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Giornata mondiale tartarughe marine: ecco chi protegge le Caretta Caretta

Per proteggere i nidi scendono in spiaggia i tartawatchers. Centinaia di volontari, coordinati da un pool di esperti, a presidio delle coste di otto regioni italiane

Un pacifico esercito sta per invadere le nostre spiagge. Nessuna intenzione bellicosa. Si tratta di centinaia di volontari, coordinati da un pool di esperti, che da giugno saranno impegnati nel programma “Tartawatchers” promosso da Legambiente e patrocinato dal ministero della Transizione ecologica. L’operazione si propone di individuare e proteggere lungo le nostre coste i nidi della tartaruga marina Caretta caretta, una specie protetta e minacciata da tanti fattori antropici. Dopo una fase di formazione l’esercito dei tartawatchers è ora pronto a scendere in spiaggia per garantire il monitoraggio delle nostre coste e la sorveglianza degli eventuali nidi, concentrandosi in otto regioni: Toscana, Lazio, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Un grande sforzo reso possibile dalla sinergia fra università, istituti di ricerca, parchi, aree marine protette e associazioni.
La Caretta caretta starebbe ampliando il suo areale spingendosi nelle zone più occidentali e settentrionali del Mediterraneo, complici anche i cambiamenti climatici. Ma la nidificazione è un processo delicato, purtroppo ostacolato da tanti fattori antropici: rumori e inquinamento acustico che disturbano la deposizione, luci accecanti molto pericolose in fase di schiusa, senza contare l’impatto delle attrezzature meccaniche utilizzate per la pulizia delle spiagge e il rischio della predazione delle uova da parte di cani selvatici, volpi, topi. È previsto anche il coinvolgimento delle amministrazioni locali, dei turisti e dei gestori degli stabilimenti balneari, che possono contribuire a identificare nidi o a segnalare schiuse di tartarughini. A loro è indirizzata l’iniziativa “Lidi amici delle tartarughe marine”, che prevede l’adozione di misure per ridurre le fonti di inquinamento acustico e luminoso. «I tartawatchers pattuglieranno giorno e notte le spiagge alla ricerca delle caratteristiche tracce di risalita di mamma tartaruga seguendo degli appositi programmi di monitoraggio – spiega Letizia Marsili, professoressa di Ecologia e conservazione della natura all’Università di Siena e coordinatrice scientifica del programma di monitoraggio delle nidificazioni – Una volta individuato con certezza il nido, si procederà a proteggerlo con l’installazione di reti per evitare la predazione degli animali, danni da parte dei bagnanti e delle attrezzature meccaniche utilizzate per la pulizia della spiaggia. Queste attività saranno condotte seguendo le linee guida nazionali pubblicate da Ispra». Non mancherà l’ausilio della tecnologia: Adpm Drones metterà a disposizione alcuni droni e una piattaforma tecnologica per controllare più rapidamente le coste. «Ringraziamo il ministero della Transizione ecologica per aver concesso il patrocinio a questa iniziativa che rafforza ulteriormente l’impegno di Legambiente a favore delle tartarughe marine – dichiara Stefano Di Marco, coordinatore dell’ufficio progetti di Legambiente e responsabile di “Tartalove” – Grazie alla campagna siamo riusciti a potenziare azioni per contribuire alla conservazione di questi animali, simbolo della biodiversità marina».

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