Il tempo del confronto

dibattito pubblico

“L’attuazione del Pnrr deve diventare anche un esercizio per la nostra democrazia”.

foto di Francesco Loiacono
Francesco Loiacono

I soldi del Next Generation Eu sono un’occasione irripetibile. L’abbiamo già scritto ma è bene ricordarlo in queste settimane in cui, con la presentazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza a Bruxelles, si passerà dalle parole ai fatti. I fondi presi in prestito dovranno essere spesi bene per lasciare ai giovani un Paese più sostenibile e inclusivo. Ben venga allora l’idea di 17 associazioni della società civile di far nascere un osservatorio per controllare l’uso delle risorse con un monitoraggio civico. Ai cittadini dovrà però essere dato davvero modo di partecipare attivamente e in trasparenza alle scelte sui progetti finanziati.

La copertina del numero di maggio di Nuova Ecologia

Nei prossimi anni l’Italia si riempirà di cantieri, se vogliamo evitare conflitti e opere che non portano reali benefici alle comunità è necessario coinvolgere i territori in un confronto aperto e democratico. Il dibattito pubblico – regolato in Francia per legge dagli anni ’90 – nel nostro Paese è delineato da un quadro normativo ancora incerto, che stenta a decollare. Un gruppo di associazioni, Legambiente inclusa, ha lanciato un manifesto per chiedere un rafforzamento di queste norme e per rendere più certi i tempi di valutazione dei progetti, ridimensionando lo spazio sia per la sindrome “nimby” (not in my backyard, non nel mio giardino) che per quella “nimto” degli eletti (not in my terms of office, non nel mio mandato).

Le occasioni per sprecare denaro pubblico in Italia non mancano. Un esempio è la richiesta, partorita dalle commissioni Difesa di Camera e Senato, di aggiungere un settimo pilastro al Pnrr per “promuovere la capacità militare”, oppure i progetti per produrre idrogeno da un processo alimentato da fonti fossili, distraendo così risorse da quei progetti che realmente possono decarbonizzare l’economia. L’unico idrogeno che può avvicinarci al raggiungimento degli obiettivi climatici, se usato in alcuni settori industriali, come spieghiamo nella storia di copertina, è quello “verde” prodotto con le fonti rinnovabili. Solo a queste, sempre più competitive, andrebbero destinate le risorse per la ripresa.
L’augurio è che l’attuazione del Pnrr diventi un esercizio anche per la nostra democrazia. Evitare che i soldi finiscano in progetti che poco hanno a che fare con la sostenibilità, se non addirittura tirati fuori dai cassetti delle lobby delle fossili o degli armamenti, ci farà diventare sicuramente un Paese più forte, sostenibile e inclusivo.

 

I COLORI DELL’IDROGENO
Il numero DI MAGGIO DELLA Nuova Ecologia
I DIVERSI MODI DI PRODURRE UN VETTORE ENERGETICO DAVVERO SOSTENIBILE sulla copertina di QUESTO MESE

 

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Francesco Loiacono
Direttore La Nuova Ecologia. Giornalista ambientale autore di inchieste su dissesto idrogeologico, inquinamento industriale, bonifiche e amianto. Email: direttore@lanuovaecologia.it Twitter: @francloia