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Il glaciologo Marco Tedesco: “Ci incoraggia pensare che il nostro lavoro serva ad aumentare la conoscenza”

Marco Tedesco

Se esiste un luogo in cui andare a cercare il futuro del pianeta, questo è la Groenlandia. Il glaciologo Marco Tedesco, in un libro appena uscito per Il Saggiatore – Ghiaccio, scritto con il giornalista Alberto Flores d’Arcais – ci guida alla scoperta dell’isola regina del Circolo polare artico. Il suo è allo stesso tempo un resoconto scientifico della spedizione e un diario di viaggio in una terra misteriosa.

Per spiegare lo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia utilizza l’espressione “cannibalismo da fusione”. Di che si tratta?
Quando la neve fonde per effetto delle temperature più elevate i suoi grani, i fiocchi di neve, crescono in dimensione. Questo fa assorbire più radiazione solare alla neve stessa, riducendo quello che in gergo tecnico si chiama albedo e che quantifica la proprietà di un oggetto di riflettere la radiazione solare. Perciò la neve fonde ancora più velocemente. E la fusione si ciba del proprio effetto per crescere sempre di più, nutrendosi di se stessa.

Scrive che i dati scientifici prodotti ogni anno nel mondo sono 10 zettabyte, cioè 10.000 miliardi di miliardi di byte. Per rendere più comprensibile il numero aggiunge che il numero di stelle nella Via Lattea è di 250 miliardi… Non è frustrante per voi scienziati che una sedicenne come Greta Thunberg abbia più peso nella mobilitazione sul clima rispetto a questa enorme mole di numeri?
È grazie ai miliardi e miliardi di byte che viaggiano ogni giorno sulle autostrade virtuali che Greta è così potente. La sua generazione ha un alleato nei moderni mezzi di comunicazione e nei social media: le imprese della giovane svedese vengono catturate e amplificate. L’esercito di giovani di oggi ha un potere enorme su quelle che saranno le scelte politiche nel nuovo decennio. È incoraggiante pensare che il nostro lavoro possa contribuire ad aumentare la conoscenza di base di tutti i cittadini sui problemi del riscaldamento globale, specialmente dei ragazzi.

I negazionisti sostengono che sia impossibile simulare il comportamento della Terra fra 100 anni visto che la scienza non è in grado di prevedere con precisione neanche gli effetti di una tempesta in arrivo.
Avrei capito un tale atteggiamento vent’anni fa, oggi è inconcepibile. Persino coloro che in passato erano grandi sostenitori dell’assenza di un riscaldamento globale prima, e del ruolo dell’uomo poi, si sono convinti del contrario. Guardate alle grandi lobby del petrolio, che si stanno sempre più concentrando verso le energie alternative, per scopo di lucro ovviamente. I negazionisti climatici sono guidati da interessi personali, finanziati da altri o meno, o dall’incapacità di accettare idee differenti dalle proprie.

Nel libro insiste sull’urgenza di leggi internazionali per proteggere l’Artico, altrimenti destinato a diventare preda di una nuova “corsa all’oro”. Che tesori nasconde?
La Groenlandia è ricchissima di minerali rari, che pur non essendo preziosi come oro e argento lo diventano in grandi quantità poiché utilizzati nei nostri telefonini e nei componenti elettronici. Il ritiro del ghiaccio favorisce l’affioramento di rocce rimaste coperte per migliaia di anni, i minerali rari possono così essere rinvenuti a profondità prossime alla superficie, abbattendo i costi d’estrazione. Molti sono interessati a queste risorse, ma è inverosimile che quei pochi benefici che possono derivare dal riscaldamento globale finiscano nelle mani delle popolazioni indigene. Anzi, sono le popolazioni locali che pagano il prezzo più alto, per esempio attraverso l’alterazione delle usanze di caccia e dello stile di vita.

Avrebbe mai immaginato, all’inizio dei suoi studi, che l’Artico sarebbe diventato il Canale di Panama del XXI secolo?
Quando ho cominciato, vent’anni fa, l’Artico stava cominciando a entrare nella fase che ha portato a battere molti record, anno dopo anno, dalla riduzione dell’estensione del ghiaccio marino all’accelerazione della fusione della Groenlandia e al relativo innalzamento del livello dei mari. Certo, alcuni modelli suggerivano le ipotesi dell’apertura del Passaggio a nordovest, ma molto più in là nel tempo, non nel giro di meno di una generazione di scienziati!

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