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I condoni edilizi del governo del cambiamento

Amatrice Post Terremoto_Legambiente

di MARIA MARANO’, segreteria nazionale di Legambiente

Nel Decreto Genova in discussione in Parlamento hanno infilato di tutto e di più, tra cui un condono edilizio per la ricostruzione dei comuni del Centro Italia e di Ischia, colpiti dai terremoti del 2016 e 2017.
A Ischia diventerebbero condonabili edifici “insanabili” secondo le norme attuali sulla sicurezza sismica e idrogeologica e persino per l’ultima legge di condono del 2003.
Nelle quattro regioni del Centro Italia, invece, il Decreto Genova permette di sanare gli abusi fatti fino alla vigilia del sisma, riaprendo così i termini del condono del 2003.

La retorica governativa li giustifica con la necessità di aiutare i terremotati a ricostruire (chi non è d’accordo?), i fatti dimostrano che si coglie l’occasione della ricostruzione e dell’emergenza per aiutare i furbi.
Proviamo quindi a capire meglio cosa si nasconde tra i vari articoli e commi da azzeccagarbugli, perché introducono due precedenti, diversi ma entrambi pericolosi per il nostro paese, utilizzando l’emergenza e il sacrosanto diritto per i cittadini colpiti dal sisma del 2016 e del 2017 di veder ricostruite le proprie case, sicure e di qualità.

Per l’Isola campana, l’articolo 25 del provvedimento prevede che per gli immobili distrutti o danneggiati dall’ultimo sisma e che abbiano presentato domanda con i condoni del 1985, 1994 e 2003, vengano conclusi i procedimenti ancora pendenti facendo riferimento – esclusivamente – alle disposizioni del primo condono, ossia la legge 47/1985 (governo Craxi).

Ciò significa che non varrebbero le norme più restrittive in materia di tutela paesaggistica e idrogeologica introdotte con i due successivi condoni del 1994 e del 2003 (governo Berlusconi).  Scelta grave perché consentirebbe di sanare edifici posti in aree a rischio e di pregio ambientale beneficiando, tra l’altro, del contributo al 100% della ricostruzione post sisma.

Per le quattro regioni del Centro Italia, invece, l’opera di sanatoria si compie in due atti. Il primo va in scena a luglio scorso con l’approvazione del decreto 55, dedicato alla ricostruzione nel Centro Italia, in cui i governo approva una norma pericolosa e insieme inefficace per sanare le “piccole e vecchie” difformità edilizie. I partiti al governo si rendono conto dell’inefficacia della norma, tanto osannata a luglio, e nottetempo un folto gruppo di parlamentari 5 Stelle e Lega presentano e fanno approvare un emendamento al decreto Genova (articolo 39-ter). Tentano di tappare un buco aprendo però una voragine.

Crollo a Ischia dopo il terremoto del 22 agosto 2017
Crollo a Ischia

Se tali norme fossero approvate anche dal Senato, il risultato dei due interventi legislativi sarebbe: 

1) Si possono sanare abusi edilizi fino alla vigilia del sisma dell’agosto 2016, quindi riaprono i termini dell’ultimo condono del 2003.

2) È possibile sanare un aumento di volumetria fino al 20% utilizzando il Piano Casa;

3) Si aumenta la tolleranza di aumento di volumetria, di superficie, di altezza dal 2 al 5 per cento per cui una difformità edilizia non viene considerata tale, quindi non c’è bisogno nemmeno di presentare domanda di sanatoria, non si pagano multe (nelle casse del Comune entrerebbero non meno di 500 euro), si riceve il contributo pubblico per la ricostruzione.

4) Si pone un tetto massimo alla sanzione da pagare pari a 5.164 euro. Con le norme attuali la sanzione può essere maggiore, visto che per il rilascio del permesso in sanatoria si paga una sanzione pari al doppio del contributo di costruzione.

C’è da chiedersi: cosa c’entra tutto ciò con l’esigenza di dare la possibilità di sanare piccole e vecchie difformità edilizie fatte nei centri storici, nei decenni e secoli passati (spostamento di finestre o di scale e financo la costruzione di un bagno o la ristrutturazione di una vecchia stalla) come si affannano a dire i parlamentari di 5 Stelle e Lega?

Se fosse solo una risposta a questa esigenza, perché aprire la sanatoria agli abusi fatti dopo il 2003 fino al 2016? Ben 13 anni di abusi recenti? E, visto che si dà la possibilità di usufruire del Piano casa per sanare aumenti di volumetria fino al 20% (la sola norma chiesta dai sindaci per sbloccare la ricostruzione), perché lasciare la norma che va in deroga all’art. 34 del DPR 380/01, aumentando la tolleranza dal 2 al 5% di aumento di volume per cui non viene considerata difformità edilizia?

Qualche esempio concreto.
Le norme non intervengono solo nei bei centri storici ma su tutto il territorio comunale, periferie comprese. Potremmo quindi trovarci con un immobile di 4 piani e 10 appartamenti autorizzato per un volume di circa 3 mila metri cubi. Il proprietario nel 2010 potrebbe aver costruito abusivamente altri due appartamenti, innalzando un quinto piano. Quei due appartamenti gli verrebbero sanati, visto che il 20% è pari a 600 mc, con la modica cifra massima di 5.164 euro per appartamento. 

Se poi siamo nella Regione Marche e il suddetto edificio sia stato demolito e ricostruito, sempre recentemente, ed ha rispettato alcune norme, tipo un miglioramento energetico rilevante, può “sanare” anche un aumento di volume del 30-40 per cento pari a 1.200 metri cubi o financo a 1.600 metri cubi.

La deroga che porta la tolleranza di aumento di volumetria dal 2 al 5 per cento permette di non considerare difformità edilizia situazioni di questo tipo:

  • se un immobile realizzato supera di mezzo metro un’altezza massima ammissibile di 10 metri;
  • se un immobile il cui volume massimo ammissibile fosse stato pari a mc. 10.000 è diventato di 10.500 mc. I 500 mc in più sono pari a circa 150 metri quadri;
  • se il distacco dai confini, dalle strade, dai limiti di zona, e (probabilmente) da altri fabbricati, risultasse diverso da quanto autorizzato ma ricompreso nella “tolleranza” del 5 per cento;
  • se la superficie coperta, ad esempio autorizzata di mq. 3.000, fosse stata realizzata di 3.150.

Tutti questi interventi non avrebbero bisogno di alcuna domanda di sanatoria perché tutti questi casi rientrerebbero nella tolleranza del 5%.

La conseguenza è che il Comune di competenza non sarebbe destinatario di alcun introito in quanto si tratterebbe di immobile eseguito “in conformità” al titolo abilitativo, quindi non incasserà alcuna sanzione (al Comune spetterebbe minimo 516 euro) mentre lo Stato rimborserà il 100 per cento delle spese per la ricostruzione anche per quegli aumenti di superficie e/o di volumetria fino al 5%. Si consideri che mediamente per la ricostruzione vengono rimborsati: euro 1.500 a mq per la ricostruzione; euro 1.000 al mq per danni gravi; euro 500 al mq per danni lievi.

Questa norma ha dunque il sapore di mancia elettorale. I conti sono salati, a discapito di chi ha rispettato la legge ed ha diritto alla ricostruzione della propria casa, sicura e di qualità. Si introduce per il Centro Italia un quarto condono, dopo quello del 2003, anche se circoscritto ai 140 comuni del cratere.
Manteniamoci nella legalità e non apriamo le porte ai furbi, modificando le due norme la ricostruzione si sblocca.

Redazionehttps://www.lanuovaecologia.it
Nata nel 1979. è la voce storica dell'informazione ambientale in Italia. Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia

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