I piccoli comuni al centro dell’Italia che si rinnova

Nei borghi sparsi per il Paese sono tante le esperienze virtuose che disegnano un’inversione di tendenza rispetto all’abbandono delle aree interne. Si tratta di serbatoi di biodiversità, di patrimonio culturale e conoscenza su cui bisogna continuare a investire

L'immaghine di un piccolo comune italiano

C’è un’Italia che si rinnova con processi ad alto tasso di qualità ambientale e culturale e che, a dispetto delle aspettative, risiede nei borghi italiani, fuori dalle dimensioni metropolitane. Cresce facendo leva sulla caparbietà e creatività di sindaci intraprendenti o di giovani imprenditori coraggiosi, i quali scommettono su questi luoghi del nostro Paese che, grazie a loro, da marginali diventano frontiera.

Tra i volti di questa Italia che innova c’è quello di Roberta Caruso, ceo di Home for Creativity. La start up è nata in un piccolo borgo del cosentino, nella frazione di Vaccarizzo a Montalto Uffugo, ed è stata studiata dal Mit di Boston per il suo progetto di coliving: l’unico proposto in un borgo – tra i 100 esistenti al mondo – che offre  un mix di ospitalità diffusa, coworking, spazi e proposte di formazione e ricerca sociale. Ma non solo. Da segnalare anche l’ostinata determinazione di Mirko Pepè, che a Sezzadio, in provincia di Alessandria, con la sua impresa Lombricoltura Clandestina offre sul mercato sistemi di compostaggio domestico naturali, formazione per scuole e ragazzi, consulenza alle amministrazioni locali. E, ancora, il sindaco sardo di Fluminimaggiore, Marco Corrias, che sta costruendo una cooperativa di comunità nel paesino della costa mineraria di tremila anime per trasformarlo in una residenza diffusa ideale per gli over 65, con un servizio di assistenza sanitaria 24 ore su 24 e una comunità energetica basata sulle rinnovabili diffuse.

Sono tutte storie che arrivano da piccoli comuni, quelli con meno di 5.000 abitanti: piccoli solo nella dimensione demografica ma per nulla nell’estensione dei territori amministrati. Comuni che hanno perso un modello di governance stravolto dai cambiamenti sociali ed economici del secolo scorso, e che nel nuovo secolo non hanno ancora trovato una loro definizione e un modello di nuova governance all’altezza della sfida dei tempi, a partire dalla crisi climatica e dai servizi di cittadinanza.

Sono infatti tante e diverse, nei piccoli comuni, le esperienze virtuose che disegnano i contorni di un possibile cambio di passo, di un’inversione di tendenza rispetto all’abbandono delle cosiddette aree interne e marginalizzate nonostante rappresentino importanti serbatoi di biodiversità, patrimonio culturale e conoscenza: elementi fondamentali per costruire un futuro di benessere e sostenibilità. Di questo patrimonio proprio i piccoli comuni sono campioni, al punto che si parla riferendosi a loro di capitale naturale: per le densità più alte dei servizi (3.500 euro all’ettaro contro una media di 3.000), per i prodotti del territorio (il 92% dei quali ha il suo domicilio in questi piccoli comuni), per il turismo lento (944 dei 1.434 comuni incontrati lungo i cammini sono piccoli).

La ricerca di Legambiente e Uncem

Questi sono alcuni dei dati emersi da un’inedita ricerca realizzata per Legambiente e Uncem dal centro Caire e dal titolo La realtà aumentata dei piccoli comuni. Segmentando l’esteso campo dei piccoli comuni in funzione dei loro ruoli territoriali e dei loro caratteri identitari, l’indagine rintraccia una inaspettata capacità di attrattività marcatamente superiore a quelli della media del Paese. Basti pensare che negli ultimi quattro anni questi piccoli comuni hanno nell’ordine: attratto in media 1,7 persone per ogni mille residenti, quando la media italiana era di 1,2; registrato una maggiore densità imprenditoriale rispetto al resto del Paese (10,4 imprese per 100 residenti contro una media di 8,5) e, soprattutto, una concentrazione maggiore di giovani in ingresso nel mercato del lavoro (17,3% rispetto a una media nazionale del 16,9%).

Non si tratta dunque solo di luoghi che la mancanza di politiche di sviluppo mirate, emorragie abitative, spopolamento e invecchiamento della popolazione, ma anche di aree che producono valore sociale e ambientale, tenuta economica e di comunità, dove si vive meglio e in posti più belli. Al centro di tutto ciò ci sono la partecipazione dei cittadini, nuove forme di lavoro e di welfare, l’impegno per la salvaguardia del territorio, l’innovazione tecnologica e sociale.

I dati pubblicati nella ricerca di Legambiente e Uncem indicano anche una direzione da percorrere per rafforzare questo nuovo corso: saldare questi luoghi al valore intrinseco della loro identità tutelandone il patrimonio naturale, culturale e produttivo a partire dalle forze creative in campo o attraendone di nuove. Una direzione verso cui tendono anche i borghi storici.

Per far sì che questa dimensione non rimanga isolata, ogni anno Legambiente rivolge agli oltre 5mila piccoli comuni del Paese una campagna di valorizzazione dal titolo Voler bene all’italia: una festa dei piccoli comuni, proposta sotto forma di giornata di accoglienza diffusa e di scoperta dei territori promossa insieme a Uncem, Anci, Unpli, Unione nazionale Pro Loco d’Italia, Fondazione Symbola, e realizzata con il patrocinio dei ministeri dell’Ambiente, delle Politiche, per i Beni e le Attività Culturali e con il sostegno di Poste italiane e Open fiber. Quest’ultimi partner stanno svolgendo un ruolo sempre più centrale nel tentativo di ridurre le diseguaglianze territoriali, con l’implementazione dei servizi postali sul territorio e la realizzazione di nuove infrastrutture in fibra ottica a banda ultra larga.

Il 2 giugno sarà anche la Festa dei Piccoli Comuni

Da Calitri in Campania a Cineto Romano nel Lazio, da San Massimo in Molise a Mandatoriccio in Calabria, da Pomaretto e Ostana in Piemonte a Galliate Lombardo in Lombardia, da Berceto in Emilia, da Joppolo Giancaxio e Sant’Angelo Muxaro in Sicilia, da Pescocostanzo in Abruzzo a Giurdignano in Puglia: anche quest’anno la Festa della Repubblica è sarà la Festa dei Piccoli Comuni, che il 2 giugno apriranno le porte ai visitatori con centinaia di eventi in piazza per valorizzare patrimoni e tradizioni. Sarà festa in oltre 100 piazze dei borghi di tutta Italia, nei comuni della montagna, lungo Alpi e Appennino fino alle località più belle delle perle del mediterraneo, per raccontare, scoprire e riscoprire, attraverso momenti di cittadinanza partecipata, tante piccole realtà.

“I piccoli comuni sono un’ossatura determinante per la tenuta del Paese ma devono trovare una nuova chiave di modernità e competitività perché il sistema italiano è un unicum – commenta il presidente di Legambiente Stefano Ciafani in viaggio verso l’evento di Calitri in Campania – È tempo di cambiare anche per le aree interne, dove è necessario un nuovo passo di contemporaneità e dove vanno ripensati e sperimentati sistemi innovativi e nuova progettualità. Bisogna dunque sviluppare relazioni tra sistemi rurali e sistemi urbani come chiave per capire l’interconnessione dei nostri territori e la necessità di tenere presidi di qualità e innovativi per comunicare il brand Italia nel suo insieme”.

L’appello al presidente della Repubblica

Per questo oltre 150 sindaci hanno sottoscritto per la Giornata di Voler bene all’Italia l’appello rivolto al presidente della Repubblica per chiedere misure urgenti di sostegno per l’innovazione sociale e tecnologica, stanziando risorse per istituire agevolazioni fiscali all’impresa digitale e di prossimità, all’insediamento dei centri di ricerca e alla nascita di una nuova residenzialità, che permetta una rigenerazione urbana del patrimonio abitativo abbandonato in questi luoghi e un rinnovato tessuto sociale capace di scommettere sul loro futuro. La richiesta è chiara, il compito dei territori anche. Ora è lo Stato che deve saper tradurre e interpretare i bisogni e le potenzialità del sistema Paese, a iniziare dall’attuazione della legge Salva Borghi, proposta da Ermete Realacci e difesa da Legambiente per 16 lunghi anni e finalmente approvata nella scorsa legislatura con uno stanziamento di oltre 160 milioni di euro, ma oggi ancora ferma al vaglio dell’attuazione dei decreti ministeriali.