Ilaria Alpi, oggi a Roma presidio #Noinonarchiviamo

Con la FNSI c’erano i rappresentanti di Ordine nazionale dei giornalisti, Usigrai, Cdr del Tg3, Ordine dei giornalisti del Lazio, Associazione Stampa Romana, Articolo21, Rete NoBavaglio, Libera, Libera Informazione, Legambiente, Associazione Amici di Roberto Morrione, Amnesty International Italia

Ilaria Alpi e Miran hrovatin

Oggi, 8 giugno, giorno della nuova udienza sulla richiesta di archiviazione delle indagini sull’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, i rappresentanti dei giornalisti italiani si sono ritrovati ancora una volta davanti al Tribunale di Roma, in piazzale Clodio, per ribadire #NoiNonArchiviamo. “Ilaria è un simbolo che non va lasciato cadere – afferma Antonio Di Bella, direttore di Rainews presente al sit in – per la ricerca della verità e della giustizia. La pressione di questi anni non è stata inutile: adesso si cerca di evitare l’archiviazione che sarebbe l’ingiustizia più grande anche per la madre di Ilaria. Siamo qui non soltanto per Ilaria ma anche per il diritto di fare informazione rischiando la vita senza limitarsi ad una realtà di comodo”.  Con la FNSI, come già nelle precedenti occasioni, c’erano i rappresentanti di Ordine nazionale dei giornalisti, Usigrai, Cdr del Tg3, Ordine dei giornalisti del Lazio, Associazione Stampa Romana, Articolo21, Rete NoBavaglio, Libera, Libera Informazione, Legambiente, Associazione Amici di Roberto Morrione, Amnesty International Italia. Un sit in per chiedere che sull’omicidio Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, la giornalista e l’operatore del Tg3 uccisi il 20 marzo 1994 a Mogadiscio, non venga abbandonata la ricerca della verità.

Il pm di Roma Elisabetta Ceniccola ha ribadito la richiesta di archiviazione al gip per l’indagine sull’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, la giornalista e l’operatore del Tg3 uccisi il 20 marzo 1994 a Mogadiscio, sostenendo che le nuove intercettazioni giunte dai pm di Firenze nelle scorse settimane sono sostanzialmente irrilevanti e non rappresentano uno spunto solido per avviare nuovi accertamenti. Il giudice Andrea Fanelli si è riservato di decidere nei prossimi giorni. La conversazione giunta a piazzale Clodio risale al 2012 e riguarda due cittadini somali residenti in Italia che parlando del caso Alpi affermano “l’hanno uccisa gli italiani”. Si tratta di una intercettazione presente nelle carte di una inchiesta congiunta delle procure di Firenze e Catania che sette anni fa portò all’arresto di 55 persone, tutte somale, accusate di traffico di esseri umani. “Prendiamo atto del rinvio e ci auguriamo che queste due settimane possano servire a riaprire l’inchiesta e ad accertare quanto meno la spaventosa catena di depistaggi e omissioni che hanno segnato questa tragedia. Un grazie a tutte le associazioni che anche oggi hanno partecipato al presidio con l’impegno di ritornare nel giorno nel quale sarà fissata la prossima udienza che potrebbe risultare decisiva. Fino alla fine verità e giustizia per Ilaria e Miran”. Lo affermano, in una nota, Federazione nazionale della Stampa italiana, Ordine dei giornalisti e Articolo21.

E proprio ieri mattina si è svolta a Latina la cerimonia di intitolazione della piazza dedicata a Ilaria Alpi, giornalista del Tg3 uccisa assieme all’operatore Miran Hrovatin il 20 marzo 1994 a Mogadiscio. Nel giardino del Parco degli Elleni, nello spazio antistante la nuova chiesa di Santa Chiara, è stata anche installata una targa donata da Fnsi e Cnog.
Alla cerimonia erano presenti autorità cittadine, studenti delle scuole, rappresentanti del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, dell’Associazione Stampa Romana, di Articolo21, il direttore del Tg3 Luca Mazzà e il presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana, Giuseppe Giulietti.
«Ringraziamo l’amministrazione comunale di Latina che con questo gesto dal forte valore simbolico ha voluto onorare la memoria di Ilaria Alpi e il lavoro di tutti i giornalisti che ogni giorno si impegnano per adempiere il loro dovere di informare i cittadini e di illuminare quelle periferie dove la criminalità pensa di poter nascondere i suoi traffici», ha detto Giulietti.

Aggiornato l’8 giugno alle 15:56
Aggiornato l’8 giugno alle 12:03
Aggiornato l’8 giugno alle 11:20

Pubblicato l’8 giugno 10:47