Greenwashing, cinque casi di pubblicità ingannevoli

Dai voli a emissioni zero di Ryanair alle auto elettriche di Bmw, passando per l’estrazione di greggio da sabbie bituminose di Shell. Ecco i casi più noti di spot fuorvianti sanzionati dall’Advertising standards authority / L’Antitrust multa Eni per pubblicità ingannevole

Aerei di Ryanair

Finite nel mirino dell’Advertising standards authority (Asa), l’Autorità britannica che controlla la veridicità delle informazioni pubblicitarie, per pratiche di greenwashing. È quanto accaduto a società sparse in giro per il mondo, attive nei settori più vari: dalla compagnia aerea irlandese Ryanair alla casa automobilistica tedesca Bmw, passando per la società energetica olandese Shell, il cui asset principale è l’estrazione e la vendita di petrolio. Il quotidiano britannico Guardian ha passato in rassegna questi e altri casi eclatanti degli ultimi anni.  

Il caso più recente riguarda Ryanair. La scorsa settimana la compagnia low coast è stata costretta dall’Asa a ritirare un proprio spot pubblicitario in cui si vantava di essere la compagnia aerea con le tariffe e le emissioni più basse in Europa. Per costruire lo spot Ryanair non solo ha utilizzato dati obsoleti, basati su rilevazioni delle proprie emissioni risalenti al 2011, ma ha anche volutamente dimenticato di confrontare questi dati con quelli di molte altre compagnie aree.  

Risale invece al 2017 uno dei primi tentativi scorretti di Bmw di “rinverdire” la propria immagine. Allora la casa automobilistica tedesca annunciò su Facebook il lancio sul mercato dell’auto elettrica i3, dichiarando che si trattava di un veicolo a “emissioni zero”. Un messaggio considerato ingannevole dall’Asa in quanto l’auto veniva venduta anche con l’opzione di un piccolo motore a benzina per impedire che si scaricasse la batteria lungo i tragitti. Motivo per cui lo spot pubblicitario è stato ritirato.

Fischer Future Heat, società specializzata nella produzione e installazione di radiatori e caldaie a immersione elettrica, in uno spot pubblicitario del 2019 ha dichiarato che i suoi prodotti sono meno inquinanti rispetto alle caldaie tradizionali in quanto a “emissioni zero”. Sebbene effettivamente la caldaie non rilasciavano direttamente CO2 nell’atmosfera, erano alimentate a elettricità, motivo per cui non potevano venire definite a “emissioni zero”.

Nel 2018 l’azienda Ancol Pet Products ha messo in commercio sacchetti biodegradabili per la raccolta degli escrementi dei cani. Prodotti che, a detta dell’azienda, avrebbero contribuito sensibilmente a ridurre l’impatto sull’ambiente di questi animali. Ricerche approfondite hanno però poi dimostrato che, se smaltiti nei bidoncini per la spazzatura situati nei parchi, in realtà questi sacchetti non erano affatto più “sostenibili” di quelli tradizionali. Anche in questo caso lo spot pubblicitario è stato fatto ritirare.

In una pubblicità del 2008, il colosso petrolifero Shell ha promosso un piano avviato in Canada per l’estrazione di greggio da sabbie bituminose in un’area di 14.000 kmq nella provincia di Alberta, e la costruzione della più grande raffineria di petrolio del mondo in Texas, definendo quest’ultima “sostenibile”. Lo stop dell’Asa non si è fatto attendere molto: “Poiché non avevamo dati che dimostrassero come Shell stesse gestendo efficacemente le emissioni di carbonio derivanti dallo sfruttamento di sabbie bituminose al fine di limitare i cambiamenti climatici, abbiamo concluso che l’annuncio era fuorviante”.