Grazie, Giuliano

Eredi delle tue “visioni”, premonizioni. Le ultime narrate con un’immensa passione nel libro “Dizionario dell’estinzione –Il mistero delle nascite nell’era della diminuizione”

di VANDA BONARDO

Grazie per aver percorso insieme un bel tratto di vita. Entrai nel tuo mondo tanti anni fa, fu con il tuo libro “I fiumi della terra e del tempo”, a quel tempo giovane e acerba ambientalista che ti ammirava e ben lontana dall’idea di condividere tanta strada con te. Un libro, quello de “I fiumi della terra e del tempo” che mi piacque, ma allora predilessi l’altro: “Governo dei bacini idrografici: strumenti tecnici e pianificatori”, assetata com’ero di strumenti forti per sostenere le nostre tesi. Erano gli anni ’90 e finalmente ci avevi messo tra le mani un buon testo scientifico, bello e tosto. Un piccolo capolavoro di idraulica, indispensabile nelle battaglie contro il dissesto! Una predilezione la mia che non hai mai digerito e più volte me l’hai fatto notare, quasi che non fossi abbastanza sensibile alla profondità della poesia che traspirava da “I fiumi della terra e del tempo”, poiché di poesia si trattava. Mi sono occorsi tempo e studio per capirne lo spessore e la bellezza (anche stilistica). Ma la novità culturale vera di quel libro consisteva nell’uso degli strumenti dell’antropologia culturale, accanto a quelli tecnici della pianificazione, per l’analisi dei problemi dello sviluppo e delle proposte. Qui, come per altri versi in altri testi dei fondatori di Legambiente, si delineò quell’interpretazione dell’ambientalismo che ci ha resi, noi di Legambiente, così originali e forti nel panorama italiano, poiché capaci di  cogliere anche le ragioni  sociologiche ed economiche sommate a quelle psicologiche ed antropologiche dei cambiamenti.

Eri eccessivo e un po’ snob nei tuoi commenti, spesso controcorrente e sai bene che non ero così d’accordo, quanto ne abbiamo discusso! Eppure questa tua franchezza non ha mai portato con sé dell’astio, lo facevi con la leggerezza di un ragazzo. Sì, provavi fastidio, molto fastidio per le interpretazioni parziali e superficiali, non hai mai tollerato le banalità. Ricordo le amarezze di quando si raffigurava l’“ambientalismo scientifico” in modo del tutto avulso rispetto a quel che avevate tracciato tu e gli altri ne “Il Malpaese” (G.Amendola, P.G Cannata, L.Conti, P.DegliEspinosa, F.Giovenale, F.Karrer, M.Libertini, G.Nebbia, G.Pinchera, E.Realacci Edisse,1983).

Ora per te, proprio ora nel ricordarti, voglio far risuonare alcuni frammenti. Non perché ritenga che quanto scritto a quel tempo sia del tutto attuale, va reinterpretato e rivisto,  come peraltro sta accadendo nella nostra associazione. Semplicemente perché possano essere un po’ più note queste nostre radici. Così scrivevi nel 1983 su “Il Malpaese – Rapporto sull’ambiente”: “Se una specificità ha da avere la Lega per l’ambiente nel quadro dell’ambientalismo europeo è quella d’arrivare al cuore strutturale dei problemi …La stessa continuità culturale che ci ha fatto cercare le ragioni economiche profonde del degrado e del consumo o quelle della “creazione dei bisogni”, e le stesse assonanze linguistiche, ci hanno condotto a pensare come “scientifico” un tal ambientalismo. In effetti, alla maniera delle scienze empirico-analitiche esso tende a determinare le leggi, o addirittura “modelli coerenti” degli insiemi di fenomeni che costituiscono l’equilibrio ambientale. Non solo, ma anche nello “spazio sovrastrutturale” (quello delle scienze umane e sociali) esso mira ad organizzare in modo globale la difesa e la promozione di un equilibrio vivibile e godibile: una sistematicità che si fa “politica”.”

I riferimenti filosofici sono evidenti e da qui muovono e si evolvono concetti a te tanto cari come La fine dei bisogni, il dominio culturale della vita, il mondo del genere femminile che aprono l’era della pianificazione, l’epistemologia della ragione e dello stato stazionario. Visioni (premonizioni) narrate con un’immensa passione nel tuo ultimo libro “Dizionario dell’estinzione –Il mistero delle nascite nell’era della diminuizione”, tanto da farne quasi una ragione di vita di questi ultimi anni. Per me la vision più forte di questa tua ultima creatura sta nell’avere realizzato che l’umanità si sta prendendo il controllo cosciente del suo destino finora lasciato al caso, “scegliendo” (Adamo ed Eva che, a differenza degli altri esseri viventi, hanno mangiato la mela).Il risultato è una mutazione antropologica dove si aprono orizzonti inusitati, ma soprattutto dove si è tutti costretti a interrogarci sul senso da dare alla vita. L’elevata portata di cui hai investito quella che tu hai definito come rivoluzione demografica, la diminuzione, forse ha spostato le tue riflessioni a un livello troppo lontano dal sentire comune e per questo le ha rese poco udibili. Quel che poi ti ho sempre rimproverato è stata la tua tendenza a collocare il ragionamento esclusivamente su una dimensione “storica” e non di “cronaca “rendendo così il testo avulso dal quotidiano e dalle difficoltà con le quali ci stiamo confrontando.

I fili rossi che ci univano erano molteplici, in particolare condividevamo un amore per la vita permeato dal pensiero esistenzialista. Più delle passioni e delle battaglie in difesa dell’ambiente avevamo lo stesso bisogno di continuare ad andare al cuore dei problemi, al senso da dare alla vita e, pur nella consapevolezza della vanità degli sforzi di dare un senso alle cose, di scegliere disperatamente di continuare. Ricordo la gioia profonda che provasti di recente quando ti raccontai di quanto mi piacesse Eliot ne “La terra desolata”. Un confronto, il nostro, sul significato della vita che ultimamente sconfinava nel significato della morte e lì ancora una volta ci veniva in soccorso un comune amore: Leopardi. Un Leopardi che con “Il dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie” (Operette morali) ci rimandava al bruciante enigma della vita e della morte. Un grande bacio, ciao.