Goletta Verde a Nettuno: “Che vergogna!”

Per il quinto anno elevato inquinamento alla foce del Loricina. Oltre la metà dei campionamenti nel Lazio è fuorilegge
ICONA_foto FOTOGALLERY A Ischia un capodoglio “saluta” Goletta

Per il quinto anno consecutivo i livelli di inquinamento alla foce del canale Loricina di Nettuno sono elevati. Insomma, stesso punto, stessi guai. È da cinque anni ormai che Goletta Verde, la storica imbarcazione ambientalista, monitora la foce del canale evidenziando un carico inquinante eccessivo che si riversa in mare. E sulla spiaggia fino a pochi giorni fa non esistevano cartelli informativi a tutela dei bagnanti che – nonostante la zona sia interdetta alla balneazione da parte delle autorità competenti – pure affollano la spiaggia, vista anche la presenza di stabilimenti balneari.

Per questo i volontari di Legambiente hanno effettuato il 27 giugno un blitz sul punto incriminato, esponendo lo striscione “Che vergogna”, informando i bagnanti sui potenziali rischi dell’area a ridosso del canale. L’associazione chiede al neo sindaco di Nettuno di dare via a un monitoraggio lungo il canale per individuare le cause di tale inquinamento, di intesa con i comuni dell’entroterra interessati dal corso d’acqua. «Anche quest’anno il campionamento effettuato dai tecnici di Goletta Verde restituisce un giudizio di “fortemente inquinato” che evidenzia gravi carenze del sistema depurativo o la presenza di scarichi abusivi che arrivano in mare attraverso il canale Loricina – commenta Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio – Denunciamo da tempo questa situazione e finalmente a quanto pare un primo piccolo risultato questa mattina lo abbiamo raggiunto, visto che sono comparsi i cartelli, obbligatori per legge, di divieto di balneazione di cui non c’era traccia prima. Riteniamo fondamentale che il nuovo sindaco avvii anche un monitoraggio costante lungo il canale per individuare le cause di tale inquinamento, di intesa con i comuni dell’entroterra interessati dal corso d’acqua, coinvolgendo tutte le parti in causa, compresi gli stabilimenti balneari».

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Il monitoraggio di Goletta Verde prende in considerazione il campionamento dei punti critici di una regione, che vengono principalmente scelti in base a un “maggior rischio” presunto di inquinamento. Per questo vengono prese in esame le foci dei fiumi, torrenti, gli scarichi e i piccoli canali che spesso troviamo sulle nostre spiagge: queste situazioni sono i veicoli principali di contaminazione batterica dovuta all’insufficiente depurazione dei reflui urbani che attraverso i corsi d’acqua arrivano in mare.  Quello di Goletta Verde è un monitoraggio puntuale che non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, né pretende di assegnare patenti di balneabilità, ma restituisce comunque un’istantanea utile per individuare i problemi e ragionare sulle soluzioni.

«In attesa che gli enti preposti si attivino per risolvere quella è che diventata una vera vergogna del litorale laziale, i cittadini continuano a navigare in un mare di disinformazione – accusa Serena Carpentieri, responsabile di Goletta Verde – Così come in buona parte d’Italia, stenta ancora a decollare un sistema davvero integrato tra i vari enti preposti per fornire informazioni chiare. Il Portale delle Acque del Ministero della Salute, che dovrebbe mettere in rete tutte le informazioni relative alla balneazione ed essere uno strumento essenziale per i cittadini, continua a presentare anche nel caso specifico di Nettuno, così come tanti altri sparsi per l’Italia, informazioni poco chiare e contraddittorie». Il prelievo a Nettuno è stato eseguito dai tecnici di Goletta Verde il 17 giugno scorso. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, Escherichia coli) ed è stato giudicato “fortemente inquinato” per aver superato più del doppio i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010).

In tutto il Lazio oltre la metà dei campionamenti è fuorilegge. Su 23 punti monitorati lungo la costa ben 16 presentavano cariche batteriche elevate. Nel mirino principalmente le foci di fiumi e canali in tratti spesso molto frequentati dai bagnanti. Maglia nera alla provincia di Roma. «È quanto mai urgente nel Lazio – chiede Legambiente – adeguare e rendere più efficiente il sistema depurativo per non compromettere il mare, e iniziare a rilanciare la blu economy in chiave sostenibile».