la piovosità è diminuita dell’11% da aprile a ottobre.

I livelli crescenti di CO2 inoltre modificano la composizione di ph degli oceani e la maggiore acidità delle acque ha un impatto su tutta la vita marina, dal plancton ai coralli. “C’è stata una migrazione verso sud di specie di pesci subtropicali e tropicali lungo la costa orientale dell’Australia, associata con il riscaldamento dei mari”, ha continuato Braganza. “Sappiamo dalla nostra analisi che la causa degli aumenti nella concentrazione di CO2 risale all’attività umana, con la bruciatura di combustibili fossili e i cambiamenti nell’uso del territorio”.