martedì 18 Maggio 2021

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I colori dell’idrogeno sul numero di maggio di Nuova Ecologia

Rispetto ai suoi concorrenti quello verde è prodotto da fonti rinnovabili, usando elettricità verde per alimentare l’elettrolisi dell’acqua, e rappresenta attualmente meno dell’1% dell’idrogeno prodotto e usato a livello mondiale. Oggi alle 12 la presentazione del nuovo numero di Nuova Ecologia e della campagna Unfakenews di Legambiente

Ammonta a 470 miliardi di euro la cifra che l’Europa si appresta a investire per finanziare la crescita dell’idrogeno. Ma solo quello verde rappresenta la strada alternativa percorribile per curare la febbre del pianeta. Su questa questione centrale è focalizzata la copertina del numero di maggio della Nuova Ecologia, dedicata ai colori del vettore energetico al centro del dibattito sul rilancio e la decarbonizzazione dell’economia, e anche al centro della campagna Unfakenews di Legambiente e del suo mensile contro le bufale ambientali.

Unfakenews sull’idrogeno e il nuvo numero di Nuova Ecologia vengono presentati oggi, alle 12 in diretta streaming sulle pagine Facebook di Legambiente e della rivista e su www.lanuovaecologia.it. Introduce e modera Francesco Loiacono, direttore della Nuova Ecologia. Partecipano Stefano Ciafani, presidente di Legambiente; Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente; Giorgio Beretta, Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa; Paola Fagioli, turismo Legambiente; i giornalisti Elisabetta Galgani e Fabio Dessì. Durante la diretta Gianlorenzo Ingrami realizzerà delle vignette.

Idrogeno verde, perché è l’unica strada percorribile

La cover del numero di maggio di Nuova Ecologia

La compatibilità ambientale della produzione di questo gas inodore, insapore e incolore viene indicata per convenzione internazionale secondo una scala a colori: verde, grigio, blu, viola e nero. È falso che almeno tre di questi colori possano traghettare l’Italia verso gli obiettivi di decarbonizzazione. L’idrogeno verde è prodotto da fonti rinnovabili, usando elettricità verde per alimentare l’elettrolisi dell’acqua, e rappresenta attualmente meno dell’1% dell’idrogeno prodotto e usato a livello mondiale. Quello nero viene estratto dall’acqua usando la corrente prodotta da una centrale elettrica a carbone o a petrolio. Quello grigio è prodotto dallo scarto produttivo di una reazione chimica o dal metano o da altri idrocarburi: è il 99% della produzione mondiale, 44 milioni di tonnellate ottenute per il 90% da reforming principalmente del metano, per il 7% da gassificazione del carbone e per il 2% da elettrolisi. Quello blu dovrebbe nascere da un processo alimentato da fonti fossili ma, a differenza del grigio, la CO2 sarebbe catturata e immagazzinata con un processo che però consumerà parte dell’energia impiegata. Viola sarà quello prodotto tramite elettrolisi dell’acqua usando elettricità prodotta dal nucleare. Falso anche che l’idrogeno verde possa essere la soluzione a tutti i problemi climatici ed energetici: perché i suoi processi di produzione richiedono un grande dispendio di energia ed è quindi opportuno concentrarne l’utilizzo solo per quei punti di consumo difficilmente riconvertibili con le rinnovabili, come i poli siderurgici o la mobilità pesante come quella navale e aerea. Falso che sia necessario sviluppare l’idrogeno grigio e blu in attesa che quello verde diventi economicamente sostenibile.

L’idrogeno grigio è quello tecnicamente più maturo, ma l’utilizzo delle fonti fossili non è la soluzione all’emergenza climatica e investire su di esse rallenterebbe la corsa alla decarbonizzazione: è decisamente poco realistico puntare su alcune infrastrutture energetiche per poi cedere il passo ad altre dopo appena 10-15 anni, molto prima del loro fine vita. L’idrogeno fossile diverrebbe un concorrente di quello verde, ritardandone lo sviluppo.

 

RIVEDI LA PRESENTAZIONE DELLA NUOVA ECOLOGIA DI MAGGIO

Dibattito pubblico per la realizzazione delle opere che servono al Paese

Il mensile prosegue con un’inchiesta sui cantieri che verranno con l’approvazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e sulla necessità di un confronto con le comunità locali per prevenire conflitti sociali sulle opere da realizzare. Un tema, come illustra Rocco Bellantone, su cui fa scuola dal 1995 il débat public francese che rappresenta un punto di riferimento importante in Europa. In Italia, ad aprile un gruppo di organizzazioni tra cui Legambiente, ha lanciato un Manifesto per il dibattito pubblico sulle opere della transizione ecologica, per indicare la strada giusta. Elisabetta Galgani ci racconta, poi, dell’osservatorio indipendente “Follow the money”, nato all’interno del “Festival della partecipazione 2020” di Bologna per monitorare come verranno investiti i soldi del Recovery plan.

Investimenti nelle armi nel Next generation Eu

Anche l’articolo di Giorgio Beretta, dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa, si concentra sul Recovery plan, che maggioranza e opposizione con l’assenso del governo Draghi, vogliono sfruttare per produrre e acquistare armamenti. Una proposta inaccettabile secondo La Rete italiana pace e disarmo, che raduna 70 associazioni della società civile fra cui Legambiente. Perché al comparto militare-industriale è già indirizzato un flusso sovradimensionato di soldi pubblici: i fondi pluriennali di investimento e sviluppo infrastrutturale destinano alla Difesa 36,7 dei 143,9 miliardi di euro stanziati e di questi almeno 27 per l’acquisto di armamenti. Ma soprattutto perché questa scelta rappresenta l’esatto contrario degli obiettivi di rinascita che il Next generation intende perseguire: innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale. La nostra industria militare fornisce gran parte degli arsenali a regimi autoritari, alimentando insicurezza internazionale e profitti.

Sabrina Guzzanti racconto il suo romanzo “2119 – La disfatta dei Sapiens”

Segue un’intervista di Francesco Paniè a Sabina Guzzanti sul suo primo romanzo 2119 – La disfatta dei Sapiens, che ci proietta futuro distopico, forse neppure tanto lontano, dove una catastrofe climatica planetaria ha reso il mondo ancora più diseguale e una élite ricchissima e potente si spartisce le risorse ecologiche e finanziarie, attingendo alla nuova fonte di profitto: i dati personali. “Un romanzo distopico – spiega Guzzanti – perché la fantascienza produce storie distopiche. Ma il finale è utopico: mi sembrava importante fare uno sforzo per immaginare un mondo migliore. Penso che ci rendiamo tutti conto che a forza di pensare al futuro come a un incubo rimaniamo in una condizione di paura e di immobilismo”.

Nella sezione Vertenze, “Dignità in lattina” di Marco Carlone e Daniela Sestito racconta le iniziative e i progetti di Ghetto Out – Casa Sankara, un’associazione fondata da un gruppo di migranti che oggi gestisce un’impresa agricola in Puglia. Nel 2020 ha lanciato “R’accolto”, una linea di pelati coltivati nei loro terreni, frutto di un percorso iniziato circa dieci anni fa tra i ghetti di braccianti della Capitanata per denunciare le condizioni in cui versava il ghetto di Rignano. Nella sezione dedicata alle scienze naturali, Giulia Assogna fa il punto sulla pesca illegale dei datteri di mare che prosegue nel nostro mare a colpi di scalpelli, martelli pneumatici e cariche esplosive. Con conseguenze devastanti e irreversibili. Nonostante raccolta, vendita e consumo di datteri siano proibiti da trent’anni. Infine, Fabio Dessì ci introduce a Pelle d’uomo, il fumetto più premiato dell’anno, uscito per Bao il 15 aprile. Un manifesto poetico contro il sessismo e l’omofobia, disegnato da Zanzim e scritto da Hubert, scomparso il 13 febbraio 2020 a 49 anni, quattro mesi prima che Peau d’homme venisse pubblicato in Francia. Le relazioni di coppia, la tolleranza e le discriminazioni, l’ipocrisia dei moralisti e quella nei rapporti fra i generi, la scoperta della sessualità… Sono tanti i temi affrontati in questa magnifica storia.

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Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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