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Il nostro patrimonio: Italia bene comune

L’estate post virus per gli italiani può essere l’occasione giusta per riscoprire il patrimonio di bellezze del Belpaese. Luoghi forse sconosciuti ai più, e che magari si trovano a pochi chilometri dalle nostre abitazioni, dal panorama mozzafiato o dal bagaglio storico culturale da far invidia a mezzo pianeta. Per tracciare l’itinerario del tour estivo ideale basterebbe scorrere l’elenco dei siti italiani dichiarati patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Sono 55, come nessun altro Paese al mondo. Un primato che dividiamo con la Cina. Ma la nostra abbondanza di bellezze è resa ancora più lampante dalla differente estensione del territorio dei due Stati. Ad oggi l’Unesco ha riconosciuto come “patrimonio dell’umanità” un totale di 1.121 siti – 869 culturali, 213 naturali e 39 misti – presenti in 167 Paesi del mondo. L’agenzia delle Nazioni Unite li divide in quattro macro categorie: “geoparchi”, cioè siti con un particolare patrimonio geologico e una strategia di sviluppo sostenibile; “riserve della biosfera”, una qualifica assegnata per la protezione degli ecosistemi; il “patrimonio mondiale culturale e naturale”, che consiste in opere dell’uomo o della natura di eccezionale valore universale; infine quel “patrimonio immateriale” che rappresenta la diversità e la creatività umane. Ecco, percorrendo lo Stivale in lungo e in largo si potrebbero passare in rassegna tutte le categorie citate, in alcuni casi visitando in un colpo solo paesaggi naturali e incontaminati avvolti da storia e cultura. Basti pensare al Parco nazionale del Cilento in Campania o a quello delle Cinque Terre in Liguria.  

A spasso nel passato geologico
 Le prime aree italiane a ottenere il riconoscimento di geoparco si trovano in Sicilia: il Parco delle Madonie nel 2004 e il Parco Rocca di Cerere nel 2008. Le Madonie sono la catena montuosa più antica della Sicilia, un luogo reso prezioso dalla presenza di ben sette diversi tipi di formazioni geologiche. E proprio la Sicilia è la regione italiana con il maggior numero di patrimoni riconosciuti dall’Unesco, anche se a dominare nella terra della Valle dei Templi è l’aspetto storico-culturale. Per gli esperti di geologia, e per gli amanti della natura, la Sardegna concede un tuffo nel passato con il Parco geominerario del Gennargentu (riconosciuto nel 2007), dove ci si ritrova al cospetto di 500 milioni di anni di storia geologica con tantissimi tipi di accumuli minerali di diversa origine. Tornando sulla terraferma, fra Basilicata e Calabria, un’escursione sulle cime del geoparco del Pollino (2015) garantirebbe un’immersione a occhi aperti nelle acque di tre diversi mari contemporaneamente: Tirreno, Adriatico e Jonio. In Sud Italia si trova poi la perla del Mediterraneo: il Geoparco del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, connubio perfetto fra bellezza paesaggistica, natura e patrimonio culturale. Di fatti il geoparco, che abbraccia la costa tirrenica nel salernitano fino alle cime della Lucania, insiste sul sito archeologico di Paestum e Velia e la Certosa di Padula, anch’esso patrimonio mondiale dell’Unesco. Un luogo profondamente legato alla dieta mediterranea, inserita nella lista dei beni del patrimonio immateriale. Se risaliamo a Nord si trova il Geoparco Sesia Val Grande, nella parte nordorientale del Piemonte. Si tratta di un pezzo di terra rappresentativo della crosta continentale, con un’altitudine che va dai 190 agli oltre 4mila metri. Qui l’eruzione del super vulcano del Sesia, circa 280 milioni di anni fa, formò una grandissima caldera, ancora visibile.  

Un fiume di bellezze
 Il network italiano delle riserve della biosfera comprende ben 19 siti. La Valle Camonica-Alto Sebino, in Lombardia, è stata fra le ultime a essere inserita in questa speciale classifica nel 2018. Ma questo territorio è strettamente legato alla più vasta collezione al mondo di incisioni di arte rupestre, tanto da essere riconosciuta patrimonio mondiale dell’Unesco nel 1979. Altra grande area dichiarata “biosfera” è il Delta del Po: situato fra Emilia Romagna e Veneto, è l’unico delta esistente in Italia e una delle più grandi riserve nazionali di zone umide. La riserva Delta del Po include inoltre anche il sito Unesco di Ferrara, con il suo castello eretto nel 1385, e tre zone umide di importanza internazionale: la Valle di Gorino, la Valle Bertuzzi e le Valli di Comacchio. La new entry italiana fra le riserve è il Po Grande, insignito del titolo un anno fa. Un riconoscimento al tratto medio padano del grande fiume che include ben 85 comuni. A riconoscerne l’imponenza, ben prima dell’Unesco, fu il poeta Giuseppe Ungaretti. “Il signor Po fra gli esilissimi lunghi pioppi delle golene, bisogna vederlo, cresce come un monumento”.

Gli altri articoli di “Un’estate italiana”

Cilento da esplorare / Un mare per tutti / Il nostro patrimonio: Italia bene comune / Cilento da esplorare / Viaggiare a piedi, Stivale in cammino / Bushcraft, a contatto con la natura / Abruzzo a pedali / Sciacca a cinque sensi / Un mare per tutti

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