Il divertimento non è l’arena

Corride, palii, botticelle. Dalla Spagna all’Italia sono tante le manifestazioni in cui va in scena la sofferenza degli animali. Tradizioni inquietanti che faticano a scomparire

corride

Che si viaggi per lavoro, per vacanza, in compagnia o da soli, chi ci accompagna è sempre la nostra etica. Dalle botticelle di Roma al Palio di Siena, fino alle tanto crudeli quanto insensate corride, ormai non si vedono più tradizioni o attrazioni per turisti, ma piuttosto sfruttamento dell’uomo sull’animale fino alla derisione, violenza, brutalità, uccisione.
La corrida è senza dubbio uno degli esempi più tristi e squallidi di ciò che abbrutisce l’uomo: un toro ucciso e deriso, una sfida non cercata dall’animale, una sfida vigliacca e falsata: il toro viene già ferito prima di entrare nell’arena in modo da stordirlo. Molte corride sono organizzate ad hoc per turisti e spesso finanziate con soldi pubblici. Fortunatamente, però, gli spettatori sono in calo da anni e anche le leggi spagnole, recependo una sempre maggiore attenzione al rispetto della vita animale nella società, stanno prendendo la direzione di fermarle. I primi a vietarle furono le Canarie, già nel 1991, mentre nel 2010 anche il parlamento catalano le ha messe fuori legge (a partire dal 2012) approvando una legge di iniziativa popolare firmata da oltre 180mila cittadini. In questi anni anche i tanti sindaci indignados di Podemos stanno iniziando a seguire questa linea. Manuela Carmena, sindaca di Madrid, ha dichiarato che “non un solo euro di soldi pubblici sarà speso nelle arene” e lo stesso ha fatto il primo cittadino di Valencia.
Tante le voci di artisti che si sono levate in tutto il mondo in difesa dei tori. In Italia Renato Zero ha preso posizione pubblica contro le corride nel 1991 con la canzone Il toro contenuta dell’album La coscienza di Zero, seguito nel 2006 dal rapper Caparezza col brano Dalla parte del toro. Morrisey, storico leader degli Smiths e noto attivista animalista, nel 2014 ha pubblicato The bullfighter dies, canzone in cui provocatoriamente esulta per la morte del torero e la salvezza del toro. In breve tempo quel brano è diventato un vero e proprio manifesto per l’abolizione delle corride.
Un altro caso di sofferenza animale che “accompagna” le vacanze di alcuni turisti è quello delle carrozze trainate dai cavalli in giro per le città italiane: da Firenze a Palermo, fino al caso emblematico delle botticelle romane. Animali maestosi, abituati a vivere liberi nella natura e costretti a trainare carrozze nelle strade italiane sotto il caldo afoso o col freddo, fra smog, urla e continui stimoli. Certo, i cavalli non sono uccisi da una spada, ma tanti sono i casi di animali che muoiono a causa del mix letale di fatica, condizioni meteo, sfruttamento e vita in un ambiente non naturale. A Roma sono circa ottanta i cavalli coinvolti in un’attività che conta più o meno quaranta licenze.
Una pratica alla quale si oppone da sempre la Lav (Lega anti vivisezione, ndr), che durante la giunta presieduta da Ignazio Marino promosse la petizione “Basta botticelle” per una delibera di iniziativa popolare che raccolse migliaia di firme di romani. Fra i firmatari anche l’allora consigliera di opposizione Virginia Raggi. «A Roma stiamo vivendo un paradosso – dice Gianluca Felicetti, presidente della Lav – la sindaca Raggi non solo firmò la nostra petizione, ma inserì nel suo programma elettorale l’abolizione delle botticelle, tuttavia la sua maggioranza ha bocciato la nostra delibera di iniziativa popolare. Propose dopo di trasferirle nei parchi come piano B – continua Felicetti – ma anche questa promessa non fu mantenuta, Ora finalmente il parlamento sta discutendo la revisione del codice della strada e misureremo le effettive volontà di tutte le forze politiche di abolire la “trazione animale ai fini di autoservizi non di linea”».
Sempre di sofferenza di cavalli si parla per i palii: il più famoso è sicuramente quello di Siena, che anche lo scorso anno ha visto la morte di un cavallo, ma anche i palii minori, come quello di Pistoia o Asti, hanno visto la morte di tanti cavalli e tante situazioni strane e illegali che vanno al di là del maltrattamento animale. Sul sito nogiostradellorso.it gli attivisti della Lav di Pistoia hanno ricostruito i tanti incidenti accorsi dal 1975 a oggi: dieci i cavalli morti, mentre dei diciassette azzoppati e feriti non si sa nulla e chiaramente si ipotizza il peggio. Negli anni sono stati riscontrati anche casi di doping. Nel 2014 due cavalli morirono davanti agli spettatori proprio mentre correvano.
Altri luoghi di “svago” in cui gli animali sono tolti dal loro habitat sono i delfinari, gli zoo e i circhi. Per amare gli animali serve rispettare la loro natura, lasciarli vivere liberi e magari viaggiare per osservarli nel loro ambiente. Si possono fare immersioni o snorkeling osservando ciò che succede nei fondali marini, si può girare il mondo fra aree protette e riserve naturali “armati” solo di macchina fotografica. Non c’è bisogno comunque di andare dall’altra parte del mondo, si può andare vicino casa, sull’Appennino, sulle Alpi e nei bellissimi mari italiani. 

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