Il momento prima del crollo: lo spettacolo “Morandi”

Di e con Giulio Stasi. Indaga l’opera del famoso ingegnere, noto per il ponte di Genova

Morandi

All’inizio non ci sono che quattro spettatori dentro un furgone che si sono dati appuntamento a piazza Giustiniani, a Roma. Poco dopo la voce “narrante” di Giulio Stasi (artista d’origine toscana, romano d’adozione) ci fa sapere che quello è il furgone in cui lui vive, ma che non è proprio la sua casa. Dentro ci sono alcune cose che riportano all’intimità e alla frugalità del vivere: un letto, pochi indumenti, delle casse di plastica su cui sedersi. Grazie a quello spazio minuscolo di mondo, Stasi ha fatto esperienza di quello che significa aver bisogno dell’acqua, per lavarsi. Ma non c’è un tono miserevole, c’è la semplice narrazione di una vita che si è fatta nomade e povera per cercare di togliere il superfluo e avvicinarsi all’estasi dell’incontro di strada. Il tragitto lo facciamo a tende chiuse. Da fuori arrivano solo i rumori e le voci della città. Finché il furgone non si ferma. Ci troviamo dalle parti di San Giovanni. Giulio Stasi è sempre con noi, la sua voce in cuffia ci porta ora a “guardare”. Ma cosa? Di fronte c’è solo un vecchio parcheggio abbandonato. L’ha progettato Riccardo Morandi negli anni Cinquanta. Sì, proprio quel Riccardo Morandi del ponte di Genova. Non dobbiamo “farci” niente. Dobbiamo solo starci dentro. Così saliamo, lentamente, le varie rampe. La voce ci guida portandoci ad assecondare alcune stazioni obbligate, fatte del poco e del niente. Vita immateriale. Vita delle cose. Gli uomini e le cose, sulla stessa linea d’ombra. Nessun riferimento puntuale al ponte di Genova. Non è questo il contesto giusto per la denuncia e la colpa. Non è però neanche il terreno della discolpa. I morti sono i morti, vanno rispettati e seppelliti bene. Morandi ha progettato quel ponte. E lui stesso forse sapeva che non poteva durare in eterno. L’architetto Bruno Zevi era stato il solo a saper cogliere quella componente futuristica, non funzionale, delle opere di Morandi: “Sembrano raggelate un momento prima del crollo”.

 

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