Giustizia infetta

DAL MENSILE Mentre i governi di tutto il mondo sono al lavoro per combattere la pandemia e prevenire il collasso economico, le grandi imprese e i loro avvocati contrastano le misure emergenziali per scaricare sulla collettività i costi della crisi

Metropolitana New York

Lo scorso aprile, con cento voti favorevoli e nove astenuti, il Parlamento peruviano ha temporaneamente sospeso la riscossione dei pedaggi autostradali nell’ambito di una serie di misure per contenere la diffusione del Covid-19, proteggere i lavoratori e facilitare il trasporto di beni essenziali. Ora rischia di dover pagare i danni della mancata riscossione agli investitori esteri che hanno in gestione parte della rete autostradale nazionale. Le aziende potrebbero avviare arbitrati internazionali facendo leva sulle speciali clausole Isds (meccanismi di risoluzione delle controversie fra investitori e Stati)presenti nei contratti, per aggirare la giustizia nazionale e citare il governo davanti a una corte sovranazionale gestita da tre esperti di diritto commerciale. Questi arbitri riuniti a porte chiuse emetteranno una sentenza senza possibilità di Var, il cui esito forse non diventerà neanche di dominio pubblico.

«La revisione unilaterale dei contratti, così come altre iniziative che i governi stanno prendendo sull’onda dell’emergenza e che impattano sul settore privato, possono scatenare un’ondata di reclami da parte di aziende straniere – commenta Alberto Zoratti, presidente di Fairwatch, organizzazione che si occupa di commercio internazionale, clima ed economia solidale – Tutto ciò sarebbe legittimo, anche se discutibile, se utilizzassero i tribunali nazionali come chiunque altro. Invece per loro, quando l’investimento ricade nell’ambito di un accordo coperto da clausola Isds, c’è la possibilità di aggirare le corti ordinarie usando un sistema giudiziario parallelo, opaco e controverso».

Ancora prima che quello peruviano venisse individuato come potenziale “caso di scuola”, uno studio legale di Milano specializzato in arbitrato internazionale, ArbLit, avvertiva i suoi clienti delle possibilità di risarcimento aperte da provvedimenti varati in modo affrettato per frenare la diffusione del virus e ridurne l’impatto economico. Queste misure, segnalavano gli avvocati in un articolo, “potrebbero benissimo rientrare nell’ambito di trattati di investimento fra Italia e altri Stati, aprendo la strada a richieste di danni presentati da investitori stranieri nei confronti dell’Italia”.

Nascita di un mostro

L’Isds, acronimo di Investor-to-State dispute settlement, è un sistema giudiziario parallelo ideato negli anni ’70 nell’ambito di Banca Mondiale. Serviva a fornire un appiglio per quelle aziende occidentali che stringevano accordi di investimento con Paesi in cui la giustizia non era indipendente dal potere esecutivo. Il timore che il contesto economico potesse variare radicalmente con i chiari di luna del presidente di turno, spinse le istituzioni internazionali votate alla promozione del libero mercato a creare una giustizia parallela che riducesse il rischio per le imprese. Oggi però la situazione è sfuggita di mano. Da scudo per gli investimenti, l’arbitrato internazionale è diventato arma per contrastare una vasta gamma di politiche pubbliche che limitano l’iniziativa privata. La gran parte degli oltre tremila trattati di libero scambio attualmente in vigore contiene una clausola Isds, che dà adito agli investitori con sede in uno dei Paesi contraenti di chiedere risarcimenti virtualmente illimitati al governo dell’altro Stato in caso di norme considerate lesive dell’accordo. Negli ultimi venticinque anni il numero delle cause è esploso: gli ultimi dati raccolti dall’Onu parlano di 1.023 ricorsi contro 120 Paesi, due terzi dei quali passati in giudicato. La maggior parte delle sentenze ha visto prevalere le imprese, con un costo per i contribuenti di 110 miliardi di dollari.

La crisi come opportunità

In sede di arbitrato, i tre avvocati commerciali che gestiscono il ricorso non hanno come fonte primaria i diritti umani o gli accordi sul clima: a orientare il giudizio è l’aspetto economico-commerciale. Negli anni sono state contestate con successo misure per calmierare le bollette, restrizioni alle centrali a carbone e politiche di uscita dal nucleare, nazionalizzazioni, norme per alzare il salario minimo e perfino la ristrutturazione del debito operata dalla Grecia nel 2011 su ordine del Fondo monetario internazionale. L’Italia attende l’esito della causa intentata dalla compagnia britannica Rockhopper, impossibilitata quattro anni fa a proseguire il progetto petrolifero “Ombrina Mare” dopo il ripristino del limite delle 12 miglia marine per attività estrattive offshore. L’azienda chiede 350 milioni di euro di risarcimento per “mancati profitti attesi”. Ora, con la crisi economica acuita dal Covid-19, il pericolo di una nuova valanga di ricorsi è più che concreto. «L’Isds può essere utilizzato da investitori stranieri o multinazionali per citare in giudizio un governo per alcune delle misure emergenziali prese – dice Lucia Bàrcena, ricercatrice del Transnational institute nel campo del commercio e degli investimenti – Se i governi vogliono proteggere gli interessi delle persone devono assicurarsi che imprese e studi legali non trarranno vantaggio da questa pandemia a spese del benessere e della salute delle persone». Il diritto internazionale offre qualche difesa agli Stati, ma finora non ha retto. Quando l’Argentina dopo il default del 2001 ha cercato di giustificare misure drastiche con lo stato di eccezione, ha dovuto fronteggiare una sessantina di cause arbitrali, perdendone la gran parte.

Minaccia globale

La pandemia di Covid-19 ripropone oggi questa minaccia, estesa però su scala globale. Un intenso dibattito è in corso fra accademici, studi legali specializzati e think tank di settore sulle opportunità offerte dall’arbitrato per rovesciare sugli Stati tutti i costi della ristrutturazione. I cavilli da sfruttare sono innumerevoli: le corti arbitrali potrebbero decidere che il governo imputato non ha pianificato per tempo le necessarie contromisure, o che le autorità sanitarie nazionali hanno dato segnali incoerenti durante la crisi, esacerbando la diffusione del virus. Potrebbero anche condannare il ritardo negli interventi di risposta. Requisire strutture alberghiere per accogliere i malati, limitare le esportazioni per favorire il mercato interno di prodotti alimentari o farmaceutici, bloccare i prezzi di medicinali o dispositivi sanitari: sono tutte misure che i tre arbitri dei tribunali commerciali, muniti di mascherina e seduti nella stanza ad angolo di un attico a New York, Londra o Stoccolma, potrebbero sanzionare. Per affrontare in piena sovranità democratica questa pandemia, secondo un recente dossier di Corporate Europe observatory, servono contromisure urgenti: un’immediata moratoria sull’Isds, l’uscita dei Paesi dagli accordi sugli investimenti che contengono questa clausola, se non l’abolizione totale del meccanismo. L’invito è a pensare al futuro con occhi nuovi, perché la necessità di proteggere i sistemi democratici dal collasso non è mai stata così pressante.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER 

SOSTIENI IL MENSILE