martedì 1 Dicembre 2020

Gpp, un vantaggio per l’Italia

Nel confronto in corso tra ministero dell’Ambiente e imprese sui prossimi decreti End of waste da approvare, un ruolo di raccordo fondamentale è giocato da Ispra. Avviato a conclusione l’iter per la carta e del cartone da macero, ad oggi l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale ha rilasciato parere sugli schemi di regolamento che riguardano le plastiche miste, i rifiuti dello spazzamento stradale, o rifiuti da costruzione e demolizione, il vetro sanitario e il pastello di piombo. Inoltre, nell’ambito della delega per il recepimento del Pacchetto rifiuti Ispra sta monitorando un decreto di riordino per i fanghi di depurazione delle acque reflue predisposto dal ministero dell’Ambiente e all’interno del quale è prevista la cessazione della qualifica di rifiuto anche per questo flusso. La partita degli End of waste si gioca dunque simultaneamente su più livelli. A fare un punto della situazione è il direttore generale di Ispra Alessandro Bratti.

Dopo l’End of waste per la carta e il cartone da macero, il ministero dell’Ambiente potrebbe presto accorciare i tempi anche per i rifiuti da spazzamento delle strade e per quelli da costruzione e demolizione. Eppure il processo di approvazione continua ad apparire troppo lento e farraginoso. Perché?

Alessandro Bratti, direttore generale Ispra

Sicuramente, ed è per questo motivo che si è dovuto mettere in pista il cosiddetto metodo “caso per caso”. L’approccio della filiera, più corretto e solido dal punto di vista istituzionale, si portava però con sé dietro dei ritardi clamorosi, anche per le modalità con cui veniva espletato. Nulla impedisce di cercare di intervenire dal punto di vista normativo, ma ad oggi con il metodo “caso opportunamente modificato dalla norma” si possono riuscire ad attivare dei processi virtuosi senza passare per l’emanazione dei decreti nazionali. Per quanto credo che quella della filiera continui a essere la strada maestra. Con lo sviluppo del Green deal e dell’economia circolare anche questi processi dovranno subire un’accelerazione notevole, altrimenti c’è il rischio che si impantani tutto. 

A dare una spinta in avanti a questi processi potranno essere anche le risorse in arrivo con il Recovery fund?

I soldi in arrivo dal Recovery Fund, così come altri finanziamenti che arriveranno, devono essere spesi all’interno delle linee strategiche dell’Unione Europea. E il Green deal rappresenta la cornice di queste politiche di sviluppo economico. In pratica, è una direzione che non possiamo non seguire. Il governo e il parlamento si stanno orientando in tal senso. Un conto però sono le dichiarazioni, un altro conto è metterle in pratica. Nel momento in cui ci saranno da fare delle scelte strategiche, è importante che queste scelte siano vere e non di facciata.

Un Gpp già “rodato” quanto può essere determinante in una fase come questa?

L’esperienza italiana avviata in tempi non sospetti con l’introduzione del Gpp e dei Cam adesso può aiutare moltissimo all’interno di un ragionamento complessivo sullo sviluppo dell’economia circolare. I Cam e gli Appalti Verdi, d’altronde, sono fondamentali nell’impostare politiche circolari. Il pericolo più grosso che vedo non è insito tanto in un’accettazione concettuale di questo nuovo corso e nella predisposizione di progetti per indirizzare in senso green i fondi del Recovery fund, ma nel far comprendere che nel momento in cui ci si avvia verso una direzione l’altra direzione non è più praticabile, non si possono percorrere in modo parallelo. Le due concezioni dello sviluppo, da un lato quella basata sul consumo di risorse e dall’altra quella fondata su principi di sostenibilità, sono antitetiche. Il nostro sistema imprenditoriale deve assorbire questa scelta sostenibile in tempi rapidi. E lo stesso deve fare la politica.

Intervista pubblicata su Rifiuti Oggi 2020

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