Imparare, pedalare, divulgare

Negli ultimi tre anni Domenico D’Alelio, insieme ad altri scienziati, ha attraversato l’Italia in bicicletta per parlare alla “gente di strada” di ecologia. Questo è il suo racconto

Escursione in bicicletta (foto di Antonio Bergamino)

La natura “dietro casa” è quella che apprezzo di più. Avendo la fortuna di abitare a ridosso di un parco regionale, mi basta pedalare per pochi chilometri per raggiungere piccole valli boscose, specchi d’acqua effimeri ma pullulanti di vita, rupi che si aprono su orizzonti che spaziano dall’Adriatico al Tirreno. Poi splendide faggete, dove convivono bruttezze immani, come discariche selvagge, il cui destino è reso immobile dai rimpalli di responsabilità fra enti di ogni genere e grado, e meravigliosi esempi di “servizi ecosistemici”, come i magnifici “muri di contenimento” naturali prodotti dall’intrico delle radici a ridosso delle strade. Ogni estate, fra la fine di luglio e la metà di agosto, pedalando nei boschi dei monti vicino casa mia, raccolgo chili e chili di more. Ne faccio marmellata, che mi basta per un anno intero.

L’umanità e la natura dipendono l’una dall’altra. Un rapporto stretto ma spesso ignorato che però, come avviene per tutti i rapporti amorosi, può essere pur sempre ravvivato, per esempio mettendosi in ascolto consapevolmente. Per quanto mi riguarda, mi capita spessissimo di “ascoltare” la natura quando sono in bicicletta. E nello stesso tempo, al ritmo dei pedali, altrettanto spesso mi capita di pensare a cosa scrivere nelle pubblicazioni scientifiche ancora prima di sedermi al pc. Anche questo, dal mio punto di vista di ecologo, è riconnettersi alla natura.

Ne ho scritto già prima di oggi, come nel libro Uno scienziato a pedali, dove la bicicletta è il mezzo principe per portare l’ecologia al grande pubblico. Proprio così. Perché negli ultimi tre anni, insieme a tanti altri colleghi, ho avuto l’opportunità, ma anche l’ardire, di viaggiare su e giù per l’Italia per parlare alla gente “di strada” di ecologia, intesa come la “scienza che studia il legame fra gli esseri viventi e l’ambiente”. Questo è infatti l’originario significato di ecologia, crasi di “oikos” e “logos”, che in greco antico stanno per “casa” e “discorso”. La parola fu coniata nel 1866 da Ernst Haeckel, poliedrico scienziato e artista figurativo tedesco.

Questi miei bici-viaggi con l’ecologia sono nati all’interno di Lter Italia, sezione nazionale di Ilter, che sta per International long term ecological research network, una rete globale di osservatori scientifico-naturalistici gestiti da università, enti di ricerca, agenzie per la protezione ambientale e organi di controllo del territorio, in cui lavorano scienziati impegnati in ricerche ecologiche di lungo termine focalizzate su ecosistemi terrestri e acquatici. Le ricerche Lter studiano la biodiversità e le condizioni ambientali con analisi regolari (anche a cadenza settimanale) e su intervalli di tempo lunghi (superiori ai dieci anni) in punti fissi, vere e proprie “sentinelle” dello stato del nostro pianeta. L’obiettivo degli studi è quello di rilevare possibili cambiamenti all’interno degli ecosistemi (ad esempio una progressiva perdita di biodiversità) e di sortire l’eventuale legame di questi cambiamenti con le attività umane. La rete Lter Italia include 25 siti di studio, che a loro volta includono numerose stazioni di campionamento diffuse sull’intero territorio nazionale.

Ma che cosa c’entra questo network scientifico con i viaggi in bici? Nell’ambito delle proprie attività di comunicazione, la Rete ha pensato di organizzare dei “Cammini dell’ecologia”, ovvero dei percorsi a tappe condotti attraverso mobilità dolce (piedi, bici, canoa) per collegare i diversi siti. Durante i cammini, realizzati soprattutto d’estate, scienziati e cittadini condividono la strada e le stesse attività scientifiche realizzate nei siti Lter dai ricercatori della Rete, interagendo in un contesto informale.

Gli obiettivi dei cammini sono molteplici, come portare all’attenzione del pubblico l’utilità delle ricerche ecologiche, ma anche aprire il mondo del turismo dolce a una fruizione consapevole del territorio, ponendo le basi alla partecipazione dei cittadini stessi alla raccolta di dati utili alle scienze dell’ambiente. La cosiddetta citizen science, o scienza del cittadino, è sempre più utilizzata negli studi ecologici ed è spesso l’oggetto attorno al quale vengono sviluppati progetti di ricerca europei finalizzati alla protezione ambientale, come il progetto “Life Mipp”, nell’ambito del quale è stata prodotta un’applicazione per smartphone utile a mappare le popolazioni di coleotteri.

Fra il 2015 e il 2017 la Rete ha realizzato ben nove cammini, per un totale di circa 3.000 km. E il 2018 sarà un anno di ulteriore sviluppo, con la realizzazione del primo cammino transfrontaliero che, attraverso le Alpi, unirà a piedi Italia e Svizzera. Dal canto mio, ho coordinato tre cammini Lter, realizzati interamente in bici: un percorso di 1.500 km totali, suddiviso in tre itinerari, fra Molise, Puglia, Basilicata, Campania, Lombardia, Veneto e Trentino (le tracce gps sono reperibili presso il sito dei Cammini Lter). Questi viaggi in bici sono stati realizzati da ciclisti-scienziati di diverse istituzioni di ricerca italiane, come la Stazione zoologica di Napoli e il Consiglio nazionale delle ricerche, e hanno ricevuto il patrocinio nazionale di Legambiente e della Federazione italiana amici della bicicletta (Fiab).

Sono stati realizzati nove cammini, per un totale di 3.000 km. E il 2018 sarà un anno di ulteriore sviluppo

A distanza di tre anni dal primo chilometro nella veste di “scienziato a pedali”, mi ritrovo sempre più spesso a riflettere sui “miei” cammini, durante i quali mi è capitato di tutto: come parlare della vita in una goccia d’acqua a bambini di paesi semideserti, del valore dei beni ambientali a sindaci solo apparentemente disinteressati, di scienza in strutture religiose, ma anche di racconto “emozionale” della scienza in enti di ricerca. Di mostrare il plancton al microscopio nel bel mezzo di sagre di cozze o di spiegare a “corridori” dalla sgargiante divisa perché la Terra è un ecosistema. Di fare un evento di comunicazione in apertura di tappa, percorrere 100 km in bici e ritornare a parlare alla gente la sera, ancora in calzoncini da bici. La considerazione più positiva su queste esperienze è questa: unire la diffusione delle conoscenze ecologiche al turismo dolce è uno strumento molto potente, perché permette di sviluppare dei percorsi non solo fisici ma anche narrativi, dove chi viaggia vede e impara, perché si sente parte dello spazio che attraversa fisicamente. Ad esempio, il cammino Mesothalassia (“la terra tra i due mari”), percorso nel 2015 e raccontato nel già menzionato libro, ha permesso di collegare i siti Lter “Dune costiere” (Molise) e “Golfo di Napoli”, mettendo in rete una decina di oasi naturalistiche (siti Sic e Zps) localizzati lungo la direttrice dei fiumi Ofanto e Sele, corsi d’acqua che sfociano l’uno nell’Adriatico e l’altro nel Tirreno. Si tratta della stessa direttrice seguita dalle gru durante le loro migrazioni stagionali fra la Siberia e il Maghreb. Anche il solo viaggiare con cognizione di causa lungo questo itinerario può rappresentare un arricchimento culturale-naturalistico.

Trekking Alpi (Foto di Antonio Bergamino)

Del resto, è più difficile imparare ciò che non si osserva e non si può osservare ciò che non si vede, tanto con gli occhi quanto col “cuore”. È un po’ questa la filosofia che mosse uno dei padri del movimento ecologista, Henry David Thoreau, che nel suo esperimento di vita nei boschi, sulle rive del laghetto di Walden, si allontanò volontariamente dalla civiltà tardo ottocentesca, progressista e alimentata da carbone e olio di balena, per “rivedere” la natura e capire se fosse di nuovo possibile vivere a stretto contatto con essa. In quei due anni, Thoreau ritrovò non solo uno stile di vita naturale ma anche il tempo per studiare ciò che lo circondava. Tra le massime fonti di ispirazione di Thoreau, la cui azione fu mossa soprattutto da un legame empatico con la natura, vi fu nientemeno che Alexander von Humboldt, uno degli scienziati naturalisti più importanti della storia. Humboldt fu uno dei primi esploratori scientifici e, allo stesso tempo, uno dei primi divulgatori, perché attraverso le proprie opere trasmetteva non solo informazioni scientificamente rigorose, ma anche il suo trasporto emotivo verso l’osservazione dei fenomeni naturali. In poche parole, studiava la natura perché sentiva di appartenerle.

Unire ecologia e turismo dolce permette di sviluppare percorsi dove chi viaggia vede e impara

Comunicare l’ecologia dal punto di vista scientifico, instaurando un rapporto con la natura, percorrendola fisicamente e interpretandola attraverso gli strumenti forniti dalla scienza ecologica: il concept dei “Cammini Lter” può essere riassunto così. Il significato originario della parola ecologia, del resto, è altamente inclusivo, sia filosofico che scientifico. Perché l’osservazione della natura può portare chi l’ammira tanto a sentirsi parte di essa, quanto ad acquisire le basi intellettuali per trasformare questo rapporto empatico in uno studio approfondito, volto a capire come funziona la natura, come fa a sostenerci e cosa dobbiamo fare noi per continuare a mantenerla viva.