martedì 19 Gennaio 2021

Greenways d’Italia

Da San Lorenzo al mare a Ospedaletti
 
Settemila chilometri di corridoi verdi che corrono lungo il paesaggio italiano e potrebbero diventare un asse portante per il turismo lento. Ad oggi ne sono stati realizzati a macchia di leopardo e secondo logiche tutte casuali e puntiformi solo 800 km. Si chiamano greenways, vie verdi, “railway paths”, “rails-trails” e in Europa se ne contano circa 19 mila km. Tra questi l’Italia vanta la piu lunga ciclabile sul mare da ex ferrovia, oggi con i suoi 24 km è la ciclovia della costa dei fiori tra Ospedaletti e Sanremo in Liguria ma a breve potrebbe rubarle il primato  l’ex ferrovia tra Ortona e Vasto in Abruzzo che con i suoi 42 km si candida ad essere una delle tratte più spettacolari della ciclovia adriatica e del progetto regionale del bike to Coast.  

Su questo tratto di costa, costellato dai singolari ricami dei trabocchi, sta per aprire il cantiere del  progetto di realizzazione della greenway che dovrebbe vedere l’inaugurazione  alla fine del 2018.

Di questo progetto, di greenways d’Italia e d’Europa e di mobilità dolce si è  parlato  questo week end nella splendida cornice  dell  Abbazia di San Giovanni in Venere a Fossacesia in occasione di una due giorni di studio, organizzata dalla Camera di commercio di Chieti, in collaborazione con Legambiente, l’associazione europea delle Greenway e l’alleanza della Mobilità dolce e con il patrocinio del ministero dei Beni e della attività culturali e del turismo e della Regione Abruzzo. All’appuntamento hanno partecipato  esperti di Spagna, Francia, Belgio e Irlanda per raccontare le esperienze dei rispettivi Paesi e fare il punto insieme sulle economie della mobilità dolce e sulla riprogettazione del paesaggio.

Sulla costa che passa per Francavilla al mare, Ortona, San Vito Chietino, Rocca San Giovanni, Fossacesia, Torino di Sangro, Casalbordino, Vasto e San Salvo, proprio a ridosso del mare, dove correva  la linea ferroviaria che univa la Puglia al nord Italia oggi il treno non passa più; nel 2005 la linea è stata spostata su un tracciato più interno. Ma il tracciato, con le sue poderose costruzioni realizzate per difendere la strada ferrata dalla forza del mare, i caselli ferroviari e le gallerie, rimane ad affiancare il blu dell’adriatico e il suggestivo sistema dei trabocchi, le macchine da pesca in legno caratteristiche di quella costa

Inseguendone il cammino disseminato in  mare il gruppo di esperti ha chiuso la due giorni di workshop con una passeggiata in bicicletta di otto chilometri, da Punta Penna a Casalbordino, partendo lungo il  tratto della riserva naturale regionale Punta Aderci, passando per un tratto di bosco ancora poco adatto alla bici ma con un paesaggio e scorcio sul mare unico.  

La visita si è conclusa con  una camminata di circa un chilometro all’altra estremità del percorso arrivando  al trabocco “Punta Tufano”. Qui gli ospiti sono stati accolti da un benvenuto ricco  di assaggi di prodotti del territorio e della tradizione locale raccontati a bordo del trabocco dove i proprietari mantengono il sistema di pesca tradizionale e hanno scelto di non piegare il luogo alla ristorazione ma mantenerne principalmente la funzione originaria a uso di scuole e turisti.
L’ultimo saluto alla delegazione straniera l’ha dato una delegazione a cavallo sulla battigia e una signora del luogo che ha voluto far assaggiare il suo olio nuovo, ricordando che l’ospitalità e la bellezza italiana non è fatta solo di impresa e operatori. 
 
 Aspettando che questo tratto di costa inauguri nei tempi giusti la sua via verde e indichi un’altra strada per valorizzare il mare, oltre la stagione balneare a tutta la riviera adriatica. 

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