Il 2020 è l’anno della rivoluzione della mobilità elettrica

L’auto è in crisi, si vendono sempre meno diesel, persino in Italia. Impennata delle vendite di auto elettriche a gennaio per effetto delle nuove norme europee sulle emissioni

Settimana Europea Mobilità Sostenibile

Si preparano lentamente, le rivoluzioni, ma poi gli accadimenti si susseguono tumultuosi. L’auto è in crisi, si vendono sempre meno diesel, persino in Italia, impennata delle vendite di auto elettriche a gennaio 2020 per effetto delle nuove norme europee sulle emissioni. Oggi è stata annunciata la fusione tra Volvo, già acquisita, con il colosso cinese Geely Automotive, primo produttore di mobilità elettrica al mondo (auto, bus e moto), che si quoterà di conseguenza anche nelle borse occidentali. Tesla ha superato Volkswagen per capitalizzazione ed è ormai seconda solo a Toyota, leader dell’ibrido. Cambia il mercato, cambia l’industria e i protagonisti mondiali.

Ma andiamo con ordine. In Italia, i dati di mercato di gennaio confermano la crisi dell’auto (-5.8% sullo stesso mese dell’anno scorso), dopo un 2019 moscio, che aveva avuto una impennata solo a fine anno con gli acquisti da parte dei concessionari dell’invenduto europeo a standard emissivi superati. Nel 2020 infatti entrano in vigore, con il nuovo ciclo di prova, le nuove emissioni per i diesel degli ossidi d’azoto (“solo” 50% più alti degli 80 micro grammi al km inizialmente previsti) e i 95 grammi medi di CO2 a km ogni marca di automobili su scala continentale. Tutte norme attese da una decina d’anni almeno, edulcorate e complicate da trattative e correzioni, ma che appaiono praticamente insuperabili dai veicoli più richiesti oggi dal mercato: i crossover diesel di buone prestazioni, in Italia le Jeep e la 500L, proprio non ce la fanno a rientrare. Quindi? Quindi FCA ha già annunciato l’accordo per acquistare “quote” di auto pulite e zero emissioni da Tesla: costo stimato 2 miliardi per evitare la multa europea. La nuova 500 elettrica, tanto attesa, forse vedrà la luce dopo l’estate. I ritardi si pagano.

E così anche in Italia crollano le vendite dei motori diesel (-23,4%) che perdono il primato della più vendute, dimezzando in 2 anni la quota di mercato (oggi al 33%). Sostanzialmente stabili le benzina, crescono solo le motorizzazioni alternative: su un totale di 156 mila auto vendute il gas 13.729 (un po’ meno gpl e un po’ più metano), le ibride 14.302 (+73%), le ibride plug-in (doppia motorizzazione) 1.314, mentre le elettriche pure 1.943, un + 585% rispetto ad un anno fa prima dei primi timidi incentivi nazionali. Poco, poco più dell’1% delle vendite. Le emissioni medie del venduto a gennaio si attestano 113 grammi di CO2 a chilometro., meno dei 121 di chiusura 2019, ma ancora ben al di sopra dell’impegno europeo (95). L’Italia rimane indietro.

La Francia è l’unico grande paese europeo ad approfittare delle nuove regole e cambiare per tempo: 96 grammi di CO2 a km di media del venduto di gennaio, 8% di auto elettriche pure. La Renault Zoe elettrica è diventata l’auto più venduta. Come tutta Europa, anche la Francia non è risparmiata dalla crisi delle vendite (-13%) che si spiega solo in parte con l’impennata dei vecchi modelli della fine dell’anno scorso. E come ce l’ha fatta la Francia ad allinearsi con le basse emissioni decise in Europa? Nessun mega incentivo per le auto elettriche, nessun aumento della spesa pubblica: appena 3 mila euro, come in Italia, ma compensato da una tassa (malus) sul nuovo venduto che inizia già per veicoli con emissioni di 110 grammi/CO2 (di appena 50 euro) ma che sale esponenzialmente oltre i 130 grammi. Per fare un paragone: in Italia l’ecotassa inizia oltre i 160 grammi di CO2 e si paga 1.100 euro per arrivare al massimo a 2.500. In Francia a 160 grammi si paga 6.724 euro e si arriva per chi emette oltre 172 grammi 12.500 euro di tasse. Decisa la politica sulla flotte pubbliche e aziendali: Il 30% delle flotte auto delle pubbliche amministrazioni debbono essere elettriche o plug-in, così come il 20% delle auto aziendali con flotte superiori alle 100 unità. In Italia, dove tutte le auto aziendali godono già di benefici fiscali, ci si è limitati ad aumentarli del 5% per le auto a basse emissioni e ridurli oltre i 160 grammi CO2 a km.

In Germania, nel calo di mercato (-7,3%), svetta la Tesla (+168%) che già nel 2019, con la Model 3, è l’elettrica più venduta, con 10.710 unità. Buon segno per Elon Musk, che si appresta ad iniziare la costruzione della sua prima Gigafactory europea a Berlino, dopo i successi di vendita negli USA e della seconda fabbrica cinese. Cambiano quindi i protagonisti industriali: Tesla nasce nel 2003, dall’elettronica e dai pannelli solari, ora con appena 750 mila auto vendute al mondo (su 1,2 miliardi) ha superato i 100 miliardi di capitalizzazione, superando Volkswagen e collocandosi al secondo posto dopo solo Toyota. E’ di oggi l’annuncio della fusione tra Volvo e Geely Automotive, che di conseguenza si collocherà anche nelle borse occidentali. Geely Group nasce negli Anni Ottanta producendo frigoriferi, ora totalizza una ventina di impianti in cui si producono non solo auto elettriche ma anche scooter e veicoli industriali, nel primo mercato al mondo per veicoli elettrici. Perché la mobilità elettrica, in Italia e nel mondo, non è solo né così tanto automobilistica come lo è stata nell’era del fossile del ventesimo secolo.