Global Strike, l’Italia torna in piazza per il clima

Ben 126 città del nostro Paese hanno risposto presente al nuovo appello per il clima lanciato dall'attivista svedese Greta Thunberg. Aggiornamenti in diretta Stefano Ciafani, presidente di Legambiente: "Non abbiamo più tempo, servono impegni tangibili"

Global Strike Roma 24 Maggio 2019

In tutto il mondo sono già centinaia di migliaia le persone che stanno partecipando ai Fridays For Future, gli scioperi per il clima ispirata dalla giovane attivista svedese Greta Thunberg. Sono circa 1.700 le città e 119 i Paesi in cui folle di manifestanti scenderanno in piazza per chiedere ai governi azioni più efficaci nel contrasto dei cambiamenti climatici. L’allerta clima, d’altronde, non può più essere sottovalutata. Nel 2018, infatti, le emissioni globali di carbonio hanno raggiunto un livello record e lo scorso ottobre un gruppo di esperti Onu ha avvertito che per stabilizzare il clima, dovranno essere ridotte entro il 2030.

Risponde presente all’appello di Greta anche l’Italia con 126 città coinvolte. Un’onda verde inarrestabile, sostenuta sin dall’inizio da tante associazioni, tra cui Legambiente, e di cui sta iniziando ad accorgersi anche la politica.

Studenti a Roma per il Global Strike

Manifestazioni in tutto il mondo

Da quando per la prima volta Greta Thunberg nell’estate 2018 manifestò davanti al Parlamento svedese per chiedere l’impegno dei politici per il clima, i Fridays for Future si sono diffusi in tutta Europa, prendendo piede anche negli Usa e in Australia, e diventando un appuntamento fisso per gli studenti. Per il 40esimo venerdì di protesta contro i cambiamenti climatici tutto il mondo è sceso in piazza. I primi a farlo sono stati gli studenti asiatici. Brandendo cartelli e striscioni colorati che inneggiano alla ‘climate justice’, giovani e giovanissimi marciano in Giappone, India, Filippine, Corea del Sud così come Australia e Nuova Zelanda.

Global Strike

L’Italia e Roma in piazza

Da Roma a Milano, da Genova a Torino, da Acireale a Vittorio (qui l’elenco di tutte le città), in tanti porteranno il proprio contributo nella vertenza ambientale più importante degli ultimi anni.

Fridays For Future Roma

Uno degli appuntamenti più attesi è a Roma dove per la prima volta è in programma un corteo con partenza alle 10 da piazza della Repubblica e che seguirà il seguente percorso: Piazza della Repubblica, via delle terme di Diocleziano, via Giovanni Amendola, via Cavour, largo Corrado Ricci, via dei Fori Imperiali, piazza della Madonna di Loreto. Per l’occasione sono decine le scuole medie inferiori e superiori mobilitate, e tutte e tre le università di Roma. In piazza ci sarà anche la piccola Alice di 9 anni che ha continuato, sulla spiaggia di Anzio, a fare i suoi Fridays for Future per salvare il Pianeta.

Nella capitale a manifestare 10mila persone

Secondo gli organizzatori i partecipanti sono stati oltre 10mila: “Siamo più di 10.000 persone, noi, i giovani, la generazione a cui avete chiesto di sopportare con pazienza, ma non c’è più pazienza, perché non c’è piu’ tempo. Siamo qui a Roma – scrivono in una nota – uniti idealmente con le centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi che in tutto il mondo stanno manifestando. Noi non ci fidiamo più degli adulti, è per questo che abbiamo preso in mano la nostra vita e siamo qui a dirvi che non vi crediamo più. Non c’è più tempo e noi non ci fermeremo finché non capiremo che avette cambiato rotta. Ci restano solo 11 anni. Per questo vi chiediamo come primo impegno di istituire l’Emergenza Climatica e di prendere di conseguenza provvedimenti immediati. Perché il prezzo della crisi climatica non può essere lasciato a carico delle classi più povere”. Percorrendo le vie della capitale i ragazzi hanno chiesto non solo una dichiarazione di emergenza climatica e delle conseguenti politiche in grado di contrastare i cambiamenti climatici, ma anche più soldi per la scuola pubblica, per l’università e la ricerca. È stata anche cantata ‘Bella ciao’ e alcuni ragazzi, parlando al megafono in testa al corteo, hanno criticato il governo per le sue politiche, comprese quelle per il lavoro. “Non vogliamo un mondo dove non si può più vivere, dove il clima è impazzito”, ha detto Giulia, 15 anni. “Siamo qui anche per dire basta a una politica che non ci ascolta, che è pronta a sacrificare l’ambiente per il profitto”, ha affermato Matteo, 14 anni. E per Andrea, 15 anni, “questo governo non va, non siamo d’accordo con la decisione di chiudere i porti, di non accogliere gente che scappa da guerre e torture”.

L’appello degli organizzatori

“Nel mondo scenderemo a milioni, con lo stesso grido: Vogliamo Giustizia Climatica”, hanno spiegato su Facebook gli organizzatori del Fridays For Future Italia: “Vogliamo che ovunque sia dichiarata l`Emergenza Climatica ed Ecologica, e non ci fermeremo finché alle parole seguiranno i fatti. Il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no”.

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Cortei in tutta la Sicilia

Cortei in tutta la Sicilia oggi “in lotta contro i cambiamenti climatici”: dalle scuole e dalle università “parte la ribellione dei giovani”. “Siamo in piazza in tutta la Sicilia con Fridays for Future per cambiare il sistema che ci sta portando al disastro climatico”, dice Arianna Castronovo, dell’esecutivo regionale dell’Unione degli studenti Sicilia, “le scuole e le universita’ e lo Stato devono subito dichiarare l’emergenza climatica, attuando le misure necessarie ad abbattere le emissioni nel più breve tempo possibile”.

La protesta del mondo della scuola

Sempre in Sicilia si difende anche la libertà di pensiero e di insegnamento. Con gli slogan #liberidinsegnare e #liberidimparare sono scattate le iniziative promosse anche dalle sigle sindacali della scuola e dai collettivi studenteschi che vedono la manifestazione di Palermo come momento principale, dopo il caso della professoressa Rosa Maria Dell’Aria sospesa nel capoluogo siciliano. Provvedimento che sarà revocato hanno detto i ministri Matteo Salvini e Marco Bussetti, ieri a Palermo, dopo un colloquio con la docente.

La scuola in Sicilia è in mobilitazione “per pretendere risposte da un governo che calpesta il nostro diritto al futuro, gli studenti continuano a prendere parola senza cedere davanti a minacce e sanzioni. Da tutte le piazze di oggi continuiamo a esprimere solidarietà alla prof Rosa Maria, la cui assurda sospensione è stata finalmente ritirata dopo che in tutto il Paese studenti e docenti si sono mobilitati”, dichiara Arianna Castronovo dell’esecutivo regionale dell’Unione degli studenti Sicilia.

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Anche Torino in piazza

Circa 4mila persone si sono ritrovate stamattina in piazza Statuto, a Torino, per partecipare al secondo sciopero globale Fridays for Future, il movimento di protesta ispirato dalla giovane attivista ambientale Greta Thunberg. L’obiettivo anche stavolta è sensibilizzare governi e cittadini sul tema del cambiamento climatico. “Questo corteo non è una passeggiata, la nostra voce deve essere ascoltata” urlano i manifestanti, che poi hanno esortato alcuni presenti a ritirare le bandiere No Tav “non vogliamo simboli di partito e bandiere, oggi manifestiamo per un’altra cosa”.

La manifestazione a Firenze

Allo slogan ‘Se ci rubate il futuro noi blocchiamo la citta”, alcune migliaia di giovani e giovanissimi che hanno manifestato a Firenze per il secondo sciopero mondiale contro i cambiamenti climatici indetto dal movimento Fridays for future, si sono seduti per protesta in mezzo al viale all’altezza di Porta a Prato e della stazione Leopolda, bloccando completamente il traffico. In circa 3mila, secondo le stime delle forze dell’ordine, si sono riuniti questa mattina in piazza Santa Maria Novella per chiedere alla politica azioni concrete contro il cambiamento climatico. Il corteo si è poi diretto verso il parco delle Cascine. All’altezza della stazione Leopolda è stata improvvisata un nuovo flash mob. Tra i cartelli esposti dagli studenti alcuni recitano slogan come ‘stop emissioni o dimissioni’, ‘non c’è un pianeta B’, ‘life in plastic is not fantastic’.

L’appello del segretario generale dell’Onu Guterres

I promotori dello sciopero globale per il clima di oggi hanno ricordato che è stato lo stesso segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ad ammettere che “non c’è più tempo da perdere”. Ma non solo. L’ultimo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change dell’Organizzazione, il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici, ha infatti recentemente sottolineato che abbiamo meno di 11 anni prima di superare il punto di non ritorno.

La protesta a Potenza

“Se non ci conoscete noi siamo gli studenti. Lo studente paura non ne ha”. Intonando questi ritornelli un centinaio di studenti degli istituti superiori di Potenza e Rionero in Vulture hanno percorso le strade del capoluogo arrivando fino all’ingresso del Palazzo della Regione. La manifestazione, in simultanea con quella identica che si sta svolgendo davanti ai cancelli del Centro Olio Eni a Viggiano, è organizzata dagli studenti lucani, insieme a Legambiente Basilicata con il sostegno dei sindacati ed in linea con le manifestazioni internazionali contro i cambiamenti climatici di Friday for Future.

L’appello della studentessa di Potenza: “Fate rispettare le leggi alle compagnie petrolifere”

Anche in Basilicata a rappresentare la voce di una generazione è una ragazza: è Alice Marmo, studentessa del Liceo delle Scienze umane di Potenza. “Siamo qui – spiega Alice alla Dire – perché gli studenti di tutto il mondo si sono messi per rendere la nostra terra più pulita e per dire basta all’inquinamento che sta facendo salire le temperature climatiche: noi vogliamo uno stop a tutto ciò e lo vogliamo partendo proprio dalla Basilicata. Vogliamo – aggiunge – una transizione energetica per passare dal fossile al rinnovabile e vogliamo che siano rispettate le leggi. Chiediamo ai sindaci e al presidente della Regione di far rispettare le leggi alle compagnie petrolifere. Chiediamo inoltre una bonifica della Val d’Agri per un futuro migliore”.

L’appello del Vaticano

“Negli ultimi mesi, i giovani sono diventati sempre più espliciti, come si rileva, ad esempio, negli imponenti ‘scioperi per l’ambiente’. La loro frustrazione e rabbia verso la nostra generazione è palese. Rischiamo di finire per derubarli del loro futuro”. Lo scrive il cardinale Peter Turkson, prefetto del dicastero per lo Sviluppo umano integrale alla Comunità Scientifica in occasione del quarto Anniversario dell’Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco. La crisi climatica, continua, “sta raggiungendo proporzioni senza precedenti. L’urgenza, pertanto, non potrebbe essere maggiore. La soglia di 1,5 C è anche una soglia morale: si tratta dell’ultima possibilità di salvare tutti quei paesi e i molti milioni di persone vulnerabili che si trovano nelle regioni costiere. Sono i poveri a pagare il prezzo più alto dei cambiamenti climatici”. Ecco che “bisogna fare appello – continua Turkson – ai leader politici a essere molto piu’ coraggiosi e ad ascoltare il grido drammatico che si leva dalla comunità scientifica e dal movimento dei giovani per il clima”.

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