Il porto di Pisa è il primo in Italia “plastic free”

Timor Est, invece, sarà ‘neutral’ grazie ad un impianto di riciclaggio chimico della plastica basato su una nuova tecnologia australiana. Pronti a trasformare le materie da rifiuto in risorsa economica

Porto di Pisa, plastic free

Il porto di Pisa è il primo in Italia a promuovere l’abbattimento della plastica monouso e in questi giorni, dopo l’inserimento nelle liste stilate dal ministero dell’Ambiente in linea con la direttiva europea “plastic-free”, dallo scalo toscano si muovono diverse iniziative pubbliche sull’argomento. Un convegno coordinato dalle università di Pisa e Siena, con il laboratorio Archa, il parco naturale Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli, Comune, Regione Toscana e Ministero, è stato dedicato all’approfondimento di temi come l’inquinamento da plastiche e microplastiche, e utilizzo di tecnologie in grado di limitare il fenomeno. Per l’amministratore del porto di Pisa, Simone Tempesti, è fondamentale “avere il coraggio di impegnarsi concretamente, anche adottando misure drastiche. Il nostro percorso prevede l’abbandono della plastica monouso all’interno dei nostri uffici e il lancio di una campagna di comunicazione nazionale”.

Nel mondo, intanto, la lotta alla plastica monouso continua senza sosta. Timor Est, Paese del Sudest asiatico che occupa metà dell’isola di Timor a nord dell’Australia, è pronto a diventare il primo paese ‘plastic neutral’, dopo aver firmato un accordo per costruire un rivoluzionario impianto di riciclaggio chimico della plastica basato su una nuova tecnologia australiana: un reattore catalitico idrotermico, detto anche Cat-HTR. Un impianto che offre una soluzione potenziale alla crisi globale causata dalla decisione della Cina di non accettare più rifiuti plastica da riciclare.

L’impianto del costo di circa 57,7 milioni di dollari australiani (circa 36 milioni di euro) disintegra la plastica in pezzetti minuscoli e permette di riutilizzarla per creare nuova plastica, carburante o cera dura, il cui olio è usato in prodotti di bellezza. Potrà trattare circa 20 mila tonnellate di plastica di scarto ogni anno e produrre circa 17 mila tonnellate di carburanti sintetici.

Gli impianti Cat-HTR, che sono già in costruzione in Canada e Gran Bretagna, hanno la cruciale caratteristica di riciclare anche la plastica detta ”di fine vita’, che tipicamente finisce in discarica, se non negli oceani e nei fiumi. Secondo le stime finiscono negli oceani ogni anno 8 milioni di tonnellate di plastica e altre decine di milioni nelle discariche.

L’inventore della tecnologia Thomas Maschmeyer docente di chimica all’Università di Sydney ha spiegato che l’obiettivo è di trasformare la plastica da rifiuto a risorsa economica. Vogliamo che il problema dei rifiuti di plastica si possa autoregolare”. La tecnologia viene concessa a Timor Est gratuitamente, spiega ancora Maschmeyer, perché “l’idea di una nazione ‘plastic neutral’ può essere un esempio di importanza globale”