venerdì 27 Novembre 2020

Grazie Marcello, maestro dell’ambientalismo scientifico

Ci ha lasciato Marcello Buiatti. Era uno scienziato rigoroso ed un ironico comunicatore, legato alle sue radici, politicamente sempre schierato ed impegnato

Non è una bella settimana per Legambiente e per l’ambientalismo. Ci ha lasciato Rita Tiberi, un’amica, una colonna silenziosa e volitiva, una militante, strappata dal Covid. E ieri è arrivata la notizia che ci ha lasciato Marcello Buiatti, per complicanze dopo un incidente d’auto. Aveva 83 anni. Un grande esperto di genetica e di evoluzionismo, professore ordinario all’Università di Firenze. Con Marcello se ne va un maestro, un maestro mio e di tanti insieme a me, un maestro dell’ambientalismo scientifico italiano, per tanti anni membro del Comitato Scientifico di Legambiente e presidente dell’associazione Ambiente e Lavoro.

Il primo ricordo che ho di lui risale alla fine degli anni Ottanta, quando in un suo articolo sulla rivista Arancia Blu, di Enzo Tiezzi, “L’arancia meccanica, la scienza e l’illusione di possesso della natura”, per spiegare la capacità evolutiva dei sistemi biologici e la differenza tra la natura e una macchina, centrava un punto semplice eppure efficacissimo: una macchina non si evolve, non cambia se non per degradarsi. “Se infatti togliamo a un’automobile una ruota, l’automobile non si può usare più, ma gli altri pezzi non cambiano in alcun modo. Basta infatti che rimettiamo la ruota perché l’automobile funzioni come prima”. Gli esseri viventi non funzionano così. I sistemi viventi sono resilienti, come si dice usa dire oggi. “Gli esseri viventi non solo non sono prevedibili ma si nutrono, vivono di imprevedibilità, di casualità, di invenzione”. Un paragone per me illuminante e che per anni utilizzai negli incontri con gli insegnanti sull’educazione ambientale. Un ambito, quello degli insegnanti, per lui fondamentale per costruire quel approccio sistemico della cultura scientifica ed ambientalista capace di difendere la vita sulla terra ed il benessere delle persone nella società. Indispensabile a fondare su basi inoppugnabili, prima ancora che ci immergessimo nell’era della fake news, le posizioni politiche su questioni controverse. Così, quando mi trovai per un periodo a svolgere in Legambiente il ruolo di coordinatore del Comitato scientifico e ci trovammo di fronte all’offensiva dell’allora ministra della Pubblica istruzione Moratti contro l’insegnamento dell’evoluzionismo nella scuola (poi sconfitta), mi fu naturale consigliarmi con lui per capire cosa fare e ne uscì un libro collettivo: “Dalla parte di Darwin”, con contributi come quelli di Marcello Cini e Giuliano Cannata, nella collana che stavamo lanciando allora (siamo nel 2004) in Legambiente.

Negli ultimi anni è stato la nostra punta di diamante nell’organizzare le argomentazioni nostre, e di gran parte del mondo scientifico ed agricolo, nella battaglia contro gli Ogm, senza mai cedere a visioni catastrofistiche, ma sempre saldo a riconoscere le leggi della biodiversità in natura.

Marcello era uno scienziato rigoroso ed un ironico comunicatore, legato alle sue radici, politicamente sempre schierato ed impegnato. Un titolo tra i tanti, che ha pubblicato: “Il benevolo disordine della vita: la diversità dei viventi fra scienza e società”

Era un po’ che non lo sentivo, e oggi mi piace immaginare che abbia vissuto con grande soddisfazione la potente richiesta dei Fridays for Future perché la politica ascolti la scienza. Se vogliamo essere lungimiranti. E Marcello lo era. Grazie.

Vittorio Cogliati Dezza

 

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