I pneumatici sono la principale fonte di microplastiche negli oceani: lo studio

Norwegian Institute for Air Research: “550.000 tonnellate di particelle plastiche liberate ogni anno nell’atmosfera. Trasportate dai venti finiscono per danneggiare la nostra salute e gli ecosistemi“. Il rischio aumenta con le auto elettriche / Nei ghiacci dell’Antartide sono arrivate le microplasticheIn una settimana ingeriamo 5 grammi di microplasticheLe microplastiche trovate anche nell’uomo /Il 92% dei sali da cucina contiene microplastiche

Dalle strade di tutto il mondo si formano ogni anno migliaia di tonnellate di minuscole particelle di plastica prodotte dai pneumatici e dalle pastiglie dei freni che, via via che si consumano, dopo un percorso più o meno lungo finiscono negli oceani.

Lo rivela una ricerca condotta dal Norwegian Institute for Air Research, pubblicata sulla rivista Nature Communications. Lo studio, guidato da Andreas Stohl, suggerisce che le microplastiche trasportate dal vento negli oceani dalle strade sono una fonte di inquinamento più grave dello scarico dei fiumi, che finora ha attirato maggiormente l’attenzione delle ricerche internazionali. Secondo i dati, ogni anno si depositano circa 550.000 tonnellate di particelle più piccole di 0,01 mm, di cui quasi la metà finisce nell’oceano. Più di 80.000 tonnellate cadono su aree remote coperte di ghiaccio e neve e possono aumentare lo scioglimento quando le particelle scure assorbono il calore del sole.

Le particelle possono trasportare sostanze chimiche tossiche, ospitare batteri nocivi e danneggiare gli ecosistemi marini. Senza considerare gli impatti ancora non quantificati che hanno sui tessuti e gli organi del corpo umano. I ricercatori si sono concentrati sulle polveri sottili liberate da pneumatici e freni, poiché ci sono dati migliori su come questi vengano prodotti rispetto alle microplastiche di altre fonti, come le bottiglie di plastica e gli imballaggi. “Le strade sono una fonte molto significativa di microplastiche in aree remote, compresi gli oceani” ha spiegato al Guardian Andreas Stohl. Un pneumatico di media grandezza perde 4 kg durante la sua vita: “Una quantità enorme di plastica rispetto ad altre fonti inquinanti, ad esempio i vestiti, le cui fibre si trovano comunemente nei fiumi ma che non perdono chilogrammi di plastica”.

La ricerca ha utilizzato metodi innovativi per stimare la quantità di particelle fini sparse dai pneumatici e dai freni, e ha poi utilizzato modelli di circolazione atmosferica ben consolidati per valutare come vengono soffiate in tutto il mondo. I risultati suggeriscono che le particelle più fini possono rimanere nell’aria per un mese e sono probabilmente le più importanti in termini di salute e conseguenze ecologiche, perché possono essere inalate e probabilmente anche entrare nei vasi sanguigni.

La ricerca, innovativa e unica nel suo genere, mostra che c’è un’enorme quantità di inquinamento da microplastiche proveniente da fonti che non sono mai state considerate con la dovuta importanza. I trasporti a lunga distanza dimostrano quanto lontano possano muoversi questi inquinanti e quanto sia importante l’atmosfera nel ciclo dell’inquinamento da plastica.

Come se non bastasse però, la situazione si complica. Stohl ha spiegato che il problema dell’inquinamento dei pneumatici e dei freni rischia di peggiorare con l’utilizzo sempre più frequente di macchine elettriche. “Le auto elettriche sono normalmente più pesanti di quelle con motore a combustione interna. Questo significa più usura per i pneumatici e i freni, e maggior inquinamento per l’atmosfera e i nostri ecosistemi”.

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