Il futuro sostenibile è modulare

Aggiornamenti che consentiranno, da oggi, ai 70.000 possessori di un Fairphone 2, lo smartphone etico frutto di un progetto di un’impresa sociale olandese, di fare l’upgrade del proprio telefono, e nello specifico delle fotocamere. Senza buttare in un cassetto tutto il resto dell’apparecchio che, magari, continua a funzionare regolarmente

In netta controtendenza rispetto a quella che è la logica di oggi legata all’obsolescenza programmata degli oggetti, specialmente per quanto riguarda l’elettronica di consumo nella quale le novità rendono, magari solo per pochi aspetti, “vecchio” un intero apparato perfettamente funzionante ora arriva gli aggiornamenti modulari per lo smartphone. Aggiornamenti che consentiranno, da oggi, ai 70.000 possessori di un Fairphone 2, lo smartphone etico frutto di un progetto di un’impresa sociale olandese, di fare l’upgrade del proprio telefono, e nello specifico delle fotocamere, senza buttare in un cassetto tutto il resto dell’apparecchio che, magari, continua a funzionare regolarmente. Si tratta di una logica d’approccio diversa agli oggetti che mette al centro l’economia circolare, la sostenibilità, il rispetto dell’ambiente e le scelte dei consumatori visto che l’upgrade proposto le persone possono farlo, da sole, indipendentemente dalle logiche di mercato.

Nel concreto i moduli intercambiabili, quasi al pari della batteria, sono quelli delle fotocamere, elementi che spesso rendono obsoleto uno smartphone con il passaggio da una risoluzione a una maggiore. Per quella principale si passa da una risoluzione di 8 a 12 megapixel – con il doppio flash che prima era singolo -, mentre per quella frontale, dedicata ai selfie e alle videochat si passa da 2 a 5 megapixel con l’aggiunta di un sensore a LED, una luce ambientale e un sensore di prossimità. Massima semplicità per la sostituzione: unico attrezzo necessario un piccolo cacciavite. Si leva la cover, la batteria e si sostituisce, svitando tre viti, il modulo che interessa e così si fa l’upgrade del telefono. Il tutto senza alcuna colla che rende i dispositivi elettronici spesso irreparabili. «Il Fairphone 2 con i suoi pionieristici aggiornamenti modulari ci fa avvicinare di più a dei telefoni con una vita utile più lunga. – dice Stephen Arditi, responsabile della politica dei rifiuti di EEB, l’European Environmental Bureau  – Ora la questione è vedere se questo nuovo passo verso la modularità spronerà le grandi aziende a seguire questo percorso».

Un percorso che è virtuoso e che proprio nel campo dei telefoni cellulari ha già convinto l’Unione Europea che ha imposto alle aziende l’utilizzo dello stesso tipo di caricabatterie per tutti i telefoni cellulari presenti sul mercato, consentendo una vita utile dei “carichini” più lunga di quella dei telefoni e viceversa. Riducendo i rifiuti visto che i caricabatterie non diventano un rifiuto quando “muore” il telefono. E alla fine la storia dei caricabatterie è anche un’opportunità di mercato, visto che stanno cominciando a diventare opzionali. Alcuni smartphone e tablet – molti di questi ultimi hanno adottato la presa mini usb dei primi – sono commercializzati senza caricabatteria lasciando al consumatore finale la scelta se comprarlo o meno, a seconda che lo si possieda.

Tornando ai due moduli per il Fairphone 2, che per la cronaca hanno un costo rispettivamente di 45 e 30 euro, i costruttori hanno pensato anche a come riciclarle quelli vecchi. Il primo metodo suggerito è quello di regalarli, purchè siano funzionanti – prendendo accordi sul forum dei possessori di Fairphone – dove si trova un’apposita sezione dedicata agli scambi e alla compravendita – a chi servano come pezzi di ricambio, il secondo è quello di spedirli all’azienda olandese, funzionanti o meno, anche in una busta normale, la quale si occuperà di riciclarli, mentre l’ultimo è quello di smaltirli come dei Raee. E secondo i calcoli degli esperti di EEB far passare un telefono dai tre ai cinque anni di vita, significa risparmiare il 30% dell’anidride carbonica utilizzata nella realizzazione del telefono originale. «La modularità non è la cura definitiva per i problemi dei rifiuti elettronici. – conclude Stephen Arditi – Ma l’estensione del ciclo di vita del telefono può ridurre la domanda di materie prime che spesso sono ottenute in zone di conflitto e con il lavoro minorile».

Oggi un ciclo di vita medio di un telefono è di soli 18 mesi e la sfida della modularità del Fairphone ha anche il sapore di una “provocazione” tecnologica. I critici di quest’approccio, infatti, sostengono che i telefoni modulari sono troppo costosi, pesanti, grandi e fragili, per essere validi sotto al profilo commerciale. Ora con il nuovo approccio modulare questo bilancio sarà un poco più leggero.