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Il regista Edoardo Winspeare: “Pochi Paesi sono stati deturpati come l’Italia”

Edoardo Winspeare, il regista

Si tratta solo di un piccolo gruppo. Ma sufficiente a dire che qualcosa sta cambiando, nel nostro cinema, nel rapporto tra settima arte e ambiente. Giorgio Diritti, Michele Frammartino, Marco Segato, Renzo Carbonera, Pietro Marcello, Alice Rohrwacher sono alcuni dei registi dallo sguardo “green”. A questi non si può non aggiungere Edoardo Winspeare, che con La vita in comune ha raccontato il suo sogno ecologico.

A partire dal suoi primi film “Pizzicata”(1995) e “Sangue vivo”(2000), fa una precisa scelta territoriale per l’ambientazione, il Salento, a cui rimane quasi sempre fedele. Perché?
Lo ammetto, sono un regista a chilometri zero. Prediligo il Salento per ragioni affettive ma anche economiche e ambientali. Spero comunque di offrire uno sguardo non provinciale attraverso i miei lavori.

La sua terra entra nei film anche con la sua lingua. Ha girato diverse volte in dialetto salentino utilizzando i sottotitoli. Non crede che ci sia il rischio di allontanare il pubblico?
Sicuramente. La mia però è una scelta di autenticità. Non sono un cultore della lingua salentina, più semplicemente i miei attori si esprimono meglio in dialetto: sono più veri.

A proposito di attori, sono quasi sempre non professionisti e scoperti sul territorio. È un valore aggiunto?
Non faccio molta differenza tra attori professionisti e non. Cerco persone vere che corrispondano al personaggio che devono interpretare. Trovo che, in Italia, molti attori pur essendo tecnicamente molto bravi mancano di caratterizzazione. A partire dai volti. Molti sono belli, con i lineamenti perfetti, questo può andare in una logica televisiva, meno sul grande schermo. Cerco per i miei film facce che ci rappresentino, che ci somigliano come diceva Carlo Levi.

Parla spesso di piccole comunità, come in “In grazia di Dio”. I suoi protagonisti praticano il baratto e il ritorno alla terra. Per essere felici è fondamentale recuperare luoghi, rapporti e stili di vita passati?
Bisogna più semplicemente prendere il meglio. Il passato non rappresenta di per sé un modello vincente, pensiamo alla condizione della donna. Vanno bene anche le pratiche nuove. L’importante è recuperare un senso di comunità, che prima era molto forte. Il mio non è un cinema “glamour” ma esprime una ricerca di felicità, di benessere culturale, spirituale, sociale.

La Vita In Comune

Nel suo ultimo film, “La vita in comune”, il protagonista ha un sogno ecologista, quello di creare uno zoo nel suo piccolo paese chiamato Disperata. Qual è il suo rapporto con la natura?
Il protagonista vuole creare per il suo paese un parco naturale dove sia possibile recuperare un rapporto diretto con gli animali, con la natura. In quest’area però l’amministrazione vuole realizzare un piano di investimenti per rilanciare l’economia. Sento molto forte il tema del paesaggio, della tutela del territorio: pochi Paesi sono stati deturpati come l’Italia. Anche in altri film ho affrontato questi temi: ad esempio in Sangue vivo uno dei protagonisti abbatte con una mazza una casa abusiva.

Come ha fatto lei con l’associazione Coppula Tisa?
Già, nel 2004 con un gruppo di amici ho dato vita all’associazione Coppula Tisa proprio per contrastare l’abusivismo edilizio e la cementificazione in Salento. Abbiamo fatto delle azioni dimostrative acquistando, tramite raccolte fondi, ecomostri per poi abbatterli e restituirli al bene comune una volta ripristinata l’integrità paesaggistica.

La Vita In comune

Nelle sue inquadrature, agli scenari naturali riserva sempre campi lunghi, lasciando girare la macchina per alcuni secondi. Una forma di rispetto nei confronti dell’ambiente? Lavora sul tempo?
Non sono un regista d’azione. Voglio raccontare storie di uomini esplorando anche la dimensione del bene. Cerco sempre la poesia e la poesia ha bisogno di tempo, di durata. l

Marino Midena
Studioso di tematiche giuridiche agraristiche-ambientali. come giornalista collabora con diverse testate. lavora in uffici stampa e ha condotto trasmissioni radio e tv. Ha insegnato “Diritto e legislazione dello spettacolo” presso il Conservatorio di Musica “V. Bellini” di Palermo ed è il direttore artistico del Green Movie Film Fest.

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