Il 30% dei Comuni non applica i Criteri ambientali minimi

Gli enti locali alla prova del Green Public Procurement. Presentato all’EcoForum il primo monitoraggio realizzato da Legambiente, in collaborazione con la Fondazione Ecosistemi, sull’applicazione dei Cam, obbligatori per legge dal 2016 grazie al Codice degli applati. Gestione dei rifiuti, carta e riscaldamento i settori più virtuosi. Male gli appalti per opere edili, l’acquisto di arredi, apparecchiature elettriche ed elettroniche. In Sardegna e Trentino Alto Adige i risultati migliori

immagine di un codice a barre fatto di fili d'erba

La ricerca presentata oggi nel corso della seconda giornata dell’Ecoforum- L’economia circolare dei rifiuti, rappresenta il primo monitoraggio nazionale sulla concreta attuazione delle norme relative al Green Public Procurement, rese obbligatorie dall’art.34 del Codice degli appalti approvato nel 2016. Un’anteprima del lavoro che svolgerà l’Osservatorio “Appalti Verdi” costituito da Legambiente in collaborazione con la Fondazione Ecosistemi, che verrà lanciato il prossimo autunno.

Al questionario, distribuito da Legambiente, hanno risposto 1.048 amministrazioni comunali: circa il 30% non applica ancora i Criteri ambientali minimi (Cam). Se a livello nazionale l’applicazione della normativa stenta a decollare, il panorama regionale appare diversificato e con esempi virtuosi. Tra le Regioni del Sud, ad esempio, alcune (in particolare la Regione Sardegna, leader nazionale nelle politiche per il GPP, la Regione Basilicata, capofila del progetto europeo GPP Best e la Regione Puglia) hanno utilizzato le risorse comunitarie per approvare dei Piani d’Azione per il GPP, che ne hanno previsto la promozione e la diffusione presso le amministrazioni comunali.

I Cam maggiormente adottati risultano essere quelli relativi alla gestione dei rifiuti dei rifiuti (27,48%), carta (24,42%), riscaldamento e illuminazione (18,51%), seguiti da gestione delle pulizie (18,41%) e ristorazione collettiva (15,93%). Insufficienti invece, le applicazioni nel settore edile, con solo il 5,82% dei casi di applicazione, per gli arredi interni (6,10%), apparecchiature elettriche e elettroniche (9,54%) e arredo urbano (9,92).

Nel complesso, le Regioni in cui i comuni risultano essere particolarmente attive nell’attuazione del Green public procurement, sono la Sardegna e al Trentino Alto Adige.

La Regione Sardegna non presenta amministrazioni comunali che non adottano il GPP. Le categorie merceologiche che presentano percentuali di attuazione superiori al 40% sono otto, tra cui la gestione dei rifiuti e la ristorazione collettiva (entrambe 62,5%), la carta e la gestione delle pulizie (entrambi al 56,25%), la gestione del verde pubblico (al 50%), il riscaldamento e l’illuminazione, gli arredi per interni e l’acquisto di apparecchiature elettriche ed elettroniche (tutti e tre al 43,75).

Anche il Trentino Alto Adige non presenta amministrazioni comunali che non adottano mai il GPP.

Anche qui le categorie merceologiche che presentano percentuali di attuazione superiori al 40% sono otto: la carta (70,23%), la gestione delle pulizie e il riscaldamento e l’illuminazione (entrambi al 67,85%), la gestione dei rifiuti (55,95%), la gestione del verde pubblico (addirittura al 48,80%), all’arredo urbano (47,61%), i materiali edili (41,66%) e la ristorazione collettiva (40,47%). 

“La spesa della Pubblica Amministrazione per acquisto di beni e servizi (pari ad oltre 170 miliardi di euro) – afferma Enrico Fontana, responsabile dell’Ufficio Economia civile di Legambiente, che coordinerà le attività dell’Osservatorio – è una leva importante per orientare verso la sostenibilità ambientale il mercato. Attraverso una corretta e diffusa applicazione del Gpp è possibile raggiungere l’obiettivo di “riconvertire” verso gli acquisti verdi una quota del 30% di questa spesa pubblica: oltre 50 miliardi di euro che potrebbero far crescere un tessuto, già esistente, di imprese che competono puntando sulla qualità ambientale”.

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