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Il rovescio dei reflui

In tre isole greche, e nella nostra Gorgona, si sperimentano sistemi per recuperare le sostanze nutritive delle acque di scarico. Per ridurre il danno ambientale e sviluppare l’economia

L’economia circolare si può applicare anche ai servizi idrici, con il riutilizzo dell’acqua e dei preziosi nutrienti contenuti negli scarichi. Nelle isole greche di Lesbo, Tinos e Mykonos si stanno mettendo a punto alcuni sistemi di recupero, depurazione e riuso grazie al progetto “Hydrousa”, finanziato dal programma europeo “Horizon 2020”, coordinato dal Politecnico di Atene. Sono soluzioni sperimentali che si stanno già diffondendo in diversi luoghi del mondo dove l’acqua è scarsa: in 25 Stati per la precisione, dai Paesi affacciati sul Mediterraneo all’Australia, dalla Malesia all’Argentina. In Italia la società Iridra di Firenze sta avviando un progetto sull’isola carcere di Gorgona, nell’Arcipelago Toscano. Un’iniziativa che per la particolarità del luogo assume una valenza non solo ambientale ma anche sociale, con la partecipazione attiva dei detenuti ai lavori fin dalle fasi di progettazione. «Nella storia dell’umanità c’è sempre stato un nesso tra i reflui e l’agricoltura – afferma Fabio Masi, il project manager di Iridra – Oggi, prendendo spunto dal passato, siamo alla ricerca di sistemi per recuperare le sostanze nutritive contenute nelle acque di scarico in modo sicuro e controllato, senza gli effetti negativi del bioaccumulo o di contaminazioni batteriche e virali. Con questo approccio, la depurazione diventa un modello anche produttivo, che riduce il danno ambientale e sviluppa l’economia».

Replicare la natura

Secondo le Nazioni Unite, nel mondo oltre l’80% delle acque di scarico viene ancora rilasciato nell’ambiente senza un adeguato trattamento. Accade anche perché la depurazione il più delle volte viene vista solo come un costo, non se ne vedono i benefici. L’Ue ha aperto quattro procedure di infrazione nei confronti dell’Italia, che interessano soprattutto Calabria e Sicilia. Uno degli obiettivi del progetto “Hydrousa” è proprio quello di rovesciare il paradigma e dimostrare che i reflui possono essere fonte di guadagno, perché oltre al riutilizzo delle acque, che sono sempre più preziose, contengono sostanze fertilizzanti da impiegare in agricoltura come azoto, fosforo e carbonio.

L’impianto sperimentale di Lesbo utilizza gli scarichi domestici del paesino di Antissa per alimentare un sistema di agroforestazione, realizzato come parte del progetto. Anche quando si parla di agroforestazione si fa riferimento alle antiche tecniche di coltivazione, che consentono una maggiore biodiversità rurale: nella stessa unità di superficie, infatti, accanto a seminativo o pascolo vengono piantumate specie arboree e arbustive perenni. «A Lesbo un team di agronomi ha individuato gli arbusti più adatti al terreno e al clima in base a uno studio sulle colture con più alto valore di mercato – spiega Fabio Masi – Nel processo decisionale sono stati coinvolti gli agricoltori locali, che ne saranno i protagonisti. In questi mesi le piantine stanno crescendo e vengono irrigate proprio con le acque di scarico depurate – continua – Questa estate e la prossima serviranno a monitorare il buon funzionamento del sistema ed eventualmente a introdurre modifiche». Il senso del programma “Horizon” è proprio quello di finanziare la sperimentazione di sistemi innovativi, da replicare in contesti simili. La società Iridra nell’ambito del progetto “Hydrousa” si occupa delle soluzioni nature based, quelle cioè che traggono ispirazione dai processi naturali, imitandone il funzionamento, e ha progettato appunto il sistema naturale di trattamento dei reflui urbani ad Antissa. «Abbiamo scelto per la sperimentazione le isole greche perché sono contesti dove è maggiore l’esigenza di un uso oculato delle acque, ma anche perché sono luoghi interessati da un turismo stagionale di massa – continua il project manager – Nel giro di pochi giorni si passa da un bassissimo numero di residenti a un grande flusso di vacanzieri, che si concentra in tre mesi. I sistemi di depurazione più comunemente usati non funzionano bene con una tale fluttuazione del carico e molte volte il risultato è che gli scarichi sono restituiti all’ambiente in modo improprio durante la stagione turistica. La fitodepurazione a doppio stadio che stiamo sperimentando a Lesbo – conclude Fabio Massi – è un’efficiente soluzione alle variazioni stagionali e si può applicare anche nei paesini di montagna».

Sistemi di recupero

Sull’isola carcere di Gorgona, Iridra sta lavorando in collaborazione con Asa, l’Azienda servizi ambientali di Livorno, gestore del servizio idrico integrato, con l’Università Politecnica delle Marche e il ministero della Giustizia. Da oltre vent’anni sull’isola funziona un impianto di fitodepurazione progettato proprio da Iridra. Ora è necessario ripristinare le vasche più vecchie. Saranno gli stessi detenuti, adeguatamente formati, a lavorare alla costruzione del nuovo sistema di recupero di acqua e fertilizzanti, sul modello di quello di Lesbo. Tecnici e detenuti hanno deciso di realizzare la fertirrigazione di un frutteto e di una oliveta secolare, riutilizzando le acque trattate da un sistema di fitodepurazione “alla francese”, in cui effettuare il recupero di ammendante organico dopo cinque anni, quando avranno a disposizione alcune tonnellate di compost da insacchettare e utilizzare per le coltivazioni sull’isola. Si contribuisce così al sequestro di carbonio, che viene reso al suolo compensando l’impoverimento prodotto dalla pratica agricola. «L’iniziativa ha un duplice effetto positivo – afferma Carlo Mazzerbo, direttore del carcere – Tuteliamo il patrimonio naturalistico e l’ecosistema dell’isola di Gorgona mentre aiutiamo i detenuti ad acquisire competenze utili per il loro percorso di reinserimento nella società».

Approcci circolari

Altri due siti sperimentali di “Hydrousa” si trovano a Mykonos, nel villaggio di Ano Mera. Uno è costituito da un sistema di recupero dell’acqua piovana e serve per l’irrigazione di un campo di origano. Nell’ottica dell’approccio circolare è stato ricostruito, con le pietre reperite in loco, l’antico muretto a secco che delimita la superficie di raccolta della pioggia. Qui i lavori si sono conclusi a gennaio 2020. Da allora, durante l’inverno l’acqua si accumula per la stagione secca, quando viene distribuita con sistemi di precisione. Anche il secondo impianto ad Ano Mera recupera la pioggia, questa volta dai tetti e dalle superfici di scorrimento in un pozzo urbano. L’acqua viene utilizzata per gli sciacquoni nelle case e per l’irrigazione della lavanda. Il sito comprende anche un giardino pluviale, bioswale, che mitiga gli effetti degli eventi alluvionali. Sull’isola di Tinos è stato invece avviato un sistema di desalinizzazione low cost, basato sui principi di evaporazione e condensazione, che si ispira alle mangrovie: una serra per la coltivazione di frutti tropicali, che al contempo restituisce acqua potabile e sale. Ancora a Tinos, è stato realizzato un villaggio ecoturistico, dove gli scarichi sono riutilizzati in agricoltura. Si torna così alla circolarità dell’acqua, delle sostanze organiche e dei nutrienti.

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Elisa Cozzarini
Laureata in Scienze Politiche a Trieste, come giornalista si occupa di ambiente, e in particolare di fiumi, da oltre dieci anni. Si dedica al racconto del territorio del Friuli Venezia Giulia e del Veneto attraverso la scrittura, la fotografia e l'audiovisivo. Ha pubblicato diversi libri per Ediciclo/Nuovadimensione, tra cui "Radici liquide. Un viaggio inchiesta lungo gli ultimi torrenti alpini", 2018, finalista al Premio Mario Rigoni Stern.

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