giovedì 21 Gennaio 2021

Hi-tech circolare

immagine di due operai impegnati nello smaltimento dei rifiuti hi-tech

C’è anche una modifica alla direttiva europea sul trattamento dei Raee nel pacchetto sull’economia circolare, approvato ad aprile di quest’anno dal Parlamento europeo ed entrato in vigore lo scorso 4 luglio. Aumento di smaltimento, recupero e riutilizzo dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche sono gli obiettivi fissati da Bruxelles per far sì che, da qui al 5 luglio 2020, tutti gli Stati membri recepiscano le nuove leggi mettendo a sistema il riciclaggio dei vecchi smartphone, computer e tablet.

L’Europa batte dunque un colpo in direzione della ricerca di soluzioni alternative allo sfruttamento dei giacimenti di terre rare: miniere disseminate in angoli del pianeta dimenticati dal mainstream mediatico, stracolme delle materie prime indispensabili per la produzione dei componenti hi-tech che alimentano i nostri dispositivi elettronici, attorno a cui gravitano conflitti, violenze, manodopera a prezzi irrisori formata soprattutto da bambini e adolescenti e, al livello più alto, gli interessi di tante multinazionali.

Un circolo vizioso, regolato dal principio di mercato dell’obsolescenza programmata (prodotti progettati per durare poco e per essere riacquistati nell’arco di pochi anni), a cui Paesi come l’Italia stanno contrapponendo un altro concetto di circolarità. Basato sugli incentivi a una raccolta differenziata sempre più capillare e mirata, sul trattamento separato dei rifiuti, sulla ricerca, sul contrasto ai canali di raccolta informali (e illegali) e sulla responsabilità civile.

Ostacoli da superare

Nel 2017, stando ai dati pubblicati nell’ultimo rapporto annuale del Centro di coordinamento Raee (l’organismo centrale istituito per ottimizzare la raccolta, il ritiro e la gestione di questa tipologia di rifiuti da parte dei sistemi collettivi costituiti dai produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche, ndr), in Italia sono state raccolte complessivamente 296.274 tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici, il 4,66% in più rispetto al 2016. Buone le performance delle regioni del Sud, che gradualmente stanno provando a ridurre il gap rispetto a quelle del Centro-Nord. Nello specifico, il segmento formato dai piccoli elettrodomestici ha registrato un incremento del 9,04% (55.481 tonnellate di rifiuti raccolti), segnando un tasso di riciclaggio pari al 91,6%: a recupero sono finiti metalli, plastiche ma anche materiali critici come il platino, estratti dalle schede elettroniche dei dispositivi. 

In generale viene confermato il trend di crescita registrato a partire dal 2014. Secondo il rapporto, però, restano almeno tre ostacoli da superare per rendere davvero efficiente tutto il sistema raccolta, recupero e riciclo dei Raee. Il primo è rappresentato dall’emersione in tutto il Paese di flussi paralleli (informali e spesso illegali) di raccolta. Il secondo rimanda alla necessità di favorire una maggiore diffusione dei centri di conferimento a disposizione dei cittadini (4.076 strutture nel 2017). Il terzo, infine, chiama in causa la distribuzione: il conferimento di Raee da parte dei venditori di piccoli, medi e grandi elettrodomestici è ancora troppo contenuto a causa di una ridotta attività del ritiro “uno contro uno” e del mancato decollo del decreto che regola la possibilità del cosiddetto “uno contro zero”, ovvero quella di consegnare un apparecchio che non funziona più senza comprare in cambio uno nuovo. «In futuro – sottolinea il Rapporto – bisognerà potenziare ulteriormente il percorso intrapreso negli ultimi anni per contribuire fattivamente al raggiungimento dell’ambizioso obiettivo del 65% a partire dal 2019».

Investire in sperimentazione

Nonostante questi numeri confortanti, in Italia la via alternativa allo sfruttamento dei giacimenti di terre rare appare ancora tutta in salita, soprattutto per problemi di carattere strutturale, che richiedono forti investimenti nella sperimentazione. «I Raee contengono non solo terre rare ma anche cobalto, antimonio e altri materiali critici su cui la comunità europea ha posto una forte attenzione – spiega Luca Campadello, coordinatore delle attività di ricerca del consorzio Ecodom – specie dopo l’approvazione del pacchetto sull’economia circolare. Se non vogliamo più rifornirci di queste materie prime, i cui giacimenti sono situati soprattutto in zone di monopolio o di conflitto, dobbiamo puntare su una soluzione alternativa, e l’unica possibile è quella del riciclaggio. Secondo le ultime stime del 2017 fatte dal Centro comune di ricerca della Commissione europea – aggiunge – il contributo “offerto” dalle terre rare al riciclaggio per il fabbisogno della comunità europea è inferiore al 7%, con punte dell’11% per ciò che concerne i metalli del gruppo del platino. Si tratta, quindi, di contributi molto bassi che vanno incrementati».

Il progetto “Crm closed loop recovery”, lanciato da Ecodom, si muove proprio in questa direzione. La ricerca è finalizzata a mettere in connessione le attività di raccolta, lavorazione e trattamento dei Raee in modo da aumentare il recupero di materiali critici, in particolare metalli dei gruppi del platino, del cobalto e della grafite. «Per il primo step – spiega Campadello – abbiamo avviato a Milano un’attività di raccolta sperimentale, creando dei punti di smaltimento di piccoli elettrodomestici nelle piazze e all’ingresso di alcuni supermercati della catena Coop. Abbiamo scelto questi punti proprio perché sono più facilmente raggiungibili rispetto alle isole ecologiche. In un secondo step – prosegue il coordinatore delle attività di ricerca di Ecodom – in collaborazione con l’Enea (l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, ndr) abbiamo verificato la possibilità di preparazione per il riutilizzo dei monitor a schermo piatto raccolti. Mentre nello step finale siamo arrivati alla conclusione che trattando separatamente questi rifiuti si aumenta in modo sostanziale la possibilità di recupero dei materiali critici». Ad esempio, nel caso delle batterie al litio dei computer portatili e dei cellulari, un trattamento “dedicato” può portare al recupero di un quantitativo di cobalto pari all’8% del peso totale della batteria.

I segnali che arrivano da progetti pilota come questo sono positivi, ma l’attenzione verso il riciclaggio delle terre rare resta ancora oggi mediamente bassa. Il trattamento separato dei materiali critici costa, gli impianti specializzati sono concentrati in Nord Europa e il ritorno economico non giustifica questo tipo di investimento. In attesa che la spinta normativa innescata dall’approvazione del pacchetto sull’economia circolare produca i primi effetti, l’Unione Europea continua a investire in ricerca e opportunità di confronto e di nuove sperimentazioni si presentano anche per l’Italia. Tra le iniziative più interessanti c’è Screen (Solutions for critical raw materials – A european expert network), un progetto europeo finanziato attraverso “Horizon 2020” che coinvolge più di sessanta esperti e trenta partner, fra cui anche Ecodom, provenienti da quindici Paesi europei. L’obiettivo è quello di affrontare la grande sfida dell’approvvigionamento di materie prime essenziali, compresi i materiali critici necessari per la produzione dei componenti hi-tech, attraverso sistemi di recupero e riutilizzo circolari. “Rm@Schools” punta, invece, a spiegare agli studenti delle scuole superiori degli Stati membri dell’Ue cosa sono i materiali critici e perché sono importanti il loro recupero e riciclaggio.

Raccolte fuori controllo

I finanziamenti in ricerca possono però poco se scarseggia la materia prima su cui lavorare. Secondo le stime più recenti, in Italia solo un terzo dei Raee viene raccolto e gestito dai sistemi collettivi che fanno riferimento al Centro di coordinamento Raee. Ciò significa che i restanti due terzi non vengono intercettati dal sistema di gestione organizzato, dileguandosi lungo i canali della raccolta informale e del traffico illegale dei rifiuti. Basta scorrere i dati forniti a “La Nuova Ecologia” dal Comando unità forestali ambientali ed agroalimentari dei Carabinieri, relativi al solo territorio di competenza del Comando di Roma, per capire come il business sommerso dei Raee faccia gola a molti: fra gennaio e giugno le attività di controllo hanno portato ad accertare nove reati e due illeciti amministrativi, con otto persone denunciate e cinque sequestri.

In una delle ultime indagini condotte dal Gruppo carabinieri forestali di Vicenza fra agosto 2015 e i primi mesi del 2017 in Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, è stato smantellato un mercato parallelo di Raee controllato da persone di origine africana. Dai rilevamenti effettuati dai carabinieri è emersa anche la complicità di un gruppo di piccoli commercianti che anziché smaltire correttamente i Raee, inviandoli ai centri di recupero organizzati, li rivendevano sottobanco alla rete criminale.

«A livello nazionale il fenomeno dei Raee che finiscono nei mercati paralleli è monitorato e controllato – spiega il maggiore Luca Stella del Gruppo carabinieri forestali di Vicenza – I centri di recupero autorizzati svolgono certamente un’importante funzione per il corretto smaltimento. Restano però delle lacune normative che creano delle scappatoie sfruttate da reti criminali connesse soprattutto all’Africa. I rifiuti che finiscono in questi traffici non sono utilizzabili nemmeno nei Paesi africani, ma lì il loro arrivo contribuisce alla crescita di un mercato illegale di recupero particolarmente fruttuoso, che fa leva sul lavoro massacrante di bambini e adolescenti in spregio del rispetto di ogni tipo di principio sanitario e ambientale».

I traffici illegali di Raee, insomma, finiscono per essere l’altra faccia di un sistema di approvvigionamento di risorse basato su logiche insostenibili, per l’ambiente e la dignità umana. A cui possiamo rispondere, come sistema Paese, puntando sulla legalità, la ricerca e gli investimenti a sostegno del riciclaggio dei rifiuti hi-tech.

Rocco Bellantone
Classe 1983, nato a Reggio Calabria, cresciuto a Scilla sullo Stretto di Messina, residente a Roma. Giornalista professionista, mi occupo da anni di questioni africane e tematiche ambientali

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