I conflitti peggiorano la fame

Lo rivela un nuovo rapporto pubblicato oggi dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) e dal Programma alimentare mondiale. Sono circa 56 milioni le persone che in otto zone di conflitto hanno bisogno con urgenza di assistenza alimentare e di mezzi di sostentamento

immagine di giovane pakistana

La situazione negli otto luoghi del mondo con il maggior numero di persone bisognose di aiuti alimentari d’emergenza dimostra che il legame tra conflitti e fame rimane persistente e mortale. Lo rivela un nuovo rapporto pubblicato oggi dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) e dal Programma alimentare mondiale (Pam).

“Questo rapporto dimostra chiaramente l’impatto della violenza armata sulle vite e sui mezzi di sussistenza di milioni di uomini, donne, ragazzi e ragazze che vivono in zone flagellate da conflitti”, scrive il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva, nella prefazione del rapporto. “Vi incoraggio vivamente a tenere presente che dietro a queste statistiche apparentemente aride ci sono persone reali che sperimentano tassi di fame semplicemente inaccettabili nel XXI secolo”, aggiunge.

Il resoconto è stato preparato per il Consiglio di sicurezza dell’ONU che lo scorso maggio ha adottato una risoluzione per prevenire la fame nelle zone di conflitto. La situazione in Afghanistan, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan e Yemen, è peggiorata nella seconda metà del 2018, in gran parte a causa dei conflitti, mentre la Somalia, la Siria e il bacino del Lago Ciad hanno visto alcuni miglioramenti in linea con il miglioramento della sicurezza. In totale – si legge nella nota della Fao – sono circa 56 milioni le persone che in queste otto zone di conflitto hanno bisogno con urgenza di assistenza alimentare e di mezzi di sostentamento.