Glifosato in grado di alterare “alcuni parametri biologici di rilievo”

Sono le conclusioni di uno studio condotto dall'Istituto Ramazzini presentati oggi al Parlamento europeo. Incide sui parametri riproduttivi e del microbioma intestinale

stop glifosato

Il glifosato “è in grado di alterare alcuni parametri biologici di rilievo” come quelli riproduttivi e del microbioma intestinale. Sono le conclusioni di uno studio condotto dall’Istituto Ramazzini presentati oggi al Parlamento europeo insieme al Gruppo dei Verdi. Nello studio, che vede coinvolte università e istituti americani e italiani e sarà pubblicato alla fine del mese sulla rivista Environmental Health, il glifosato e il suo formulato Roundup sono stati testati a dosi ritenute sicure, come la dose giornaliera ammissibile (Dga) attualmente consentita negli Stati Uniti, pari a 1,75 microgrammi al chilo di peso corporeo. In Europa la Dga è fissata a 0,5 mg/kg.

“Al momento non abbiamo dati per affermare se il glifosato sia cancerogeno o meno – ha dichiarato la direttrice dell’area ricerca dell’Istituto Ramazzini Fiorella Belpoggi – ma alla luce di questi risultati è assolutamente necessario approfondire l’indagine”. L’Istituto ha fatto partire una campagna di raccolta fondi per “acquisire dati indipendenti sulla cancerogenesi” in modo che tra 5 anni, quando scadrà l’attuale licenza del glifosato, il Parlamento Europeo possa “prendere decisioni basate su solide basi scientifiche indipendenti”.

Daniele Sciarra coordinatrice del settore Agricoltura di Legambiente commenta così la notizia: “Bisogna considerare che ogni norma dovrebbe scaturire da un’approfondita conoscenza dei rischi in cui si incorrerebbe senza la loro presenza. Oggi il lavoro di ricerca, che è alla base di ogni modifica normativa, è sicuramente intenso, ma necessita ancora di importanti finanziamenti per raggiungere i traguardi essenziali, in primis quello di ridurre al minimo i rischi per la salute. Tra gli obiettivi da raggiungere c’è  quello di mettere a punto delle concrete metodologie d’analisi che possano ridurre al minimo i rischi dell’esposizione (in primis dei bambini) a pesticidi, ad alcuni principi attivi e agli effetti sinergici che possono derivare dall’uso simultaneo di più pesticidi. In questo senso è importante il contributo scientifico che l’Istituto Ramazzini di Bologna può dare e, in modo particolare, sugli effetti di lungo periodo per la salute legati all’esposizione al glifosato”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva inserito il glifosato nella lista delle sostanze “probabilmente cancerogene”. Nonostante ciò e nonostante la pressione della coalizione Stop Glifosato che unisce insieme tante associazioni da Legambiente e Greenpeace la proroga della licenza di cinque anni è arrivata in extremis lo scorso novembre. L’autorizzazione non è andata giù al Parlamento europeo, che chiedeva invece di eliminare gradualmente il commercio e l’utilizzo del glifosato entro la fine del 2022. 
Aggiornato il 16 maggio alle 18:30
Pubblicato il 16 maggio alle ore 15:47

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